Governare non è sorvegliare e punire

Governare non è sorvegliare e punire, non è ricattare il popolo che si ritiene di rappresentare, non è inventare trabocchetti e gabelle per svuotare le tasche della gente. Governare è un patto di fiducia, è un’alleanza tra pari per raggiungere il più alto grado di felicità possibile nel segno della reciprocità e del rispetto. Il governo è una responsabilità condivisa, non c’è nessun suddito e nessun regnante, ognuno deve dare il meglio nei ruoli che ricopre, solo così si potrà sconfiggere ogni avversità e condividere le gioie che la vita ci da’.

In questo momento storico che sembra dominato da un virus enigmatico, non tanto perché non esiste ma perché sembra il grimaldello utilizzato da chi indegnamente ci governa per tentare di ridurci in uno stato di silenzio, il benessere come massima espressione della salute sembra solo un lontano ricordo, un’utopia oramai irraggiungibile.

L’incidere quotidiano di tutti noi è solo disseminato di ricatti e minacce, per i più “fortunati” la vita è ridotta all’andare a lavorare, fare la spesa e tornare velocemente a casa prima del tramonto del sole. Chi governa ci vuole far credere che la socialità è divenuta il male assoluto, frequentare la propria famiglia è la principale causa di morte, gli amici sono gli untori più malefici. Dicono che l’unica soluzione sarà il vaccino, ma un vaccino o una medicina non serve se non è accompagnata da un radicale cambiamento dello stile di vita. Guardiamo i dati riguardanti la mortalità del Covid 19: mostrano chiaramente che questo virus subdolo diventa mortale, nella stragrande maggioranza dei casi, quando si hanno patologie pregresse, per lo più collegate ad uno stile di vita non sano. Ma guarda caso nessuno punta a ragionare sul fatto che per non incappare nel virus o per superarlo senza grosse difficoltà bisogna cominciare a volersi bene, cominciare a prendersi cura di sé, e infine che la medicina è solo l’ultima possibilità, non bisogna considerarla alla stregua di una scorciatoia da prendere per non agire liberamente per il proprio bene. Perché se non cominciamo a voler bene a noi stessi, sicuramente l’angelo della morte troverà la strada delle nostre case, indipendentemente dal numero di vaccini che ci faremo inoculare. Quindi, conformemente a questa logica scellerata, si bandiscono gli sport ma non si chiudono le tabaccherie.

Lo stato occupante italiano ma non solo, sta facendo tutto il possibile per mettere in ginocchio tutto il tessuto produttivo veneto, sta colpendo in modo indiscriminato il turismo veneto, non proponendo soluzioni ma solo sanzioni, e quando si parla di turismo oltre che dell’accoglienza si parla di tutto l’indotto che va dall’industria agroalimentare, alla manifattura, all’abbigliamento, all’agricoltura, ai prodotti dell’allevamento, all’edilizia, al mercato immobiliare, ai musei….si parla praticamente di tutto il Veneto. Per non parlare del fatto che i criminali che ci governano vogliono centralizzare la sanità, così da ridurre tutta la penisola al livello del sistema di cura calabrese e campano.

Questo piano criminale italiano vuole rinchiudere la donna all’interno delle mura di casa, con la scusa di sorvegliare e curare i figli incarcerati dalla didattica a distanza, viene ridotta la possibilità d’occupazione produttiva all’esterno delle mura domestiche. Che senso ha parlare di parità di genere, fare ridicole giornate contro la violenza sulle donne, quando è il governo stesso per primo a fare politiche di violenza di genere?

Tutti questi crimini creano uno stato di paura generalizzato che immobilizza la vita, e che quindi blocca la natalità, a tutto beneficio di quella sostituzione etnica portata avanti dalla politica dei porti aperti pronta ad accogliere i presunti profughi, quelli che la sinistra socialfascista chiama risorse, quelli dalle cui fila partono gli attentati al cuore d’europa.

Possiamo uscire da questa situazione, dobbiamo uscirne, perché il popolo Veneto mai si è sottratto alle sfide, e la soluzione non è fare gli struzzi e nascondere la tesa sotto la sabbia, ma prendere in mano il nostro destino come abbiamo affermato con il referendum del 2017 e con le elezioni di quest’anno. Dobbiamo ricordare sempre a chi è stato eletto per rappresentarci, che l’autodeterminazione declinata in autonomia deve diventare realtà, perché tutti siamo utili se lavoriamo per il benessere del nostro popolo, ma nessuno è indispensabile, particolarmente se ne diviene un ostacolo.

L’unica disposizione sanitaria improrogabile resta, sempre e comunque, l’indipendenza.

Venezia-Longarone 29 novembre 2020