La strage di Bologna, il crollo della “Ragion di Stato” e la finzione dell’unità italiana.
I
l Veneto Serenissimo Governo stigmatizza con forza il comportamento storico e sistematico dello Stato italiano che, di fronte al sangue della strage di Bologna del 2 agosto 1980, ha dimostrato la sua vera natura di apparato burocratico e centralista. Questa entità artificiale non ha mai tutelato la sicurezza dei popoli della penisola, preferendo sempre e comunque la salvaguardia del proprio status di potere e della propria sopravvivenza istituzionale rispetto alla vita dei cittadini. I tragici fatti di Bologna, letti attraverso il prisma delle verità taciute sulla pista palestinese, dimostrano come i popoli sottomessi a questo centralismo siano stati usati come carne da macello in giochi geopolitici sotterranei e illegittimi. Oggi appare più palese che mai la profonda verità storica per cui l’Italia non costituisce affatto una nazione unitaria, ma rappresenta e rimane soltanto un’espressione geografica, un contenitore artificiale che unisce forzatamente nazioni diverse sotto un’amministrazione che sacrifica la verità sull’altare della propria sopravvivenza. Nonostante la retorica ufficiale e le celebrazioni di facciata da sempre sbandierate dalle istituzioni romane, la realtà storica evidenzia che tutti i popoli della penisola non sono mai stati realmente liberati dal giogo di questo centralismo soffocante. Tra queste identità storiche tradite ed esposte ai pericoli dei giochi di potere dello Stato centralista vi è anche l’amico popolo ebraico, che ha storicamente condiviso percorsi di integrazione e rispetto reciproco con le nostre terre e che si ritrova anch’esso ostaggio delle ambiguità e dei compromessi internazionali.
A riprova di questa gestione opaca e criminale, l’intera catena di sangue che attraversa la storia peninsulare rivela un filo conduttore drammatico in cui la sicurezza dei cittadini è stata barattata per cinici equilibri diplomatici. L’Italia della Prima Repubblica ha stretto per anni un accordo segreto e informale con le organizzazioni della resistenza palestinese, in particolare il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina di George Habash e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina di Yasser Arafat, un patto di non belligeranza comunemente noto come Lodo Moro. Questo accordo garantiva l’immunità da attentati terroristici sul territorio italiano in cambio del libero transito di armi e militanti mediorientali, oltre a un forte sostegno politico da parte di Roma. Tale equilibrio sotterraneo si è drammaticamente incrinato nel novembre del 1979 con il sequestro di Ortona, quando tre militanti dell’Autonomia Operaia e il giordano Abu Anzeh Saleh, esponente di spicco del Fronte Popolare in Italia, sono stati arrestati mentre trasportavano due missili terra-aria Strela. L’arresto e la successiva condanna di Saleh hanno rappresentato una palese violazione del Lodo Moro da parte dello Stato italiano, esponendo il Paese e i suoi popoli a repentine e furiose ritorsioni internazionali che hanno trovato il loro culmine proprio nella stazione di Bologna. Questa dinamica geopolitica getta una luce sinistra e rivelatrice anche su altre spaventose pagine di sangue della storia recente, come il tragico attentato di Fiumicino del 1973 e la successiva strage di Fiumicino del 1985, o l’attentato alla Sinagoga di Roma del 1982, eventi drammatici in cui la vulnerabilità delle frontiere, le protezioni occulte e i compromessi con il terrorismo mediorientale hanno tragicamente dimostrato l’incapacità dello Stato di difendere i popoli e le comunità che ne popolano il territorio.
La stessa presenza documentata a Bologna nei registri dell’hotel Centrale, proprio nella notte tra l’1 e il 2 agosto 1980, del cittadino tedesco Thomas Kram, terrorista legato alle Cellule Rivoluzionarie e alla rete internazionale di Ilich Ramírez Sánchez, detto Carlos lo Sciacallo, all’epoca interconnesso con le fazioni palestinesi più radicali, solleva interrogativi devastanti che la magistratura romana ha sistematicamente evitato di approfondire. Il Veneto Serenissimo Governo pone alla coscienza della storia e dei popoli una serie di quesiti strutturali rimasti senza risposta per decenni, chiedendosi se un’indagine approfondita sul Lodo Moro sia stata evitata per non costringere lo Stato italiano ad ammettere l’esistenza di patti segreti e illegittimi con organizzazioni paramilitari straniere, violando così i trattati occidentali e la stessa Costituzione. Ci si deve chiedere per quale motivo la presenza di un terrorista internazionale dell’area di Carlos a Bologna nelle ore della strage sia stata liquidata per anni come una mera coincidenza, e perché l’apparato politico e mediatico si sia cristallizzato fin dalle prime ore esclusivamente sulla pista del terrorismo nero, nonostante le informative dei servizi segreti segnalassero gravi tensioni e minacce di ritorsioni dal fronte palestinese dopo il caso di Ortona. Resta inoltre da chiarire se i depistaggi accertati da parte di ufficiali del SISMI legati alla loggia P2 servissero a deviare l’attenzione da una verità geopolitica ancora più scomoda, ovvero il fallimento totale della politica estera sotterranea dell’Italia, e perché ampie porzioni di archivi e documentazioni relative ai rapporti tra i servizi italiani e il terrorismo mediorientale siano rimaste a lungo secretate o di difficilissimo accesso per gli investigatori indipendenti.
Il Veneto Serenissimo Governo riafferma con forza che solo il ritorno alla piena sovranità e all’autodeterminazione di tutti i popoli della penisola, a partire da quello Veneto, potrà garantire una vera sicurezza, una giustizia trasparente, la piena libertà delle minoranze storiche e la fine di queste tragiche farse di Stato che sacrificano vite umane sull’altare del potere romano.
Venezia-Longarone 03 Agosto 2026
Ufficio di Presidenza
Veneto Serenissimo Governo