Risposta al Signor Cazzullo

Riceviamo, condividiamo e pubblichiamo

Gentilissimo Signor Cazzullo

leggendo la risposta alla precisa obiezione del signor Nerio de Carlo non posso fare a meno di sorridere della sua ingenuità. Il suo scritto infatti contiene tutti gli elementi a supporto dell’esatto contrario di quanto lei desidera asserire. Mi vien fatto quindi di chiedermi se sia voluto, nel qual caso non posso che complimentarmi con Lei per l’abilità con la quale fa credere ai superficiali di voler difendere l’italia come nazione (non come espressione geografica peninsulare rispetto alla quale credo nessuno possa dissentire) mentre in realtà ne descrive e motiva inconsistenza ed inesistenza,

Cita infatti due versi che dovrebbero descrivere l’amore per l’ancora non nata italia che rappresentano esattamente il contrario. Dante infatti nel canto 6 del Purgatorio utilizza Sordello per parlare di amor patrio e credo che la storia di questi non possa che essere testimone di quanto gli artisti fossero ben poco legati alla propria terra quanto piuttosto ad ideali, non a principi etici, proprio ideali astratti, così assenti di concretezza da vederli sospinti al soldo di vari Signori ( non solo governanti i diversi Stati presenti sulla penisola ma anche altrove). Elemento questo che contraddice completamente il sentimento d’amor patrio e sacrificio cui lei sembra anelare.

Ancora peggio Petrarca che bramava la presenza di un imperatore e disprezzava con tutta l’anima i popoli abitanti la penisola. Questi, come molti di quanti nei secoli canteranno il proprio amore per l’italia hanno come riferimento principale l’impero romano che nulla ha a che fare con l’idea di patriottismo, sarebbe infatti un insulto alla storia umana abbinare l’idea di patria con l’impero romano.

L’amor patrio, il patriottismo, diversamente da quanto credono da sempre gli intellettuali non si basa sui versi scritti da chi mai fu patriota, mai ebbe una patria, si basa piuttosto sul senso di appartenenza ad una storia, ad una terra, si basa sulla condivisone di una lingua, di una spiritualità, di una tradizione. La maggior parte dei contemporanei dei poeti da lei citati non avevano neppure la possibilità di leggerne le cantiche e sicuramente non vivevano, parlavano, si battevano seguendo un cantore. Neppure oggi la maggior parte delle persone che abitano la penisola ha nulla a che fare con questi poeti che, magari hanno anche studiato a scuola, ma che certamente non rappresentano la ragione per la quale, dopo un disastro ambientale, si rimboccano le maniche e si trovano a pulire strade, boschi, ricostruire case…

Diversi popoli abitano la penisola; alcuni, nonostante l’italia, hanno mantenuto la propria identità, lingua, tradizione, amore per la terra e per questo affermano il proprio diritto all’autodeterminazione come abbiamo fatto e facciamo noi veneti, altri purtroppo hanno perso questo legame. Ciò che certamente ci accomuna è il fatto di non poter trovare nell’odio per un nemico esterno (gli austriaci, lei suggerisce nel suo strano discorso!) la ragione per annullare le nostre specificità e divenire qualcosa che non esiste.

Mi pare che diversi tentativi siano stati fatti dal potere multiforme che possiamo chiamare italia, dal 1861 fino ad oggi, di creare un popolo dall’odio, dall’oppressione e dallo sfruttamento, con esiti devastanti come la prima guerra mondiale, il fascismo, lo sfascio attuale.

Credo sia giunta l’ora che gli intellettuali la smettano di voler convertire le persone al nulla pur di alimentare il potere.

I popoli delle penisola, il popolo veneto certamente, ma io spero anche altri popoli, sono pronti all’autodeterminazione, che piaccia o meno ai teorici del nulla la concretezza della terra sarà la risposta. La disposizione alla vita sarà la risorsa. Saremo presto indipendenti.

Ariel Shimona Edith Besozzi

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