Corrispondenza da Be’er sheva

Si è conclusa anche questa tornata elettorale in Israele. Il risultato è stato  la conferma del Likud come primo partito, guidato dal capo del governo uscente, Berjamin Netanyahu, nonostante la coalizione mondiale  antisionista e antisemita, e i vari B. D. S. abbiano fatto tutto quanto era nelle loro possibilità per screditare B. Netanyahu e la sua politica interna ed internazionale.

Tale vittoria è importante, ma non risolutiva, rispetto alla formazione di un nuovo governo, che dovrebbe dare risposte ai problemi sul tappeto, col compito di stabilizzare il futuro della patria degli ebrei, perché di questo si tratta, senza rinunciare a dei punti qualificanti.

Primo: Gerusalemme è una e indivisibile, capitale d’Israele.

Secondo: Le altura del Golan sono parte integrante dello stato d’Israele.

Terzo: Gaza deve trovare stabilità e non essere una base di aggressione contro Israele.

Per quanto riguarda Gaza:  siano l’Egitto o la Lega Araba ad assumerne l’amministrazione, visto che Hamas, oltre a non essere in grado di farlo, si è dimostrata uno strumento in mano, alternativamente, o assieme, di Turchia, Qatar, Iran, per destabilizzare il Medio Oriente e il Mediterraneo.

Per quanto riguarda West Bank:  una volta salvaguardati i diritti storici degli ebrei, e quelli legati alla difesa, il resto dovrebbe essere amministrato  da Giordania o dalla Lega Araba, vista la conclamata incapacità di Abu Mazen a dare risposte pacifiche ai problemi.

La lotta di Israele contro Hamas è un elemento decisivo per stabilizzare il Mediterraneo; a meno che qualcuno non desideri avere porti o aeroporti iraniani, turchi, o del Qatar nella striscia di Gaza.

La vittoria di B. Netanyahu non è decisiva per costituire un governo, ma deve comunque cercare una coalizione. Difficile avere proiezioni strategiche con alleati legati a movimenti religiosi, con simili alleati ci saranno solo soluzioni tattiche, che possono anche risolvere problemi contingenti, ma essi si riproporranno in un futuro ravvicinato.

B. Netanyahu dovrebbe avere la determinazione di aprire un dialogo con la seconda forza elettorale: Kahol Lavan “Bianco e Blu”, guidata da Benny Gantz, aprendo un dibattito senza preclusioni ideologiche, ma avendo al primo posto gli interessi d’Israele e degli ebrei.

Questa strada è e sarà difficile e complessa, ma è un tentativo che andrebbe verificato; il successo ne metterebbe gli autori tra i grandi della storia d’Israele.

Be’er Sheva, 10 aprile 2019

Germano Battilana

 

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