La "Mucca Pazza" e l’economia agricola veneta

Analisi dell’agricoltura veneta da parte della commissione istituita dal VSG


La vicenda “Mucca Pazza” sta sconvolgendo il mondo agricolo e tutta la filiera produttiva, commerciale ad essa legata, e le abitudini alimentari di milioni persone.
In queste settimane tutti noi abbiamo dovuto sentire, leggere e vedere di tutto e il contrario di tutto in questo impressionante polverone mediatico che ha disorientato, impaurito, allarmato e terrorizzato con video scioccanti, oltre ogni logica ragionevole, la pubblica opinione. Il Veneto Serenissimo Governo non riesce ancora a vedere e capire dove il regime “nero-rosso” italiano voglia veramente arrivare, aldilà di una generica e scontata “tutela” della salute dei cittadini. I dubbi che con questa ennesima emergenza si cerchi di favorire qualche lobby, o peggio, molto peggio si voglia coprire altri fatti che stanno esplodendo in tutta la loro inaudita gravità sono molto forti. Il Veneto Serenissimo Governo non vuole sostituirsi ad esperti, luminari, responsabili di associazioni professionali, allevatori, ecc., o innescare penose finte contrapposizioni e polemiche pre elettorali, queste prese in giro alla gente non ci appartengono. Ma il  Veneto Serenissimo Governo ritiene suo dovere intervenire visto che è in ballo la salute dei Veneti e il futuro di centinaia e centinaia di allevamenti e migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti, con tutti i drammi familiari che ne conseguono. È bene ricordare che l’allevamento (latte e carne) è il cardine della nostra agricoltura, basti pensare che circa il 40% di tutta la carne bovina prodotta nello stato italiano proviene dal Veneto. Ben 26222 aziende latte-carne sono presenti nel nostro territorio, e con l’indotto generano ogni anno migliaia di miliardi di fatturato e investimenti di portata e concretezza ben superiore a molti settori della cosiddetta vecchia e nuova economia, questi dati parziali devono far riflettere tutti.
Il problema BSE non è certo una novità di questi mesi per gli addetti ai lavori, personale medico e veterinario, responsabili politici. La malattia si è manifestata per la prima volta nel regno unti tra il 1985-86 e in Italia con alcuni capi importati nel 1994. Anche se studi risalenti agli anni 20 ponevano i primi seri dubbi sull’uso di mangime di origine animale per alimentare i ruminanti, da 7 anni questi mangimi o farine proteiche sono proibite, ma nonostante il divieto venivano prodotte tranquillamente e vendute a prezzi molto bassi tali da invogliare un allevatore poco scrupoloso ed onesto ad abbandonare i sistemi tradizionali di alimentazione per sistemi che comportano investimenti, attrezzature specifiche, conoscenza, professionalità, l’uso di prodotti aziendali, molto lavoro e una continua presenza (giorni festivi compresi) in azienda: il risultato finale dell’abbandono nelle farine animali è un prodotto migliore per qualità, gusto e salubrità.
L’impiego di questi intrugli di farine  animali non solo servivano ad integrare la razione alimentare per aumentarne la resa, ma lo scopo finale era di portare l’allevamento di questi ruminanti in batteria sul modello degli animali monogastrici: un vero atto contro natura, e la natura si è ribellata.
Era forse il caso, visto gli interessi di ogni genere in ballo e la sicurezza alimentare, che i politici “veneti” e i loro collaboratori che vegetano nel consiglio regionale, il quale pomposamente è stato definito “governo veneto”, comincino ad occuparsi del problema invece di rianimarsi a comando dei loro padroni romani solo per miserabili polemiche di bottega partitica o tornaconto personali. La difesa in questo caso degli interessi agricoli e della salute dei Veneti e di tutti coloro che acquistano e si cibano dei nostri prodotti, non rientra nelle loro grandi vedute.
Il Veneto Serenissimo Governo a costo di essere ancora una volta ripetitivo chiede se si è fatto uno studio serio sul futuro della nostra agricoltura veneta e quali indicazioni per il futuro sono state date ai nostri agricoltori e allevatori: devono continuare questo mescere si o no? e quali sono le eventuali alternative? e ancora, quali ricerche sono state fatte per sviluppare nuovi modi di fare agricoltura compatibilmente con quello che resta del terreno ad uso agricolo, devastato per sempre da una folle dissennata e criminale “politica urbanistica” di questi ultimi 35 anni? Il nostro territorio è diventato un blocco continuo di cemento.
La nostra agricoltura veneta è in pericolo e senza nessuna risposta dallo stato italiano anche a causa dell’affacciarsi di nuovi Paesi con grandi possibilità agricole che potrebbero in tempi brevi, agevolati paradossalmente dalla vicenda “mucca pazza”, scardinare questo nostro tradizionale comparto economico.
Chi valuta le nuove tecnologie per saggiare l’impatto sull’ambiente e le eventuali conseguenze per la salute di uomini, animali e piante ricordiamo che ad esempio dal 1996 l’Italia importa, con l’assenso dell’attuale ministro per le politiche agricole, migliaia di tonnellate di soia transgenica che finiscono nei nostri cibi  e nella razione degli animali che poi mangiamo. Le nostre gloriose università a che servono? se per qualsiasi decisione in materia dobbiamo dipendere da Roma.
E ancora, quale ente Veneto è preposto per garantire, valorizzare e certificare con assoluto rigore la qualità e la genuinità dei nostri prodotti? Tutto questo anche in previsione del tumultuoso sviluppo che sta avvenendo attorno a noi. Il tempo e i mezzi non mancavano per tutelare garantire ed innovare, nel rispetto del nostro fragile ecosistema veneto, la nostra agricoltura. Nulla è stato fatto di concreto in questa direzione: solo chiacchiere e annunciazioni frutto dell’emergenza e dell’ennesima prossima tornata elettorale, per far vedere che qualcosa si fa (si veda la proposta di istituire l’anagrafe bovina veneta, qualche mese prima di quella italiana).
Perché colpevolmente si continua a disattendere gli insegnamenti della nostra straordinaria Veneta Storia. Ricordiamo a questi smemorati, che pretendono di governare i veneti, che già secoli orsono la nostra gloriosa Veneta Serenissima Repubblica controllava i prodotti alimentari da truffe e manipolazioni e li seguiva dal campo al consumatore applicando il bollo di S.M. come sinonimo di garanzia  e qualità. Chi contravveniva alle disposizioni di legge pagava pesantissime pene (e le leggi venete non si aggiravano con cavilli) che consistevano nella confisca dei beni e dell’attività. Non a caso i contadini veneti e non furono per secoli baluardo inespugnabile nella difesa della Veneta Serenissima Repubblica dai suoi nemici, come ebbero modo di vedere e scrivere Machiavelli, Priuli, i generali Napoleonici, ecc. Questo è dovuto al rispetto e alla considerazione che la Repubblica aveva per i propri contadini.
È tristissimo notare come ancora una volta, nonostante il danno enorme che il Nostro Veneto sta subendo, i diretti interessati come unica risposta si sono adeguati alle direttive delle varie associazioni sindacali e di settore italiane. Queste direttive si manifestano con il solito scontato blocco delle frontiere; le invettive contro altri paesi europei; le adunate sfoga popolo con fischietti, uova e bandiere di fronte ai palazzi del potere centralista; l’accordarsi prontamente con le assicurazioni degli “esperti” governativi che la carne “italiana” grazie ai controlli “severissimi”; e via delirando, era immune dalla BSE. Purtroppo questo non solo non era vero ma ogni giorno si scopre una realtà sempre più fosca e un’illegalità c
osì diffusa da far accapponare la pelle: bestie importate illegalmente, certificati falsi nella compravendita di farine animali e mangimi tossici e pericolosi, macelli clandestini e in una regione superiore al 30%, ecc., ecc.
Arrivati a questo punto gli allevatori veneti onesti, e sappiamo che anche a casa nostra bisogna con la massima urgenza fare una profonda e radicale pulizia, devono essere in prima fila in questa opera risanatrice, e prendere atto che questa è l’ennesima prova che questo stato artificiale non può essere riformato, indipendentemente da chi comanda o “governa”, essendo nato nell’illegittimità e continua a sopravvivere nell’illegalità. Gli allevatori, se credono nel futuro delle loro aziende e del loro lavoro, devono abbandonare tutte queste divisioni e fare fronte unico in questo difficile momento riscoprendo l’antica dignità e capendo che solo lottando affinché il Veneto riacquisti la sua millenaria libertà di Nazione Storica d’Europa si potrà vedere una rinascita e non solo in questo settore. In caso contrario non saranno né le marce di trattori, le proteste pilotate o le promesse miracolose della “cosiddetta opposizione” a salvare gli allevamenti e le aziende, né tanto meno le elemosine elargite dal potere romano, il cui vero scopo e tenere gli allevatori legati al carro centralista.
Un’ultima osservazione: che senso ha avere primati economici a livello mondiale e un prodotto interno lordo superiore a molti paesi europei se, per far fronte ad un’emergenza che interessa un settore della vita economica veneta, non si è in grado di provvedere con i propri mezzi. Tutta questa ricchezza del nord-est, così sbandierata, dov’è finita? A cosa servono questi vegetali parcheggiati per volontà partitica a Venezia  al Nostro Popolo?
Il Veneto Serenissimo Governo da anni con grandissimi sacrifici ha indicato nel rifacimento del Referendum del 1866 e nella via marciana che ha garantito per 1100 anni libertà, giustizia, prosperità, buon governo, onestà pubblica e privata l’unica strada che tutti i Veneti devono percorrere, sorretti dal coraggio e dall’esempio di altissime virtù civili e morali dei nostri grandi eroi,  per poter affrontare e risolvere le sfide già cominciate del prossimo futuro. Sta a voi scegliere.
Venezia, 5 febbraio ’01  

                                                 

Veneto Serenissimo Governo