Benedetto XVI: il principio della maggioranza non basta

E’ evidente che nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità, il principio maggioritario non basta … Dove la ragione positivista si ritiene come la sola cultura sufficiente, relegando tutte le altre realtà culturali allo stato di sottoculture, essa riduce l’uomo, anzi, minaccia la sua umanità. Lo dico proprio in vista dell’Europa, in cui vasti ambienti cercano di riconoscere solo il positivismo come cultura comune e come fondamento comune per la formazione del diritto, riducendo tutte le altre convinzioni e gli altri valori della nostra cultura allo stato di una sottocultura. Con ciò si pone l’Europa, di fronte alle altre culture del mondo, in una condizione di mancanza di cultura e vengono suscitate, al contempo, correnti estremiste e radicali.
Anteprima

 

VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN GERMANIA
22.09.2011
VISITA AL PARLAMENTO FEDERALE, NEL REICHSTAG DI BERLIN

Illustre Signor Presidente Federale!
Signor Presidente del Bundestag!
Signora Cancelliere Federale!
Signora Presidente del Bundesrat!
Signore e Signori Deputati!
È per me un onore e una gioia parlare davanti a questa Camera alta – davanti al Parlamento della mia Patria tedesca, che si riunisce qui come rappresentanza del popolo, eletta democraticamente, per lavorare per il bene della Repubblica Federale della Germania. Vorrei ringraziare il Signor Presidente del Bundestag per il suo invito a tenere questo discorso, così come per le gentili parole di benvenuto e di apprezzamento con cui mi ha accolto. In questa ora mi rivolgo a Voi, stimati Signori e Signore – certamente anche come connazionale che si sa legato per tutta la vita alle sue origini e segue con partecipazione le vicende della Patria tedesca. Ma l’invito a tenere questo discorso è rivolto a me in quanto Papa, in quanto Vescovo di Roma, che porta la suprema responsabilità per la cristianità cattolica. Con ciò Voi riconoscete il ruolo che spetta alla Santa Sede quale partner all’interno della Comunità dei Popoli e degli Stati. In base a questa mia responsabilità internazionale vorrei proporVi alcune considerazioni sui fondamenti dello Stato liberale di diritto.
Mi si consenta di cominciare le mie riflessioni sui fondamenti del diritto con una piccola narrazione tratta dalla Sacra Scrittura. Nel Primo Libro dei Re si racconta che al giovane re Salomone, in occasione della sua intronizzazione, Dio concesse di avanzare una richiesta. Che cosa chiederà il giovane sovrano in questo momento? Successo, ricchezza, una lunga vita, l’eliminazione dei nemici? Nulla di tutto questo egli chiede. Domanda invece: "Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male" (1Re 3,9). Con questo racconto la Bibbia vuole indicarci che cosa, in definitiva, deve essere importante per un politico. Il suo criterio ultimo e la motivazione per il suo lavoro come politico non deve essere il successo e tanto meno il profitto materiale. La politica deve essere un impegno per la giustizia e creare così le condizioni di fondo per la pace. Naturalmente un politico cercherà il successo senza il quale non potrebbe mai avere la possibilità dell’azione politica effettiva. Ma il successo è subordinato al criterio della giustizia, alla volontà di attuare il diritto e all’intelligenza del diritto. Il successo può essere anche una seduzione e così può aprire la strada alla contraffazione del diritto, alla distruzione della giustizia. "Togli il diritto – e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?" ha sentenziato una volta sant’Agostino.1 Noi tedeschi sappiamo per nostra esperienza che queste parole non sono un vuoto spauracchio. Noi abbiamo sperimentato il separarsi del potere dal diritto, il porsi del potere contro il diritto, il suo calpestare il diritto, così che lo Stato era diventato lo strumento per la distruzione del diritto – era diventato una banda di briganti molto ben organizzata, che poteva minacciare il mondo intero e spingerlo sull’orlo del precipizio. Servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia è e rimane il compito fondamentale del politico. In un momento storico in cui l’uomo ha acquistato un potere finora inimmaginabile, questo compito diventa particolarmente urgente. L’uomo è in grado di distruggere il mondo. Può manipolare se stesso. Può, per così dire, creare esseri umani ed escludere altri esseri umani dall’essere uomini. Come riconosciamo che cosa è giusto? Come possiamo distinguere tra il bene e il male, tra il vero diritto e il diritto solo apparente? La richiesta salomonica resta la questione decisiva davanti alla quale l’uomo politico e la politica si trovano anche oggi.
In gran parte della materia da regolare giuridicamente, quello della maggioranza può essere un criterio sufficiente. Ma è evidente che nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità, il principio maggioritario non basta: nel processo di formazione del diritto, ogni persona che ha responsabilità deve cercare lei stessa i criteri del proprio orientamento. Nel terzo secolo, il grande teologo Origene ha giustificato così la resistenza dei cristiani a certi ordinamenti giuridici in vigore: "Se qualcuno si trovasse presso il popolo della Scizia che ha leggi irreligiose e fosse costretto a vivere in mezzo a loro … questi senz’altro agirebbe in modo molto ragionevole se, in nome della legge della verità che presso il popolo della Scizia è appunto illegalità, insieme con altri che hanno la stessa opinione, formasse associazioni anche contro l’ordinamento in vigore…"2
In base a questa convinzione, i combattenti della resistenza hanno agito contro il regime nazista e contro altri regimi totalitari, rendendo così un servizio al diritto e all’intera umanità. Per queste persone era evidente in modo incontestabile che il diritto vigente, in realtà, era ingiustizia. Ma nelle decisioni di un politico democratico, la domanda su che cosa ora corrisponda alla legge della verità, che cosa sia veramente giusto e possa diventare legge non è altrettanto evidente. Ciò che in riferimento alle fondamentali questioni antropologiche sia la cosa giusta e possa diventare diritto vigente, oggi non è affatto evidente di per sé. Alla questione come si possa riconoscere ciò che veramente è giusto e servire così la giustizia nella legislazione, non è mai stato facile trovare la risposta e oggi, nell’abbondanza delle nostre conoscenze e delle nostre capacità, tale questione è diventata ancora molto più difficile.
Come si riconosce ciò che è giusto? Nella storia, gli ordinamenti giuridici sono stati quasi sempre motivati in modo religioso: sulla base di un riferimento alla Divinità si decide ciò che tra gli uomini è giusto. Contrariamente ad altre grandi religioni, il cristianesimo non ha mai imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato, mai un ordinamento giuridico derivante da una rivelazione. Ha invece rimandato alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto – ha rimandato all’armonia tra ragione oggettiva e soggettiva, un’armonia che per&ogra
ve; presuppone l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio. Con ciò i teologi cristiani si sono associati ad un movimento filosofico e giuridico che si era formato sin dal secolo II a. Cr. Nella prima metà del secondo secolo precristiano si ebbe un incontro tra il diritto naturale sociale sviluppato dai filosofi stoici e autorevoli maestri del diritto romano.3 In questo contatto è nata la cultura giuridica occidentale, che è stata ed è tuttora di un’importanza determinante per la cultura giuridica dell’umanità. Da questo legame precristiano tra diritto e filosofia parte la via che porta, attraverso il Medioevo cristiano, allo sviluppo giuridico dell’Illuminismo fino alla Dichiarazione dei Diritti umani e fino alla nostra Legge Fondamentale tedesca, con cui il nostro popolo, nel 1949, ha riconosciuto "gli inviolabili e inalienabili diritti dell’uomo come fondamento di ogni comunità umana, della pace e della giustizia nel mondo".
Per lo sviluppo del diritto e per lo sviluppo dell’umanità è stato decisivo che i teologi cristiani abbiano preso posizione contro il diritto religioso, richiesto dalla fede nelle divinità, e si siano messi dalla parte della filosofia, riconoscendo come fonte giuridica valida per tutti la ragione e la natura nella loro correlazione. Questa scelta l’aveva già compiuta san Paolo, quando, nella sua Lettera ai Romani, afferma: "Quando i pagani, che non hanno la Legge [la Torà di Israele], per natura agiscono secondo la Legge, essi … sono legge a se stessi. Essi dimostrano che quanto la Legge esige è scritto nei loro cuori, come risulta dalla testimonianza della loro coscienza…" (Rm 2,14s). Qui compaiono i due concetti fondamentali di natura e di coscienza, in cui "coscienza" non è altro che il "cuore docile" di Salomone, la ragione aperta al linguaggio dell’essere. Se con ciò fino all’epoca dell’Illuminismo, della Dichiarazione dei Diritti umani dopo la seconda guerra mondiale e fino alla formazione della nostra Legge Fondamentale la questione circa i fondamenti della legislazione sembrava chiarita, nell’ultimo mezzo secolo è avvenuto un drammatico cambiamento della situazione. L’idea del diritto naturale è considerata oggi una dottrina cattolica piuttosto singolare, su cui non varrebbe la pena discutere al di fuori dell’ambito cattolico, così che quasi ci si vergogna di menzionarne anche soltanto il termine. Vorrei brevemente indicare come mai si sia creata questa situazione. È fondamentale anzitutto la tesi secondo cui tra l’essere e il dover essere ci sarebbe un abisso insormontabile. Dall’essere non potrebbe derivare un dovere, perché si tratterebbe di due ambiti assolutamente diversi. La base di tale opinione è la concezione positivista, oggi quasi generalmente adottata, di natura. Se si considera la natura – con le parole di Hans Kelsen – "un aggregato di dati oggettivi, congiunti gli uni agli altri quali cause ed effetti", allora da essa realmente non può derivare alcuna indicazione che sia in qualche modo di carattere etico.4 Una concezione positivista di natura, che comprende la natura in modo puramente funzionale, così come le scienze naturali la riconoscono, non può creare alcun ponte verso l’ethos e il diritto, ma suscitare nuovamente solo risposte funzionali. La stessa cosa, però, vale anche per la ragione in una visione positivista, che da molti è considerata come l’unica visione scientifica. In essa, ciò che non è verificabile o falsificabile non rientra nell’ambito della ragione nel senso stretto. Per questo l’ethos e la religione devono essere assegnati all’ambito del soggettivo e cadono fuori dall’ambito della ragione nel senso stretto della parola. Dove vige il dominio esclusivo della ragione positivista – e ciò è in gran parte il caso nella nostra coscienza pubblica – le fonti classiche di conoscenza dell’ethos e del diritto sono messe fuori gioco. Questa è una situazione drammatica che interessa tutti e su cui è necessaria una discussione pubblica; invitare urgentemente ad essa è un’intenzione essenziale di questo discorso.
Il concetto positivista di natura e ragione, la visione positivista del mondo è nel suo insieme una parte grandiosa della conoscenza umana e della capacità umana, alla quale non dobbiamo assolutamente rinunciare. Ma essa stessa nel suo insieme non è una cultura che corrisponda e sia sufficiente all’essere uomini in tutta la sua ampiezza. Dove la ragione positivista si ritiene come la sola cultura sufficiente, relegando tutte le altre realtà culturali allo stato di sottoculture, essa riduce l’uomo, anzi, minaccia la sua umanità. Lo dico proprio in vista dell’Europa, in cui vasti ambienti cercano di riconoscere solo il positivismo come cultura comune e come fondamento comune per la formazione del diritto, riducendo tutte le altre convinzioni e gli altri valori della nostra cultura allo stato di una sottocultura. Con ciò si pone l’Europa, di fronte alle altre culture del mondo, in una condizione di mancanza di cultura e vengono suscitate, al contempo, correnti estremiste e radicali. La ragione positivista, che si presenta in modo esclusivista e non è in grado di percepire qualcosa al di là di ciò che è funzionale, assomiglia agli edifici di cemento armato senza finestre, in cui ci diamo il clima e la luce da soli e non vogliamo più ricevere ambedue le cose dal mondo vasto di Dio. E tuttavia non possiamo illuderci che in tale mondo autocostruito attingiamo in segreto ugualmente alle "risorse" di Dio, che trasformiamo in prodotti nostri. Bisogna tornare a spalancare le finestre, dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra ed imparare ad usare tutto questo in modo giusto.
Ma come lo si realizza? Come troviamo l’ingresso nella vastità, nell’insieme? Come può la ragione ritrovare la sua grandezza senza scivolare nell’irrazionale? Come può la natura apparire nuovamente nella sua vera profondità, nelle sue esigenze e con le sue indicazioni? Richiamo alla memoria un processo della recente storia politica, nella speranza di non essere troppo frainteso né di suscitare troppe polemiche unilaterali. Direi che la comparsa del movimento ecologico nella politica tedesca a partire dagli anni Settanta, pur non avendo forse spalancato finestre, tuttavia è stata e rimane un grido che anela all’aria fresca, un grido che non si può ignorare né accantonare, perché vi si intravede troppa irrazionalità. Persone giovani si erano rese conto che nei nostri rapporti con la natura c’è qualcosa che non va; che la materia non è soltanto un materiale per il nostro fare, ma che la terra stessa porta in sé la propria dignità e noi dobbiamo seguire le sue indicazioni. È chiaro che qui non faccio propaganda per un determinato partito politico – nulla mi è più estraneo di questo. Quando nel nostro rapporto con la realtà c’è qualcosa che non va, allora dobbiamo tutti riflettere seriamente sull’insieme e tutti siamo rinviati alla questione circa i fondamenti della nostra stessa cultura. Mi sia concesso di soffermarmi ancora un momento su questo punto. L’importanza dell’ecologia è ormai indiscussa. Dobbiamo ascoltare il linguaggio della natura e rispondervi coerentemente. Vorrei però affrontare con forza un punto che – mi pare – venga trascurato oggi come ieri: esiste anche un’ecologia dell’uomo. Anche l’uomo p
ossiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli rispetta la natura, la ascolta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana.
Torniamo ai concetti fondamentali di natura e ragione da cui eravamo partiti. Il grande teorico del positivismo giuridico, Kelsen, all’età di 84 anni – nel 1965 – abbandonò il dualismo di essere e dover essere. (Mi consola il fatto che, evidentemente, a 84 anni si sia ancora in grado di pensare qualcosa di ragionevole.) Aveva detto prima che le norme possono derivare solo dalla volontà. Di conseguenza – aggiunge – la natura potrebbe racchiudere in sé delle norme solo se una volontà avesse messo in essa queste norme. Ciò, d’altra parte – dice – presupporrebbe un Dio creatore, la cui volontà si è inserita nella natura. "Discutere sulla verità di questa fede è una cosa assolutamente vana", egli nota a proposito.5 Lo è veramente? – vorrei domandare. È veramente privo di senso riflettere se la ragione oggettiva che si manifesta nella natura non presupponga una Ragione creativa, un Creator Spiritus?
A questo punto dovrebbe venirci in aiuto il patrimonio culturale dell’Europa. Sulla base della convinzione circa l’esistenza di un Dio creatore sono state sviluppate l’idea dei diritti umani, l’idea dell’uguaglianza di tutti gli uomini davanti alla legge, la conoscenza dell’inviolabilità della dignità umana in ogni singola persona e la consapevolezza della responsabilità degli uomini per il loro agire. Queste conoscenze della ragione costituiscono la nostra memoria culturale. Ignorarla o considerarla come mero passato sarebbe un’amputazione della nostra cultura nel suo insieme e la priverebbe della sua interezza. La cultura dell’Europa è nata dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma – dall’incontro tra la fede in Dio di Israele, la ragione filosofica dei Greci e il pensiero giuridico di Roma. Questo triplice incontro forma l’intima identità dell’Europa. Nella consapevolezza della responsabilità dell’uomo davanti a Dio e nel riconoscimento della dignità inviolabile dell’uomo, di ogni uomo, questo incontro ha fissato dei criteri del diritto, difendere i quali è nostro compito in questo momento storico.
Al giovane re Salomone, nell’ora dell’assunzione del potere, è stata concessa una sua richiesta. Che cosa sarebbe se a noi, legislatori di oggi, venisse concesso di avanzare una richiesta? Che cosa chiederemmo? Penso che anche oggi, in ultima analisi, non potremmo desiderare altro che un cuore docile – la capacità di distinguere il bene dal male e di stabilire così un vero diritto, di servire la giustizia e la pace. Vi ringrazio per la vostra attenzione.
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1 De civitate Dei IV, 4, 1.
2 Contra Celsum GCS Orig. 428 (Koetschau); cfr A. Fürst, Monotheismus und Monarchie. Zum Zusammenhang von Heil und Herrschaft in der Antike. In: Theol.Phil. 81 (2006) 321 – 338; citazione p. 336; cfr anche J. Ratzinger, Die Einheit der Nationen. Eine Vision der Kirchenväter (Salzburg – München 1971) 60.
3 Cfr W. Waldstein, Ins Herz geschrieben. Das Naturrecht als Fundament einer menschlichen Gesellschaft (Augsburg 2010) 11ss; 31 – 61.
4 Waldstein, op. cit. 15 – 21.
5 Citato secondo Waldstein, op. cit. 19.

[01301-01.01] [Testo originale: Tedesco]



Le persecuzioni contro i cristiani, il silenzio dell´Europa e la storia calpestata

In vari luoghi, dall´India al vicino Oriente all´Africa subsahariana, proseguono senza sosta vessazioni, intimidazioni, torture ed uccisioni nei confronti dei cristiani. E´ in atto una vera e propria persecuzione, costantemente ignorata da "intellighenzia", cancellerie e mass media europei.
Si potrebbe discutere a lungo sulle cause di tale disinteresse.
In realtà le varie motivazioni possono essere ricondotte ad una: l´Europa, orfana di grandi princìpi ed ideologie, tenta con ogni mezzo di cancellare il cristianesimo che pure ha segnato in modo indelebile la sua storia e cultura.


Ogni notizia riguardante le fede cristiana, siano le uccisioni di credenti in India piuttosto che i discorsi di Benedetto XVI, viene accuratamente vagliata dalla censura anticristiana formata dalla sinergia tra illustri accademici, professori da talk show e media consenzienti.
Questo gruppo di pressione mira a scardinare l´eredità cristiana dell´Europa e a convincere gli europei che il cristianesimo è un relitto del passato: al massimo una bella favola per bambini o un "pezzo da museo".
L´offensiva in atto si configura come l´ennesimo tentativo di etnocidio culturale, figlio del giacobinismo e dell´anticlericalismo ottocentesco.
Le conseguenze di tale azione ricadono pure nel panorama veneto.
Non tanto per la collocazione geografica, quanto per l´apporto determinante della religione ebraico-cristiana alla formazione dell´identità e della cultura venete durante la plurisecolare storia della Veneta Serenissima Repubblica.
Ai più attenti non sarà sfuggito che, tra i soloni laicisti che pontificano sempre e dovunque, rientrano pure tanti maitres a penser italiani; evidentemente lo stato occupante si serve di questi personaggi per completare l´opera di indottrinamento dei veneti e di cancellazione della loro luminosa storia, iniziata con l´aggressione del 1866.
Il Veneto Serenissimo Governo, in quanto erede e continuatore della storia, cultura e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica invita i veneti tutti ad opporsi a tale progetto mirante a distruggere la storia, i valori e le tradizioni europei e della loro amata nazione.
L´orgoglio marciano sia l´antidoto all´apatia e al cinismo culturale venduti come progresso e tolleranza.  

Longarone, 17 settembre 2008.
Il responsabile Dip. lotta contro integralismo
Andrea Bonesso




Da Newcastle…una new family?

La notizia ha rapidamente fatto il giro del mondo: alcuni ricercatori inglesi hanno creato un embrione umano partendo da tre genitori…

Dal punto di vista strettamente tecnico l’intervento è consistito nel prelievo, da cellule di padre e madre, di nuclei con dna e nel loro trasferimento nell’ovulo della donna donatrice, privato della gran parte di dna, ad esclusione di una quota minima che controlla la produzione di mitocondri.
I difetti in questi, infatti, sono responsabili di una serie di patologie, quali cecità, diabete e distrofia muscolare. La scoperta inglese, quindi, sarebbe finalizzata a garantire figli immuni da tali malattie.
Tutto bene quindi?
Ci permettiamo di avanzare qualche riserva.
Innanzitutto si pongono serie questioni circa l’identità biologica del nascituro, ben scandite dalla classica domanda: di chi è figlio ?
Ma ciò che più inquieta e dovrebbe far riflettere chiunque, è la logica nascosta del progetto: si tratta di aberrazione che un giorno potrebbe portare a "fabbricarsi" un figlio su misura.
Si possono già ora immaginare solerti "genitori", li chiamiamo così dato che nella stessa Inghilterra vi è chi propone di abolire i termini "papà" e "mamma", animati dalla logica del desiderio divenuto diritto, tutti tesi a sciorinare le loro richieste: sano, bello alto e superintelligente.
L’exploit britannico conferma che l’umanità si trova sul baratro: sedicenti "scienziati" spinti a fare il bene delle persone, provano a ripetere ciò che avvenne negli anni ´30 del secolo scorso.
La sostenne ed applicò il nazismo, si chiamava eugenetica.

Venezia, 7 febbraio `08

Il responsabile degli affari religiosi
Andrea Bonesso




Tra integralismo, integralismi e paura del confronto vero

Se vi è un vocabolo che, nell’odierna società della comunicazione, è frequentemente frainteso ed utilizzato in modo improprio, esso è sicuramente "integralismo"…

Dal punto di vista storico, il concetto nasce a cavallo tra `800 e `900 in ambiente cristiano-cattolico e designa l’atteggiamento di quei credenti che sostennero la preminenza ed esclusività della dottrina cattolica in ordine alla realizzazione della società perfetta e di un giusto ordine sociale. Tale posizione si può comprendere sullo sfondo dei virulenti attacchi anticlericali e del laicismo imperante in tal periodo storico. Quei cattolici furono dei "sognatori", in quanto la perfezione non è di questo mondo e degli intimoriti dal diverso, nella misura in cui si percepirono come una sorta di "castello assediato" dalle rivendicazioni della modernità e rifiutarono il confronto franco e leale.
Oggi assistiamo al pullulare di integralismi di vario tipo, da quello religioso a quello politico-economico e perfino culturale. Tutti queste forme, se da un lato hanno il merito di riportare l’attenzione all’identità specifica dell’interlocutore, allo stesso modo, sovente celano la sua paura dell’altro nella sua alterità e il timore del confronto autentico. Si crea un meccanismo di autodifesa, per cui il diverso diventa integralista, nell’accezione errata di chiuso e tendente ad imporre le proprie convinzioni, soltanto perché esprime una identità forte o argomenta le sue posizioni.
In realtà queste linee di condotta, spesso appannaggio di sedicenti "tolleranti" e difensori della laicità, misconoscono l’autentico significato del dialogo interculturale. Esso in senso stretto è ???-????? (dià-logos), confronto tramite l’argomentazione razionale con lo scopo non di far cambiare idea all’interlocutore, ma di fargli accettare, in ordine alla costruzione della ????? (polis) delle persone, una prospettiva diversa.
Pertanto, occorre chiaramente distinguere tra integralismi di ogni sorta ed integralità di una specifica posizione o Weltanschauung (visione del mondo). I primi mascherano insicurezza della persona ed incertezza della propria posizione, mentre la seconda evidenzia identità certa, quindi disponibilità al confronto leale senza pregiudizi, secondi fini o tentennamenti.

Venezia, 30 gennaio `08

Per il Veneto Serenissimo Governo
Il responsabile del dipartimento lotta contro l’integralismo
Andrea Bonesso




L'ombra lunga del 1800 avanza

Il recente episodio di censura avvenuto all’Università “La sapienza” di Roma non rappresenta solamente l’iniziativa di un gruppo isolato di docenti e studenti.
Esso si inserisce a pieno titolo in filone ampiamente noto che affonda le sue radici nell’assolutismo di Luigi XIV e nel giacobinismo con la sua volontà di cancellare ogni diritto della Chiesa.


Per quanto riguarda la penisola italiana occorre ricordare che, nel corso del XIX secolo durante il cosiddetto risorgimento, si è consolidato un atteggiamento marcatamente anticristiano e antiecclesiale ad opera dei noti Vittorio Emanale II, Cavour, Mazzini, Garibaldi e soci.
Le stesse leggi dello stato imperialista sabaudo, estese poi allo stato italiano, erano chiaramente contro la Chiesa e abusi e confische di ogni tipo vennero compiuti nei riguardi degli ordini religiosi.
Il principio risorgimentale, risalente a Cavour, “libera Chiesa in libero stato”, che sancisce la separazione netta tra le due istituzioni con la prima che si deve occupare soltanto di manutenzione delle sacrestie e questioni spirituali, caratterizza i rapporti dello stato italiano con la Chiesa fino al secondo conflitto mondiale.
Lo stesso Giolitti afferma che stato e Chiesa sono come “due parallele che non devono incontrarsi mai”.
Anche il regime fascista, pure dopo il concordato del 1929, continua a non permettere, nella sua concezione assoluta del potere, che la Chiesa si occupi di attività sociali, limitandone il campo d’azione a generiche questioni spirituali.
La situazione cambia con l’avvento della repubblica italiana e l’accordo di revisione del concordato del 18 febbraio 1984, firmato da Bettino Craxi e dal cardinale Casaroli.
In tale testo si afferma che lo stato e la Chiesa sono ciascuno nel proprio ordine indipendenti e sovrani ma collaborano per il bene del paese; da cui l’elenco delle materie comuni.
La presa di posizione dei docenti dell’ateneo romano costituisce un evidente superamento di quest’ultima posizione e, in un certo senso, della separazione cavouriana, in quanto, di fatto, ha imposto il silenzio al Papa e alla Chiesa.
Pertanto i signori professori, oltre ad essere prigionieri di schemi mentali di bieca matrice ottocentesca, dimostrano di essere succubi di una ideologia esclusivamente anticristiana e segnatamente anticattolica, affiancando così i rappresentanti del terrore islamista.
Forse non è un caso che tali avanguardie del pensiero operino alla “Sapienza” di Roma: infatti detta università conferì, nel corso del secondo conflitto mondiale, una laurea “ad honorem” ai ministri nazisti Funke e Rust.

Venezia, 17 gennaio ‘08

Per il Veneto Serenissimo Governo
Il responsabile degli affari religiosi
Andrea Bonesso




E l'universita' diventa fucina di "islamofascisti"

Alla fine ci sono riusciti. I sessantasette docenti dell’Università "La Sapienza" di Roma firmatari della lettera contro l’intervento di Benedetto XVI in occasione dell’inaugurazione del 705° anno accademico dell’ateneo, hanno raggiunto il loro scopo: impedire al Pontefice di essere presente.

Chissà se questi illustri professori sanno che tale istituzione è stata voluta proprio da un predecessore di Papa Ratzinger, nel lontano 1303. Historia magistra vitae…
Strano comportamento, essersi autoproclamati censori, tenuto da chi si erge a paladino della laicità.
Laicità che, correttamente intesa, esige l’ascolto ed il rispetto di tutte le posizioni.
Laicità calpestata da sedicenti maestri e da un manipolo di studenti, evidentemente interessati soltanto a far sapere al mondo che esistono o a portare a casa un bel 30 al successivo esame.
Strano comportamento, quello tenuto dai celebrati professori, simile alla censura in auge nella dittatura nazi-fascista e ai proclami antioccidentali e anticristiani dei fanatici del terrore.
Persino la strumentalizzazione delle affermazioni di Joseph Ratzinger, pretesto dell’iniziativa, ricorda l’analogo espediente cui sono ricorsi gli islamisti in occasione del famoso discorso tenuto a Ratisbona nel 2006.
Questi benpensanti, ovviamente, sono i primi ad applaudire quando il Papa denuncia le storture del capitalismo o si impegna per la pace nel mondo.
In questo caso non si tratta di ingerenza o violazione della laicità…
Pessima reputazione per una istituzione dello stato italiano, che si proclama democratico e tollerante e poi impedisce di esprimersi ad un leader religioso.
Nel frattempo, in vari comuni, è scattata la corsa a trovare gli spazi per consentire ai musulmani di pregare in luoghi apposti; non solo, pochi sono a conoscenza che a Roma esiste da tempo la più grande moschea d´Europa, strane anomalie italiane…
Una certa intellighenzia ha svelato il proprio vero volto: aperta e disponibile solo verso chi la pensa nello stesso modo.
Ora sono note al mondo intero la vera laicità e la vera tolleranza di questi signori che, giorno dopo giorno, ricordano sempre più da vicino i peggiori dittatori e nemici della persona che si conoscano.

Venezia, 16 gennaio `08
Per il Veneto Serenissimo Governo
Il responsabile degli affari religiosi
Andrea Bonesso




Il senato italiano affossa in un sol colpo scienza, etica e diritto

princìpi che lo stato italiano non ha mai avuto!
In origine questi cosiddetti “progressisti” miravano ad inserire nell’ordinamento italiano l’ “identità di genere”, in base alla quale una persona stabilisce di essere uomo o donna, a prescindere dal fatto che sia nata uomo e donna.

Tale ventata di novità arriva calpestando le più evidenti dinamiche naturali che assegnano il sesso del nascituro al momento del concepimento e non ai capricci del singolo; rappresenta l’ennesimo attacco impartito ai più alti codici morali dell’umanità, fra i quali si annovera sicuramente il Decalogo ebraico-cristiano nella sua parte “sociale”;


Con abile quanto spregiudicata mossa e nell’indifferenza generale, il senato della repubblica italiana ha ratificato la mozione della cosiddetta sinistra radicale che introduce la “tendenza sessuale” nella legislazione italiana; come tutti i reazionari il senato italiano ha sollevato una pietra e se l’è fatta cadere sui piedi, dimostrando così la sua stupidità e il distacco dal Popolo.
In occasione del voto di fiducia inerente la conversione in legge del decreto sulla sicurezza varato dal governo italiano, è stato inserito nel testo il reato d’opinione riguardante la tendenza sessuale. Le sanzioni prevedono il carcere fino a 3 anni per chi incita a commettere o commette atti discriminatori e da 6 mesi a 4 anni per «chiunque, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette atti di violenza o atti di provocazione alla violenza» in riferimento alla “tendenza sessuale”. La sinistra radicale è riuscita a far passare tale decisione come applicazione del n. 1 dell’art. 13 del Trattato di Amsterdam; si tratta di un incredibile sotterfugio, in quanto tale trattato parla di provvedimenti (non di carcere!) che possono essere presi dal Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea (non dai parlamenti degli stati membri!).
In origine questi cosiddetti “progressisti” miravano ad inserire nell’ordinamento italiano l’ “identità di genere”, in base alla quale una persona stabilisce di essere uomo o donna, a prescindere dal fatto che sia nata uomo e donna.
Tale ventata di novità arriva calpestando le più evidenti dinamiche naturali che assegnano il sesso del nascituro al momento del concepimento e non ai capricci del singolo; rappresenta l’ennesimo attacco impartito ai più alti codici morali dell’umanità, fra i quali si annovera sicuramente il Decalogo ebraico-cristiano nella sua parte “sociale”; viola clamorosamente la loro costituzione italiana laddove riconosce che “uomo” e “donna” sono concetti naturali e non derivanti da presunte scelte legate all’orientamento sessuale.
Insomma, un esempio di solida conoscenza della biologia, dell’etica e del diritto fornito dai 160 senatori che hanno appoggiato tale decisione.

Venezia, 07 dicembre ‘07

Per il Veneto Serenissimo Governo
Il responsabile delle questioni religiose
Andrea Bonesso




Alcuni cosidetti cattolici trevigiani dialogano con l´imam fondamentalista?

…La Chiesa veneta si guardi dai facili entusiasmi nel dialogo con i musulmani.
I fondamentalisti coranici, oltre a deturpare l’autentico volto dell’islam, sono i maestri degli adepti del terrore islamista, in ogni sua variante…


Sabato scorso, in occasione di un incontro per favorire il dialogo fra cattolici e musulmani svoltosi a Giavera del Montello (TV), l’imam invitato ha affermato, riguardo ai seguaci delle due religioni: «Noi siamo fratelli perché il padre dell’umanità è unico, Adamo, e la madre Eva. Perché, allora, deve esserci rivalità fra popoli, Stati, esseri? Siamo orgogliosi della vicinanza fra Cattolici e Islamici, che si manifesta in queste occasioni».
Figli di Adamo ed Eva ? Suvvia, si tratta di figure simboliche, indicanti l’uomo e la donna di ogni tempo, non di specifici personaggi storicamente esistiti.
Tale lettura di un libro sacro è un classico esempio di fondamentalismo: si legge "alla lettera" senza analisi filologica, linguistica e storico-culturale.
L’imam, al limite, avrebbe potuto parlare di comune figliolanza dell’umanità rispetto a Dio.
Davvero la Chiesa di Treviso vuole dialogare con questi signori ?
I sedicenti imam che non interpretano il Corano ricordano i deliri dei terroristi che uccidono in nome di Allah.
La Chiesa veneta si guardi dai facili entusiasmi nel dialogo con i musulmani.
I fondamentalisti coranici, oltre a deturpare l’autentico volto dell’islam, sono i maestri degli adepti del terrore islamista, in ogni sua variante.
Il Veneto Serenissimo Governo, in qualità di erede e continuatore della storia, tradizioni e  cultura della Veneta Serenissima Repubblica invita i cattolici veneti a trarre la dovuta lezione da questo episodio, ovvero a prendere le distanze da certi musulmani troppo frettolosamente accolti come "moderati".

Venezia, 08 ottobre `07
Per il Veneto Serenissimo Governo
Il responsabile delle questioni religiose
Andrea Bonesso




Benedetto XVI e i limiti del capitalismo.

Ancora un intervento prezioso di sua Santità Benedetto XVI; domenica scorsa sia nell´omelia pronunciata a Velletri che nel corso dell´Angelus il pontefice ha fornito un´illuminante lezione di morale. Questa volta trattasi di etica economica

.

La logica dell´esclusivo profitto e quella della condivisione sono antitetiche; questo l´asse portante della riflessione.
Il capitalismo selvaggio, quello dei sostenitori del "lassez faire" del mercato, non giova all´autentico progresso umano.
Purtroppo, pure nella Veneta Patria, vi sono sedicenti imprenditori accecati dal profitto e totalmente incuranti delle conseguenze del loro agire. Basti pensare alle delocalizzazioni selvagge mascherate da limitazione dei costi, alla continua distruzione del territorio e alle gravi forme di inquinamento e degrado.
Questo comportamento proditorio è avvallato dai carenti controlli ad opera dello stato italiano nonché da disposizioni normative spesso contrastanti e quindi inapplicabili.
Il Veneto Serenissimo Governo, in qualità di erede e continuatore della storia, tradizioni e  cultura della Veneta Serenissima Repubblica conferma la necessità di inserire l´attività economica all´interno di un solido quadro valoriale che la ponga al servizio della vita e non del profitto facile.
Per questa ragione il Veneto Serenissimo Governo ringrazia sua Santità per le considerazioni proposte e ribadisce il proprio impegno per risanare la veneta economia, nel rispetto delle venete tradizioni.
Venezia, 24 settembre `07

Per il Veneto Serenissimo Governo
Il responsabile delle questioni religiose
Andrea Bonesso




Le proteste di Vicenza e la miopia di certi cattolici.

 

…Ai cattolici frettolosi pacifisti ricordiamo che è in atto una guerra. L’Occidente è nel mirino del terrorismo islamista, pertanto deve difendersi….

Alla fine emergono anche i cattolici; tra i vari protagonisti delle proteste dello scorso fine settimana contro l’ampliamento dell’aeroporto "Dal Molin" di Vicenza, si contano numerosi appartenenti al variegato mondo pacifista ecclesiale.
Ci dispiace, ma questi cattolici hanno imboccato una strada sbagliata.
Confondono l’atteggiamento pacifico con il pacifismo, retaggio di certa sinistra antioccidentale ed antiamericana.
Dimenticano che l’Evangelo è per i pacifici, non per i pacifisti che vanno in giro a spaccare le vetrine dei negozi "Nike" o dei fast food "Mc Donald´s".
Il pacifico evangelico è colui che si adopera per evitare i conflitti, ma è anche colui che ha ben presente che, finché dura la scena di questo mondo, vi sarà sempre il male operante nella storia.
La resistenza contro il male, imperativo evangelico, si declina moralmente anche con la legittima difesa, che si applica ai singoli come agli stati.
Ai cattolici frettolosi pacifisti ricordiamo che è in atto una guerra. L’Occidente è nel mirino del terrorismo islamista, pertanto deve difendersi.
La difesa della libertà e della vita è lo scopo primario delle installazioni militari americane in territorio veneto.
Bisogna fare i conti con la storia, altrimenti si cade nell’idealismo sterile: il potenziamento delle basi Usa, anche nel Veneto, rientra all’interno del quadro globale della lotta al terrorismo.
Ai cattolici frettolosi pacifisti scesi a manifestare a Vicenza, diciamo: le proteste di oggi, domani potrebbero non essere consentite, quando l’ultima chiesa sarà diventata una moschea.

Venezia, 17 settembre `07

Per il Veneto Serenissimo Governo
Il responsabile delle questioni religiose
Andrea Bonesso