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PERU': TERRA, SOCIETA' E INFANZIA NELL'OMBRA DELLA SEGRETA CIVILTA' INCA

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Quale terra fantastica, quella di bandiera peruviana. Siamo nelle Ande, uno dei luoghi più mistici dell’America Latina, padrona di una delle sette meraviglie del mondo moderno, il Machu Picchu. Patria dal valore inestimabile per l’origine della sua storia ancestrale, particolarmente magica e contemplativa, dalla cui miscela ne scaturisce un insieme fascinoso di posti e genti. La sua civiltà di origine inca o comunque precolombiana viene poi a scontrarsi con la successiva coloniale spagnola, oltre che con alcune tracce di africanismo. Il risultato non poteva che essere di una regione straordinariamente unica.

I paesaggi sono contrastanti, passando dalla fascia costiera oceanica a quella amazzonica, ad appunto quella che affianca la Cordigliera delle Ande. Si intrecciano quindi mare, vegetazione enormemente rigogliosa e cime altissime. Le costruzioni interpretano lo stile coloniale, risultandone di gusto ispanico, estremamente allegre nel gioco dei toni e nei contrasti dei dettagli. Case piccole e romantiche, come dolci bomboniere da ammirare, chiesette decorate, edifici fregiati e vivacemente colorati, non possono che offrire un aspetto caldo e accogliente a chi le guarda.

La gente, infine, completa uno spettacolo che mi piace definire incantatore. I loro tratti somatici sono davvero singolari. Fronte alta e distesa, sotto cui si sgranano occhi a mandorla scuri ed intensi come il caffè, che intendono divorare il mondo, penetrando con uno sguardo così suadente da catturare l’anima. Naso spiovente e squadrato, bocca non troppo carnosa ma ben disegnata. Fanno da cornice i fitti capelli lisci e neri che raccolgono spesso con lunghe trecce piatte e pendenti. Gli zigomi prominenti donano poi dolcezza ad un viso di per sé serio e austero, ma elegante e discreto. Certo, perché al contrario di molte popolazioni sudamericane, quella peruviana non è certo sinonimo di spavalderia e leggerezza, connotazioni invece tipiche delle aree caraibiche, per esempio. Questo popolo, osservandone gli incantevoli e particolari volti, comunica di essere marcato e severo, proprio come lo è stato il suo trascorso. È come se, intrinsecamente, sembra non essere riuscito a dimenticare, o comunque pare che abbia ancora forti ed evidenti i segni del dolore di un passato atroce, disumano, e insieme un miscuglio di rabbia e paura. Tale asprezza viene però a stonare con la fastosa maniera di abbigliarsi. Stoffe intessute in telai manuali, in cui ogni gradazione di colore e ogni tipo di forma creano uno spettacolo visivo di incredibili vivacità, gioia ed energia. Le donne si avvolgono con gonne lunghe, ampie e rigide, spesse volte sovrapposte una sull’altra, lavorate a più filati e guarnite di nastri, che, danzando, ruotano in modo armonioso, spettacolare. Indossano mantelle variopinte di lana di alpaca, cappelli stile borsalino, a falde larghe oppure stretti e alti, spesso con decorazioni a pompon, frange e fiocchi che scendono creando movimenti inusuali, e calzini dai colori accesi e geometrie tipiche, e mille altri dettagli autoctoni.

Gli uomini, invece, sfoggiano pantaloni al ginocchio, giubbini ricamati e berretti di lana con copriorecchie e poncho. Si tratta di persone tremendamente acute e avanzate, appartenenti all’affascinante e alquanto segreta civiltà inca. Assai antichi, si risale al 1200, gli inca sono un raro esempio di popolo pacifico ma imperante. Sono inoltre portatori di un sapere superbo e sagace, che tuttora viene conosciuto e studiato con grande rispetto e ammirazione. Mi sovviene di immediato il saggio utilizzo delle erbe dalle mille proprietà curative, prima tra tutti la coca, capace di equilibrare la pressione arteriosa, al fine di stimolare l’organismo, sopportare  disturbi e fatiche derivanti da inconsuete altitudini a cui tale popolo deve fare fronte.

Appare difficile inserire un  contesto veneto, in una realtà, appunto, così aliena alla nostra. Eppure, i nostri antenati, o meglio una fetta, si sono stabiliti anche in territorio andino. Gli italiani hanno iniziato ad entrare in Perù ancora nel 1550, poiché sudditi di alcuni stati alleati alla Spagna. L’emigrazione veneta, invece, si rifà a quel segmento di famiglie scappate alle avversità delle grandi guerre, che, rispetto al Perù, è esigua. Le tradizioni, la cultura e, ahimè, la lingua, sono andate scemando, rimanendo ben poco di vivamente nostrano, a parte forse qualche piatto tipico e alcuni cognomi oriundi. Gli “italo-peruviani”, però, sono cospicui nello stato, arrivando ora a più di 500.000 presenze. Molti di loro hanno raggiunto un notevole livello nella società e nell’economia del posto.

È attiva e opera l’Associazione Veneti nel Mondo in Perù, che è ben vincolata con i veneti laggiù. Si guarda, tuttavia, ad ambienti discrepanti, antitetici per natura. Da una parte, la nobiltà veneto-peruviana, persone ricche e di un certo tenore, che viaggiano in Italia per lavoro o vacanza, e che perciò riescono a mantenere viva la lingua italiana. Dall’altra, le periferie di Lima, dove purtroppo i ragazzini girano armati, sono violenti e abbandonati al loro destino. Esiste, comunque, fortunatamente, qualche piacevole realtà, proprio di origine anche veneta, come la testimonianza del CEPROF. Sigla di “Centro di Promozione Familiare”, consiste in un’associazione ideata da due amiche, una vicentina e l’altra peruviana, che dal 1989 opera nella zona periferica di Tablada e si occupa di gestire una casa-famiglia che accoglie bambini con un quadro familiare affatto sereno, al fine di garantire una basica istruzione e quindi un futuro migliore. La nota apprezzabile è che al primo piano della struttura è adibito un carinissimo e accogliente “ostello-dormitorio” organizzato per ospitare un’esigua porzione di turisti “intelligenti” che sono soliti viaggiare in modo alternativo. Il ricavato viene appunto adoperato per l’accoglienza dei piccoli. È una bella occasione per stare a contatto con la gente locale e per aiutare una condizione meno fortunata della nostra.

A Lima sorge anche il “Colegio Italiano Antonio Raimondi”, una situazione completamente diversa dalla precedente, ma ugualmente importante come segno di italianità in Perù. Sorta circa settant’anni fa, è una scuola aperta a bambini e ragazzi discendenti italiani e a chi comunque ama la nostra storia e cultura. Garantisce educazione scolastica a piccini e adolescenti, dalle scuole materne alle superiori. La struttura è ottima, con laboratori, biblioteche, piscina e campo da calcio. Inoltre, al suo interno, ospita un museo sulla civiltà italiana e sulla biografia dell’interessante personaggio Antonio Raimondi.
Sono comparse, inoltre, altre circostanze che mi trasmettono l’orgoglio di essere veneta. Una è, per esempio, la costruttiva Associazione Onlus “Niños”, creata da un gruppo di volontari, tra cui un missionario laico che vive in loco, un caro amico vicentino e altri personaggi inseriti nel mondo calcistico. Tale progetto ha lo scopo di assistere una piccola comunità a Las Lomas, area amazzonica tra le più povere del paese, con l’intento ultimo di avviare una sorta di villaggio autonomo, con una mensa, un asilo e una scuola elementare.
Terra profonda, inquieta, come il mondo, come il suo oceano, come lo sguardo della sua gente, come la paura. Ma, insieme, terra di speranza, gioia e allegria, leggerezza, come i loro occhi teneri e ridenti, gli abit
i stravaganti, le dolci melodie andine, il verde delle loro montagne, la magia del loro saper vivere. Ed è in tali latitudini che mi soffermo a pensare a noi veneti, mi emoziona accorgermi delle radicali missioni che compiamo, appagandomi e rendendomene fiera. Mi fa bene sapere che in tanta meraviglia esiste un pizzico della nostra bandiera, o almeno il lato che percepisco, appunto, autentica, sincera, pura, dolce, coinvolgente e positivamente sconvolgente, la medesima a cui, infine, sento di appartenere, in quanto tale.

dott.ssa Giorgia Miazzo
giorgiamiazzo@gmail.com

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