Comunicati Rassegna Stampa

Oggi è Yom haAtzmaut, 64 anni con Israele

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli


Cari amici,

 vi scrivo questa cartolina da Israele, dove accompagno un gruppo organizzato da Informazione Corretta. Oggi è Yom HaZicaron, il giorno del ricordo dei caduti nelle guerre che lo stato di Israele ha dovuto affrontare e delle vittime del terrorismo. Gli uni e gli altri insieme sono stati decine di migliaia nel tempo in cui prima il piccolo e debole insediamento ebraico e poi lo Stato di Israele, progressivamente più solido e ben stabilito ha dovuto affrontare sette guerre, infinite ondate terroriste, attentati, sabotaggi be boicottaggi di tutti i tipi. Solamente in quest’ultimo anno, che è stato abbastanza tranquillo, i morti delle forze di autodifesa e dell’ordine sono stati circa centoventi (http://www.imra.org.il/story.php3?id=56554 ). Può sembrare una piccola cifra, ma bisogna calcolarne l’impatto sulla popolazione, per esempio in proporzione all’Italia bisogna moltiplicare queste cifre per dieci volte. Il cordoglio è profondo, non c’è famiglia che non sia stata colpita direttamente o non conosca qualcuno che lo sia stato.
Alle 8 di sera di ieri, e poi di nuovo oggi alle 11 di mattina poi hanno risuonato a lungo le sirene in tutto il paese: è un attimo di angoscia e di riflessione, le macchine si fermano, tutti si immobilizzano e vivono collettivamente il lutto e il ricordo. Questa sera però sarà già subito Yom haAtzmaut, il giorno dell’indipendenza, e si festeggeranno i 64 anni dello Stato di Israele (secondo il calendario ebraico, la ricorrenza nel calendario occidentale è il 14 maggio). Israele ha ben ragione di felicitarsi, è stata toccata poco o nulla dalla crisi economica che scuote tutto il mondo, ha una scienza, una tecnologia, un’arte, una letteratura in piena fioritura, nonostante i nemici che la circondano e la tiepida alleanza – diciamo così – dell’Occidente, sa di poter contare su ingenti risorse morali e materiali, sull’intelligenza diffusa della sua popolazione e su una direzione politica seria e lungimirante (e proprio per questo sistematicamente diffamata dai nemici di Israele). Che il giorno dell’indipendenza segua subito quello della commemorazione dei caduti e che questo venga appena una settimana dopo quello dedicato al ricordo della Shoà è una decisione saggia e pedagogica del legislatore. Vi è una tradizione religiosa in questo senso.
Le feste ebraiche più liete sono spesso precedute da momenti di tristezza e di lutto: accade per Purim, per Pesach, per Sukkot, che sono introdotte ciascuna da un digiuno o da un momento penitenziale (per Sukkot sono i “giorni terribili” fra Kippur e Rosh haShanà). Ma soprattutto vi è una logica: quel tanto di benessere e di pace di cui dispone Israele oggi è stato conquistato col lutto, col sangue, con la determinazione, con scelte difficilissime. E anche oggi, sullo sfondo delle celebrazioni, sta la minaccia dell’Iran e del terrorismo, la prospettiva di una scelta veramente grave di cui il governo di Israele dovrà farsi carico: se e quando e come prendere l’iniziativa per impedire agli ayatollah di completare quell’arma atomica che stanno costruendo da sempre e che, anche se non usata direttamente sarebbe una terribile copertura per qualunque avventura terroristica e sovvertirebbe i fragili equilibri del Medio Oriente. Io ho fiducia se Israele prenderà la decisione giusta, saprà agire con saggezza e decisione.

Mi sarebbe piaciuto chiudere questa cartolina con la fiducia che ho appena espresso. Ma devo informarvi che se la stragrande maggioranza del popolo israeliano condivide i sentimenti che vi ho detto, vi è una minoranza piccola e screditata, solo pompata dalla stampa occidentale, che anche qui lotta contro Israele insultando i sentimenti della popolazione. Vi cito due episodi, che hanno fatto molto rumore: qualche giorno fa il monumento dei caduti nella valle del Giordano è stato vandalizzato da ignoti, che però hanno scritto i loro graffiti insultanti in caratteri ebraici e dunque molto probabilmente non sono arabi ma estremisti di sinsitra israeliani ( http://www.jpost.com/DiplomacyAndPolitics/Article.aspx?id=266758 ); un’organizzazione di sinistra chiamata “combattenti per la pace” (un evidente ossimoro, ma già Stalin si era inventato i “partigiani della pace”) ha deciso di tenere oggi una contromanifestazione in cui ricordano i terroristi caduti (http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/155067#.T5bCkNkm-So ). E’ incredibile come su piccoli gruppi di fanatici il desiderio di autodistruzione possa avere una tale forza ipnotica. Verrebbe voglia di condannare questi fatti all’insignificanza che hanno materialmente in un paese che è massicciamente coinvolto nell’amore e nella difesa del proprio stato. E però è bene sapere queste cose, perché testimoniano del veleno dell’ideologia, mostrano che non vi è limite all’assurdo, in Israele come in Italia. La consolazione è che questi “pacifisti combattenti” non contano niente, che Israele è ben decisa a difendersi e a continuare nel suo progresso. Questo si avverte parlando con le persone, camminando per strada, partecipando alle celebrazioni.

Ugo Volli

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