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Commemorazione dell’11 settembre – Il monito della storia, la resa dell’Occidente, il ruolo eterno della Serenissima e il dovere della Riscossa identitaria.

In occasione dell’anniversario dell’11 settembre, il Veneto Serenissimo Governo intende onorare la memoria delle vittime della tragedia delle Torri Gemelle e lanciare un fermo monito di fronte alla progressiva e drammatica capitolazione valoriale e identitaria del mondo occidentale.

Oggi assistiamo a una realtà innegabile: l’Occidente si è di fatto arreso. Quella che dopo l’attacco del 2001 sembrava una minaccia arginata, si è trasformata in una conquista silenziosa ma pervasiva. L’esempio più lampante è la New York odierna, una metropoli che ha visto l’ascesa al potere del suo attuale sindaco, simbolo evidente di un cambiamento geopolitico e demografico radicale che certifica la sottomissione culturale delle storiche capitali occidentali.

A conferma di questa totale sottomissione si pongono le recenti e vergognose sanzioni europee contro le comunità di Giudea e Samaria. Questi provvedimenti dimostrano la complicità morale e politica dei governi europei con il terrorismo. Per l’ennesima volta nella storia, l’Europa si mostra disposta a sacrificare gli ebrei nell’illusoria e vile speranza di procrastinare la propria fine; una morte culturale e civile che, in assenza di una reazione, avverrà comunque per mano islamica. Non dimentichiamo e non dobbiamo dimenticare la storia recente e i suoi inquietanti parallelismi: le immagini dei festeggiamenti nei territori palestinesi, dove l’attacco alle Torri Gemelle venne celebrato con la distribuzione di dolci e caramelle nelle strade, si sono tragicamente ripetute con le stesse identiche modalità il 7 ottobre 2023. Questa è la dimostrazione palese di un’ostilità ideologica mai mutata.

Per il Veneto Serenissimo Governo, tuttavia, la data dell’11 settembre evoca una memoria ancora più profonda, fondante e vittoriosa: l’inizio della Battaglia di Vienna del 1683. Questo cruciale evento rappresenta uno dei più importanti spartiacque della storia europea. L’esercito della Lega Santa, guidato dal re polacco Giovanni III Sobieski, riuscì a spezzare il drammatico assedio delle truppe dell’Impero Ottomano, comandate dal Gran Visir Kara Mustafa. Per mesi, la capitale asburgica era stata ridotta allo stremo, stringendosi in una difesa disperata. L’arrivo della coalizione cristiana cambiò repentinamente le sorti dello scontro profondo. Il 12 settembre, la leggendaria carica della cavalleria degli ussari alati polacchi e il contributo strategico e spirituale del beato stimmatino e cappuccino friulano Marco D’Aviano travolsero le linee ottomane. Questa fulminea vittoria non solo salvò Vienna dal saccheggio, ma segnò l’inizio del definitivo declino dell’espansionismo ottomano nell’Europa centrale.

In questo quadro epico, è doveroso rivendicare l’orgoglio veneto: se la coalizione guidata dal re Sobieski inferse il colpo decisivo sotto le mura della capitale asburgica, la Repubblica di Venezia giocò un ruolo geopolitico indiretto, ma assolutamente cruciale, nel logorare la macchina bellica della Sublime Porta. Impegnata per secoli in un’estenuante guerra di logoramento nel Mediterraneo — culminata nella titanica difesa di Candia e nelle successive campagne di Morea —, la Serenissima costrinse costantemente gli Ottomani a dividere le proprie forze. Per fronteggiare le agili e temibili armate navali veneziane, i turchi dovettero stornare ingenti risorse economiche, navi e truppe dal fronte terrestre balcanico. Le vittorie marittime e la guerriglia anfibia di Venezia recisero le linee di rifornimento ottomane, esaurendo le finanze del Sultano e impedendo ad Istanbul di concentrare l’intero potenziale bellico nel cuore dell’Europa. Senza questo costante secondo fronte veneziano, che logorò la macchina militare ottomana sia prima che dopo il 1683, la pressione esercitata su Vienna e sul Sacro Romano Impero sarebbe stata decisamente più devastante e, forse, irresistibile per le sorti dell’Occidente.

L’evento ebbe un’eco straordinaria in tutto il continente, venendo celebrato come il trionfo della cristianità. Da quel momento, i confini geopolitici della regione vennero ridisegnati a favore delle potenze cristiane europee. Ancora oggi, Vienna simboleggia il momento in cui l’Europa ritrovò la sua unità di fronte a una minaccia esistenziale. Questo cruciale capitolo di storia militare non è però soltanto memoria del passato, ma un simbolo perenne di resistenza culturale e spirituale che risuona con forza immutata nel convulso panorama geopolitico contemporaneo. Oggi, l’Europa e l’intero Occidente — compreso Israele, avamposto democratico e prima linea di questo confronto — si trovano ad affrontare una pressione multidimensionale che mette a dura prova la tenuta delle democrazie liberali e le radici stesse della civiltà giudaico-cristiana.

L’allarmante attualità frammenta le certezze del nostro tempo: non assistiamo più a uno scontro tra eserciti schierati alle porte di una città, bensì a una sfida globale e asimmetrica. Le spinte radicali alimentate dal fronte islamico si manifestano sia attraverso la minaccia aperta del terrorismo e dei conflitti regionali, sia mediante un’offensiva ideologica che rischia di erodere dall’interno i valori di libertà, laicità e diritti umani. In questo scenario, riscoprire la memoria di Vienna significa riconoscere l’urgenza di una ritrovata autoconsapevolezza identitaria.

Di fronte a una minaccia che mette apertamente in discussione la nostra sopravvivenza, la storia ci indica chiaramente la via del futuro: solo superando le frammentazioni interne e riscoprendo il valore sacro della nostra comune identità, i popoli liberi potranno resistere. È da quella straordinaria vittoria che dobbiamo oggi ripartire per riappropriarci della nostra storia, della nostra cultura, delle nostre tradizioni e della nostra stessa terra. Il nostro messaggio per il futuro è chiaro e intransigente: può vivere qui solo chi ama questa terra e non chi vuole conquistarla e renderci schiavi.

Oggi più che mai, è vitale che i popoli liberi si stringano in un’unica, indistruttibile alleanza, affinché la luce della libertà e dei nostri valori democratici continuino a brillare contro ogni forma di oscurantismo e sottomissione.

Venezia, 11 Settembre 2026

Gloria a San Marco
Gloria al beato Marco D’Aviano
Uniti per la libertà

Per il Veneto Serenissimo Governo

Il Presidente Luca Peroni