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IL PLEBISCITO DEL 1866: UNA TRUFFA STORICA CHE CONTINUA OGGI. IL VENETO È ALTRO RISPETTO ALL’ITALIA.

In occasione della ricorrenza del cosiddetto plebiscito del 21 e 22 ottobre 1866, il Veneto Serenissimo Governo intende denunciare con forza, ancora una volta, l’atto fondativo di una colossale farsa storica, politica e giuridica che ha sancito l’annessione illegale del Veneto allo Stato italiano, al di fuori di ogni barlume di diritto internazionale.
Quella del 1866 non fu affatto una libera espressione di voto, ma una vera e propria truffa militare e d’occupazione orchestrata per mascherare un’annessione forzata. I fatti storici che la storiografia ufficiale italiana tenta invano di insabbiare parlano chiaro, a partire dalla macroscopica truffa dei 69 voti contrari registrati in un territorio immenso popolato da quasi due milioni e mezzo di persone. Questa cifra, palesemente inventata a tavolino e matematicamente assurda, svela la natura totalmente preordinata e truccata di uno scrutinio svoltosi in un clima di totale intimidazione. Il voto era d’altronde del tutto palese e controllato, con le schede per il “No” stampate su carta di colore diverso rispetto a quelle per il “Sì” e distribuite sotto lo sguardo minaccioso delle truppe d’occupazione e dei comitati d’annessione, (mercenari traditori) azzerando ogni libertà di scelta. A monte di questa messa in scena si consumava inoltre una vergognosa cessione preventiva, poiché il Veneto era già stato scambiato e ceduto dalla Francia all’Italia prima ancora che il popolo potesse anche solo vedere un’urna elettorale.
La politica italiana, da quel momento e per i successivi centosessant’anni, è stata costellata da una linea di condotta coerente fondata sulla menzogna, sullo sfruttamento economico del nostro territorio e sul totale disprezzo della volontà dei Veneti. Lo Stato italiano non ha mai difeso o amato il territorio veneto, ma lo ha storicamente considerato e trattato come mero campo di battaglia, come tragicamente avvenuto durante il primo conflitto mondiale, una immane carneficina in cui la nostra terra è stata devastata e il nostro popolo è stato ridotto alla stregua di schiavi e merce da sacrificio per gli interessi imperialisti romani.
Accanto allo sfruttamento materiale e militare, il Veneto Serenissimo Governo erede e continuatore della storia, cultura e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica denuncia con fermezza l’etnocidio culturale scientificamente perpetrato dall’Italia nei confronti della storia e del popolo Veneto. Attraverso l’imposizione centralista dei programmi scolastici ministeriali e dei media di regime, lo Stato italiano ha sistematicamente oscurato, deformato e silenziato la gloriosa storia millenaria della Repubblica di Venezia. Questo piano di assimilazione forzata mira deliberatamente a sradicare la nostra lingua nazionale veneta, a cancellare la memoria delle nostre istituzioni sovrane e a indurre nelle nuove generazioni un senso di sottomissione intellettuale, negando il diritto fondamentale di conoscere le proprie radici e la propria civiltà.
Questa totale mancanza di tutela e di rispetto nei confronti dei territori e dell’identità veneta prosegue ininterrotta ancora oggi. In palese violazione dei principi di sicurezza e del diritto internazionale, lo Stato italiano dimostra l’assoluta incapacità e mancanza di volontà di difendere le terre venete, lasciandole esposte e vulnerabili di fronte alle minacce del terrorismo e ai fenomeni di invasione e sostituzione culturale di matrice islamica, che minano la sicurezza comune, le nostre tradizioni secolari e il tessuto sociale della nostra civiltà.
Questa catena ininterrotta di inganni e abbandoni ha trovato la sua conferma più recente e lampante nel tradimento del referendum consultivo per l’autonomia del 2017, svoltosi in Veneto.
In quell’occasione, milioni di Veneti si sono recati alle urne (il 98,10 % ha votato per il SI all’autodeterminazione) esprimendo un plebiscito vero, democratico e pacifico, dichiarando a maggioranza schiacciante di essere altro rispetto all’Italia e di voler gestire la propria terra, la propria cultura e la propria sicurezza in totale autonomia. La risposta dello Stato centrale è stata l’ennesima farsa, fatta di anni di rinvii, promesse vuote, tavoli tecnici infiniti e la negazione sistematica di ogni reale trasferimento di competenze, poiché l’Italia centralista non può e non vuole rinunciare al residuo fiscale e al frutto del lavoro del popolo veneto.
Il Veneto Serenissimo Governo ribadisce che il popolo veneto non ha mai rinunciato alla propria sovranità storica e che il legame imposto nel 1866 è nullo sul piano del diritto delle genti. Invitiamo tutti i Veneti a prendere coscienza di questa truffa secolare: la nostra identità, la nostra lingua, la nostra storia, la nostra sicurezza e la nostra libertà non si negoziano con chi, da sempre, usa la maschera della democrazia per perpetuare un’occupazione e una cancellazione culturale.

VIVA S. MARCO! VIVA IL VENETO LIBERO

Venezia-Longarone 21 Ottobre 2026

Ufficio di Presidenza
Veneto Serenissimo Governo




DICHIARAZIONE DI STATO DI EMERGENZA CULTURALE ED ESISTENZIALE PER L’OCCIDENTE – IL DOVERE DELLA RESISTENZA DI FRONTE ALLA PROGRESSIVA OCCUPAZIONE ISLAMICA

Il Veneto Serenissimo Governo intende denunciare con la massima fermezza e urgenza la progressiva e metodica occupazione dell’Occidente da parte dell’Islam. Siamo di fronte a un processo subdolo che si realizza attraverso una vera e propria sostituzione etnica e culturale, apertamente agevolata, incoraggiata e legittimata dalle forze della sinistra, del cattocomunismo e della destra reazionaria antisemita. Queste fazioni politiche, in nome di una falsa integrazione e di un buonismo di facciata o di una falsa difesa dell’identità nazionale, si stanno rendendo complici dello smantellamento della nostra civiltà, favorendo forze che derivano direttamente dalla rete strategica e ideologica dell’internazionale islamica e portando avanti una vera e propria jihad ideologica, demografica e politica contro la nostra terra.

Si tratta di una pianificazione globale nei minimi dettagli, in cui le regole della democrazia e lo strumento del voto vengono scientificamente utilizzati come armi di questa jihad, volta a scardinare dall’interno le nostre istituzioni e assoggettare i popoli europei. I segnali di questa avanzata sono ormai evidenti e si manifestano sotto gli occhi di tutti. La progressiva conquista politica, avvenuta tramite regolari tornate elettorali, di grandi capitali europee come Londra e Berlino, così come di metropoli simbolo del mondo occidentale come New York, dimostra chiaramente come il controllo democratico sia divenuto il grimaldello perfetto utilizzato dall’internazionale islamica per imporre un cambiamento irreversibile del tessuto sociale, religioso e valoriale delle nostre città.

Questa dinamica non è nuova, ma affonda le sue radici in una visione storica mai tramontata. Per l’islamismo politico e le sue ramificazioni globali, infatti, la storica battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571 non ha mai rappresentato una sconfitta definitiva, bensì una semplice parentesi temporanea all’interno di una strategia di espansione a lunghissimo termine. Già all’epoca la corte ottomana minimizzò l’evento paragonandolo a una “barba rasata che ricresce più folta”, e oggi quella stessa impostazione dottrinale continua a considerare l’Occidente come una terra di conquista e sottomissione. L’obiettivo dell’assoggettamento non è mai stato abbandonato e trova una drammatica continuità storica nei passaggi cruciali della nostra era moderna: dall’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre fino al feroce pogrom antisemita del 7 ottobre 2023, una data dal profondo e tragico significato ideale sia per l’Europa sia per il popolo ebraico, che ha riattivato lo stesso millenario scontro di civiltà orchestrato dalle centrali dell’estremismo internazionale. Una minaccia che si estende fino al terrorismo di Stato iraniano, che persegue l’obiettivo dell’arma atomica per ricattare l’Occidente, affiancandola alla leva energetica come strumento di pressione e sottomissione.

In questo scenario, le forze progressiste agiscono come vere e proprie quinte colonne dell’occupazione, e a queste si affiancano i nazionalisti dell’ultima ora che legittimano l’aggressività islamica in favore di un imbelle isolazionismo, in attesa solo di capire da che parte schierarsi. Promuovendo il relativismo culturale e disarmando le difese identitarie e realmente patriottiche dei popoli, consegnano le chiavi del nostro futuro a chi usa la democrazia al solo scopo di distruggerla. Di fronte a questo tradimento, l’eredità della Serenissima Repubblica di Venezia ci indica la via: Venezia fu il baluardo insostituibile e il motore militare della Lega Santa, pagando il prezzo più alto in termini di sangue e risorse per difendere la cristianità e la libertà europea. Come eredi di quella gloriosa storia, abbiamo oggi il dovere morale di riappropriarci di quel medesimo spirito di resistenza di fronte alle pressioni dell’internazionale islamica, della sinistra social-fascista e del nazionalismo nazional-tricolore.

Il Veneto Serenissimo Governo lancia quindi un appello accorato alla coscienza e al risveglio dei popoli. Se non si attiverà un’immediata, decisa e orgogliosa reazione culturale e identitaria per fermare questa silenziosa ma devastante jihad, il destino inevitabile delle nostre società sarà quello della sottomissione e della schiavitù. Non possiamo e non dobbiamo più prestare ascolto alle retoriche globaliste che predicano un’accoglienza incondizionata, poiché quella che stiamo vivendo non è una transizione pacifica, ma una lotta esistenziale per la sopravvivenza stessa dei nostri valori, della nostra storia e della nostra terra.

Venezia, 06 Ottobre 2026

Ufficio di Presidenza
Veneto Serenissimo Governo




DEFINISCI BAMBINI

Vicenza e il Veneto non sono e non saranno mai terra di conquista. Quanto accaduto ieri nella città berica non può e non deve in alcun modo essere derubricato a una semplice bravata, a un “flash mob” o a manifestazioni di disagio giovanile. Il Veneto Serenissimo Governo, erede e continuatore della storia, cultura e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica, denuncia con fermezza l’oggettiva aggressione operata ieri a Vicenza dai cosiddetti “maranza”, una vera e propria operazione di forza che manifesta la chiara intenzione di assoggettare il Veneto e l’intera penisola all’ideologia islamica, così come gli stessi protagonisti hanno esplicitamente e spavaldamente affermato nelle interviste rilasciate sul posto.

Definirli “bambini” o “ragazzini” è un insulto alla verità e all’intelligenza del nostro popolo. Non siamo di fronte a minorenni da rieducare, ma a giovani islamisti di seconda generazione che agiscono come criminali e militanti, il cui obiettivo ideologico è trasformare le nostre terre e i nostri quartieri in enclave di intolleranza e radicalismo, speculari a quanto fatto da Hamas nella striscia di Gaza.

Il Veneto Serenissimo Governo intende ribadire concetti chiari e non negoziabili:

  • Nessun insegnamento da ricevere: Questi soggetti e i modelli sociali che propongono non hanno assolutamente nulla da insegnare alla nostra civiltà. La loro cultura non è la nostra, né lo sarà mai.
  • Amore per la terra ospitante o partenza immediata: Chi sceglie di vivere in Veneto deve rispettare e amare la nostra terra, la nostra storia e le nostre leggi. Se l’intento è l’ostilità e la prevaricazione, l’unica via d’uscita è che se ne vadano immediatamente.
  • Rifiuto della complicità politica: Non siamo e non saremo mai disponibili a subire l’aggressività di questi balordi, costantemente giustificati e appoggiati da una cultura e da una politica di debosciati che, in nome del politicamente corretto, svende la sicurezza e l’identità del nostro popolo.

Invitiamo questi “giovinastri” a studiare la storia prima di sfidare il popolo veneto. Si ricordino di Lepanto. Si ricordino che la nostra tolleranza non è debolezza e che non subiremo mai passivamente la loro violenza o i loro tentativi di intimidazione. Il Veneto resta e resterà fiero delle proprie radici, pronto a difendere le proprie città con ogni mezzo legittimo e istituzionale.

Venezia-Longarone 04 Ottobre 2026

Ufficio di Presidenza
Veneto Serenissimo Governo




Commemorazione dell’11 settembre – Il monito della storia, la resa dell’Occidente, il ruolo eterno della Serenissima e il dovere della Riscossa identitaria.

In occasione dell’anniversario dell’11 settembre, il Veneto Serenissimo Governo intende onorare la memoria delle vittime della tragedia delle Torri Gemelle e lanciare un fermo monito di fronte alla progressiva e drammatica capitolazione valoriale e identitaria del mondo occidentale.

Oggi assistiamo a una realtà innegabile: l’Occidente si è di fatto arreso. Quella che dopo l’attacco del 2001 sembrava una minaccia arginata, si è trasformata in una conquista silenziosa ma pervasiva. L’esempio più lampante è la New York odierna, una metropoli che ha visto l’ascesa al potere del suo attuale sindaco, simbolo evidente di un cambiamento geopolitico e demografico radicale che certifica la sottomissione culturale delle storiche capitali occidentali.

A conferma di questa totale sottomissione si pongono le recenti e vergognose sanzioni europee contro le comunità di Giudea e Samaria. Questi provvedimenti dimostrano la complicità morale e politica dei governi europei con il terrorismo. Per l’ennesima volta nella storia, l’Europa si mostra disposta a sacrificare gli ebrei nell’illusoria e vile speranza di procrastinare la propria fine; una morte culturale e civile che, in assenza di una reazione, avverrà comunque per mano islamica. Non dimentichiamo e non dobbiamo dimenticare la storia recente e i suoi inquietanti parallelismi: le immagini dei festeggiamenti nei territori palestinesi, dove l’attacco alle Torri Gemelle venne celebrato con la distribuzione di dolci e caramelle nelle strade, si sono tragicamente ripetute con le stesse identiche modalità il 7 ottobre 2023. Questa è la dimostrazione palese di un’ostilità ideologica mai mutata.

Per il Veneto Serenissimo Governo, tuttavia, la data dell’11 settembre evoca una memoria ancora più profonda, fondante e vittoriosa: l’inizio della Battaglia di Vienna del 1683. Questo cruciale evento rappresenta uno dei più importanti spartiacque della storia europea. L’esercito della Lega Santa, guidato dal re polacco Giovanni III Sobieski, riuscì a spezzare il drammatico assedio delle truppe dell’Impero Ottomano, comandate dal Gran Visir Kara Mustafa. Per mesi, la capitale asburgica era stata ridotta allo stremo, stringendosi in una difesa disperata. L’arrivo della coalizione cristiana cambiò repentinamente le sorti dello scontro profondo. Il 12 settembre, la leggendaria carica della cavalleria degli ussari alati polacchi e il contributo strategico e spirituale del beato stimmatino e cappuccino friulano Marco D’Aviano travolsero le linee ottomane. Questa fulminea vittoria non solo salvò Vienna dal saccheggio, ma segnò l’inizio del definitivo declino dell’espansionismo ottomano nell’Europa centrale.

In questo quadro epico, è doveroso rivendicare l’orgoglio veneto: se la coalizione guidata dal re Sobieski inferse il colpo decisivo sotto le mura della capitale asburgica, la Repubblica di Venezia giocò un ruolo geopolitico indiretto, ma assolutamente cruciale, nel logorare la macchina bellica della Sublime Porta. Impegnata per secoli in un’estenuante guerra di logoramento nel Mediterraneo — culminata nella titanica difesa di Candia e nelle successive campagne di Morea —, la Serenissima costrinse costantemente gli Ottomani a dividere le proprie forze. Per fronteggiare le agili e temibili armate navali veneziane, i turchi dovettero stornare ingenti risorse economiche, navi e truppe dal fronte terrestre balcanico. Le vittorie marittime e la guerriglia anfibia di Venezia recisero le linee di rifornimento ottomane, esaurendo le finanze del Sultano e impedendo ad Istanbul di concentrare l’intero potenziale bellico nel cuore dell’Europa. Senza questo costante secondo fronte veneziano, che logorò la macchina militare ottomana sia prima che dopo il 1683, la pressione esercitata su Vienna e sul Sacro Romano Impero sarebbe stata decisamente più devastante e, forse, irresistibile per le sorti dell’Occidente.

L’evento ebbe un’eco straordinaria in tutto il continente, venendo celebrato come il trionfo della cristianità. Da quel momento, i confini geopolitici della regione vennero ridisegnati a favore delle potenze cristiane europee. Ancora oggi, Vienna simboleggia il momento in cui l’Europa ritrovò la sua unità di fronte a una minaccia esistenziale. Questo cruciale capitolo di storia militare non è però soltanto memoria del passato, ma un simbolo perenne di resistenza culturale e spirituale che risuona con forza immutata nel convulso panorama geopolitico contemporaneo. Oggi, l’Europa e l’intero Occidente — compreso Israele, avamposto democratico e prima linea di questo confronto — si trovano ad affrontare una pressione multidimensionale che mette a dura prova la tenuta delle democrazie liberali e le radici stesse della civiltà giudaico-cristiana.

L’allarmante attualità frammenta le certezze del nostro tempo: non assistiamo più a uno scontro tra eserciti schierati alle porte di una città, bensì a una sfida globale e asimmetrica. Le spinte radicali alimentate dal fronte islamico si manifestano sia attraverso la minaccia aperta del terrorismo e dei conflitti regionali, sia mediante un’offensiva ideologica che rischia di erodere dall’interno i valori di libertà, laicità e diritti umani. In questo scenario, riscoprire la memoria di Vienna significa riconoscere l’urgenza di una ritrovata autoconsapevolezza identitaria.

Di fronte a una minaccia che mette apertamente in discussione la nostra sopravvivenza, la storia ci indica chiaramente la via del futuro: solo superando le frammentazioni interne e riscoprendo il valore sacro della nostra comune identità, i popoli liberi potranno resistere. È da quella straordinaria vittoria che dobbiamo oggi ripartire per riappropriarci della nostra storia, della nostra cultura, delle nostre tradizioni e della nostra stessa terra. Il nostro messaggio per il futuro è chiaro e intransigente: può vivere qui solo chi ama questa terra e non chi vuole conquistarla e renderci schiavi.

Oggi più che mai, è vitale che i popoli liberi si stringano in un’unica, indistruttibile alleanza, affinché la luce della libertà e dei nostri valori democratici continuino a brillare contro ogni forma di oscurantismo e sottomissione.

Venezia, 11 Settembre 2026

Gloria a San Marco
Gloria al beato Marco D’Aviano
Uniti per la libertà

Per il Veneto Serenissimo Governo

Il Presidente Luca Peroni




Condanna ferma della legge regionale sul suicidio assistito, smantellamento della sanità pubblica, tradimento dell’indipendenza veneta e denuncia del piano di sostituzione etnica.

l Veneto Serenissimo Governo, erede e continuatore della storia, cultura e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica, esprime la più ferma e totale condanna nei confronti della legge regionale sul suicidio assistito promossa e fermamente voluta dal Presidente della Regione Luca Zaia.

Questa misura non rappresenta un atto di civiltà o di libertà, bensì una vera e propria pena di morte surrettizia per i malati e le persone più vulnerabili della nostra terra. In un contesto sociale in cui si assiste alla progressiva e sistematica privatizzazione della sanità pubblica, l’introduzione dell’eutanasia e del suicidio assistito rischia di trasformarsi nell’unica “soluzione” economica e accessibile offerta a chi è affetto da gravi patologie, privando i cittadini del fondamentale diritto alla cura, all’assistenza e alla dignità della vita fino all’ultimo istante.

Denunciamo con forza il totale tradimento delle istanze autonomiste e indipendentiste del nostro popolo. Invece di lottare con fermezza per la vera libertà del Veneto, questa amministrazione ha preferito spendere il proprio capitale politico e istituzionale per garantire la “libertà di ammazzarci”. Se lo stesso impegno, lo stesso vigore e la stessa caparbietà fossero stati utilizzati per rivendicare l’indipendenza e la sovranità della nostra terra, oggi il Popolo Veneto sarebbe già libero e padrone del proprio destino.

Questo scellerato provvedimento sul suicidio assistito va inserito e interpretato nella più ampia ed allarmante prospettiva della sostituzione etnica a favore dell’Islam. Mentre si favorisce l’eliminazione dei nostri malati e dei nostri anziani vulnerabili, si spalancano le porte all’immigrazione incontrollata. I drammatici risultati di questa politica criminale sono sotto gli occhi di tutti: le seconde generazioni di immigrati, le sedicenti bande di “maranza”, stanno oggettivamente occupando militarmente i nostri territori, seminando il panico e aggredendo quotidianamente i nostri figli e le nostre città.

Le scelte dell’attuale amministrazione regionale non sono casuali, ma rispondono a un disegno ben preciso. Lo stesso ex Governatore Zaia ha più volte dichiarato, pubblicamente e con orgoglio, che il Veneto e i veneti costituiscono un vero e proprio laboratorio per il Nuovo Ordine Mondiale e per l’attuazione delle direttive globaliste dell’Agenda 2030.

Il Veneto Serenissimo Governo denuncia questa deriva che calpesta l’identità, i valori tradizionali e la sovranità del popolo veneto, ridotto a cavia da laboratorio per politiche tecnocratiche e antiumane. La vita non si tocca, la sanità deve tornare a essere pubblica e universalmente garantita, le nostre città devono essere ripulite e messe in sicurezza, e il Veneto deve riappropriarsi del proprio cammino verso la piena indipendenza, fuori dalle logiche dei poteri sovranazionali e del centralismo romano.

Venezia, 03 settembre 2026

Ufficio di Presidenza
Veneto Serenissimo Governo




Il doppiopesismo dello Stato occupante italiano: pieno sostegno politico alle rivendicazioni palestinesi mentre il Veneto viene ridotto a colonia sfruttata e depredata

Il Veneto Serenissimo Governo, erede e continuatore della storia, cultura e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica, custode della memoria storica e legittimo interprete della volontà d’indipendenza e della sovranità del Popolo Veneto, solleva un grido di fiera protesta e rivolge un severo atto d’accusa alle autorità dello Stato occupante italiano e a tutte le svariate forze politiche, complici coscienti del mantenimento del Veneto in uno stato di totale sottomissione coloniale.

Con sdegno assistiamo al doppiopesismo morale e politico di Roma. Le istituzioni dello Stato occupante italiano manifestano una morbosa e continua sollecitudine verso i cosiddetti “palestinesi” — un’entità storicamente creata a tavolino dalla Lega Araba con la complicità geopolitica del blocco sovietico, che ha fatto del terrorismo sistematico la propria arma di pressione politica. Lo Stato occupante italiano non esita a versare lacrime diplomatiche, risorse economiche e legittimazione politica a fazioni nate e cresciute nel culto della violenza.

Al contempo, lo stesso Stato occupante italiano nega, censura e calpesta con superba indifferenza la secolare, pacifica e gloriosa nazione Veneta, che rivendica il proprio sacrosanto e inalienabile diritto all’autodeterminazione senza aver mai versato una sola goccia di sangue innocente.

Il Veneto Serenissimo Governo riafferma dinanzi al mondo la verità storica e denuncia i crimini del regime occupante:

● L’annessione storica del 1866: L’annessione del Veneto costituisce un atto nullo e criminale, compiuto in palese violazione del Diritto Internazionale sancito dalla Pace di Vienna del 1866. Quello che la storia ufficiale chiama “plebiscito” fu una truffa orchestrata dalle baionette dello Stato occupante italiano, un vulnus mai sanato che privò un Popolo sovrano della propria libertà.

● Il plebiscito solenne del 2017: Nel silenzio complice dei media di regime, il 22 ottobre 2017 il Popolo Veneto ha risposto alla chiamata della storia. Con un’affluenza di oltre due milioni di cittadini, un oceanico e schiacciante 98,1% di voti favorevoli ha decretato il diritto all’autogoverno. Un verdetto plebiscitario e inequivocabile che ha sancito un principio oggettivo e immutabile: il grado di libertà, di sovranità e di autonomia del Popolo Veneto sarà deciso e scritto esclusivamente dal Popolo Veneto stesso, senza le interferenze dello Stato occupante italiano.

● Sfruttamento coloniale e complicità politica: Accusiamo formalmente tutte le forze politiche di essere complici attive dell’occupazione. Esse riducono il Veneto a una mera colonia di cui depredare le risorse per mantenere l’apparato centralista dello Stato occupante italiano. Il nostro territorio viene sistematicamente munto e impoverito attraverso una tassazione rapace, negando ai veneti il diritto di godere dei frutti del proprio lavoro.

● Sostituzione etnica e il caso dei gazawi: Denunciamo con forza l’attuazione di deliberate politiche di ingegneria demografica e sostituzione etnica ai danni della nostra popolazione. La continua, forzata e sconsiderata accoglienza a nostre spese di elementi provenienti da Gaza — mentre le famiglie venete soffrono la crisi economica — rappresenta l’ennesima provocazione. Lo Stato occupante italiano preferisce mantenere e finanziare popolazioni esterne alla nostra civiltà e contigue al terrorismo islamico, piuttosto che tutelare i legittimi abitanti di questa terra.

● L’oltraggio ai Veneti della diaspora: Mentre il regime dello Stato occupante italiano spalanca le porte a chiunque provenga da scenari di guerra e di terrorismo, compie l’abominevole ingiustizia di vietare ed ostacolare il riconoscimento della cittadinanza e il diritto al ritorno dei milioni di Veneti della diaspora. I discendenti dei nostri emigrati, fuggiti nei decenni passati proprio a causa della miseria indotta dall’amministrazione dello Stato occupante italiano, si vedono sbarrate le porte della patria dei loro padri da una burocrazia cieca e ostile, che preferisce premiare l’immigrazione incontrollata rispetto ai legami di amore, sangue e di identità.

Il Veneto Serenissimo Governo non arretrerà di un millimetro. Ammoniamo lo Stato occupante italiano e i suoi collaborazionisti: la pazienza della nostra gente non è infinita. Il diritto all’autodeterminazione dei Veneti è imprescrittibile, eterno e radicato nella nostra gloriosa storia. Nessun governo straniero potrà mai spegnere la fiamma della nostra identità e della nostra imminente libertà.

Venezia-Longarone, 23 Agosto 2026

Ufficio di Presidenza

Veneto Serenissimo Governo




NEL GIORNO DEL MARTIRIO DI BRAGADIN: IL VENETO SERENISSIMO GOVERNO CONDANNA LA SOTTOMISSIONE ALL’ISLAM DI VATICANO E STATO ITALIANO

Oggi, 17 agosto 2026, nel giorno in cui ricorre il tragico e glorioso anniversario del barbaro martirio del Governatore veneziano Marcantonio Bragadin, scorticato vivo a Famagosta per mano ottomana, il Veneto Serenissimo Governo, erede e continuatore della storia, cultura e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica, intende denunciare con fermezza l’attuale deriva diplomatica e ideologica che unisce i vertici del Vaticano e il Ministero degli Esteri italiano. Le costanti dichiarazioni a oltranza in difesa delle fazioni palestinesi rappresentano una grave alterazione della verità storica e geografica, che di fatto finisce per legittimare il terrorismo islamico di ieri e di oggi.

Viene da chiedersi che fine abbiano fatto le parole lucide e profetiche pronunciate a Ratisbona da Papa Benedetto XVI, quando citò testualmente l’imperatore bizantino Manuele II Paleologo: «Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava». Dov’è finita quella coraggiosa analisi sul legame indissolubile tra fede e ragione, e sulla ferma condanna della violenza motivata dalla religione? E soprattutto, a dispetto dell’ambiguo e cedevole atteggiamento con cui la Chiesa odierna tratta il popolo d’Israele, dove è finito il magistero di Joseph Ratzinger che definiva gli ebrei nostri “padri nella fede”? Oggi quel patrimonio teologico e quella verità storica sembrano deliberatamente sepolti sotto i colpi di un relativismo diplomatico che preferisce la sottomissione ideologica all’islam alla difesa della realtà.

Assistiamo infatti da tempo alla sistematica cancellazione dei nomi e delle identità millenarie. Definire “Cisgiordania” territori la cui denominazione storica, geografica e archeologica è Giudea e Samaria significa voler recidere la radice ebraica indissolubile di quelle terre. Mistificare la geografia per finalità politiche determina la negazione del diritto e della realtà, avallando la narrazione di un fantomatico “popolo palestinese”, entità artificialmente creata a tavolino nel 1964 dall’Unione Sovietica e dalla Lega Araba in funzione prettamente anti-israeliana.

Esprimiamo pertanto profonda esecrazione per l’atteggiamento del Pontefice e delle istituzioni italiane, i quali non manifestano la medesima sollecitudine e fermezza nel condannare i continui attacchi terroristici subiti dai cittadini israeliani e la costante minaccia esistenziale portata dall’Iran contro lo Stato ebraico. Questo strabismo morale e politico non è altro che la maschera di un antisemitismo recondito mai del tutto sradicato. Al contempo, mentre ci si china per difendere chi compie o appoggia il terrore in Medio Oriente, il medesimo asse politico-religioso ignora deliberatamente il sistematico massacro dei cristiani in Africa per mano dell’estremismo islamico. Ne è un esempio l’orrendo e continuo martirio dei fedeli in Nigeria, dove formazioni jihadiste come Boko Haram e i pastori Fulani assaltano villaggi, bruciano chiese e trucidano migliaia di innocenti nell’indifferenza delle cancellerie occidentali e dei vertici vaticani.

Questa propensione alla mistificazione non deve stupire. Nonostante i pronunciamenti ufficiali del Concilio Vaticano II e i formali decreti di soppressione, in alcune realtà territoriali e all’interno del sentimento ecclesiale persiste tollerato, se non alimentato, il culto del cosiddetto “beato” Lorenzino da Marostica. Così come per secoli si è dato credito alla falsa e antistorica accusa del sangue e dell’omicidio rituale, oggi con la stessa superficialità e malafede si sostiene la legittimità ideologica di sigle che fanno del terrore la propria bandiera.

Chi mistifica il passato è condannato a essere complice delle tragedie del presente. Nel nome di Marcantonio Bragadin, che scelse il supplizio pur di non piegarsi al ricatto e alla barbarie, il Veneto Serenissimo Governo ribadisce il proprio fermo sostegno alla verità storica, al diritto di Israele di difendere i propri confini storici e alla denuncia di ogni forma di totalitarismo ideologico e religioso.

Venezia-Longarone, 17 Agosto 2026

Ufficio di Presidenza

Veneto Serenissimo Governo




La strage di Bologna, il crollo della “Ragion di Stato” e la finzione dell’unità italiana.

I

l Veneto Serenissimo Governo stigmatizza con forza il comportamento storico e sistematico dello Stato italiano che, di fronte al sangue della strage di Bologna del 2 agosto 1980, ha dimostrato la sua vera natura di apparato burocratico e centralista. Questa entità artificiale non ha mai tutelato la sicurezza dei popoli della penisola, preferendo sempre e comunque la salvaguardia del proprio status di potere e della propria sopravvivenza istituzionale rispetto alla vita dei cittadini. I tragici fatti di Bologna, letti attraverso il prisma delle verità taciute sulla pista palestinese, dimostrano come i popoli sottomessi a questo centralismo siano stati usati come carne da macello in giochi geopolitici sotterranei e illegittimi. Oggi appare più palese che mai la profonda verità storica per cui l’Italia non costituisce affatto una nazione unitaria, ma rappresenta e rimane soltanto un’espressione geografica, un contenitore artificiale che unisce forzatamente nazioni diverse sotto un’amministrazione che sacrifica la verità sull’altare della propria sopravvivenza. Nonostante la retorica ufficiale e le celebrazioni di facciata da sempre sbandierate dalle istituzioni romane, la realtà storica evidenzia che tutti i popoli della penisola non sono mai stati realmente liberati dal giogo di questo centralismo soffocante. Tra queste identità storiche tradite ed esposte ai pericoli dei giochi di potere dello Stato centralista vi è anche l’amico popolo ebraico, che ha storicamente condiviso percorsi di integrazione e rispetto reciproco con le nostre terre e che si ritrova anch’esso ostaggio delle ambiguità e dei compromessi internazionali.
A riprova di questa gestione opaca e criminale, l’intera catena di sangue che attraversa la storia peninsulare rivela un filo conduttore drammatico in cui la sicurezza dei cittadini è stata barattata per cinici equilibri diplomatici. L’Italia della Prima Repubblica ha stretto per anni un accordo segreto e informale con le organizzazioni della resistenza palestinese, in particolare il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina di George Habash e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina di Yasser Arafat, un patto di non belligeranza comunemente noto come Lodo Moro. Questo accordo garantiva l’immunità da attentati terroristici sul territorio italiano in cambio del libero transito di armi e militanti mediorientali, oltre a un forte sostegno politico da parte di Roma. Tale equilibrio sotterraneo si è drammaticamente incrinato nel novembre del 1979 con il sequestro di Ortona, quando tre militanti dell’Autonomia Operaia e il giordano Abu Anzeh Saleh, esponente di spicco del Fronte Popolare in Italia, sono stati arrestati mentre trasportavano due missili terra-aria Strela. L’arresto e la successiva condanna di Saleh hanno rappresentato una palese violazione del Lodo Moro da parte dello Stato italiano, esponendo il Paese e i suoi popoli a repentine e furiose ritorsioni internazionali che hanno trovato il loro culmine proprio nella stazione di Bologna. Questa dinamica geopolitica getta una luce sinistra e rivelatrice anche su altre spaventose pagine di sangue della storia recente, come il tragico attentato di Fiumicino del 1973 e la successiva strage di Fiumicino del 1985, o l’attentato alla Sinagoga di Roma del 1982, eventi drammatici in cui la vulnerabilità delle frontiere, le protezioni occulte e i compromessi con il terrorismo mediorientale hanno tragicamente dimostrato l’incapacità dello Stato di difendere i popoli e le comunità che ne popolano il territorio.
La stessa presenza documentata a Bologna nei registri dell’hotel Centrale, proprio nella notte tra l’1 e il 2 agosto 1980, del cittadino tedesco Thomas Kram, terrorista legato alle Cellule Rivoluzionarie e alla rete internazionale di Ilich Ramírez Sánchez, detto Carlos lo Sciacallo, all’epoca interconnesso con le fazioni palestinesi più radicali, solleva interrogativi devastanti che la magistratura romana ha sistematicamente evitato di approfondire. Il Veneto Serenissimo Governo pone alla coscienza della storia e dei popoli una serie di quesiti strutturali rimasti senza risposta per decenni, chiedendosi se un’indagine approfondita sul Lodo Moro sia stata evitata per non costringere lo Stato italiano ad ammettere l’esistenza di patti segreti e illegittimi con organizzazioni paramilitari straniere, violando così i trattati occidentali e la stessa Costituzione. Ci si deve chiedere per quale motivo la presenza di un terrorista internazionale dell’area di Carlos a Bologna nelle ore della strage sia stata liquidata per anni come una mera coincidenza, e perché l’apparato politico e mediatico si sia cristallizzato fin dalle prime ore esclusivamente sulla pista del terrorismo nero, nonostante le informative dei servizi segreti segnalassero gravi tensioni e minacce di ritorsioni dal fronte palestinese dopo il caso di Ortona. Resta inoltre da chiarire se i depistaggi accertati da parte di ufficiali del SISMI legati alla loggia P2 servissero a deviare l’attenzione da una verità geopolitica ancora più scomoda, ovvero il fallimento totale della politica estera sotterranea dell’Italia, e perché ampie porzioni di archivi e documentazioni relative ai rapporti tra i servizi italiani e il terrorismo mediorientale siano rimaste a lungo secretate o di difficilissimo accesso per gli investigatori indipendenti.
Il Veneto Serenissimo Governo riafferma con forza che solo il ritorno alla piena sovranità e all’autodeterminazione di tutti i popoli della penisola, a partire da quello Veneto, potrà garantire una vera sicurezza, una giustizia trasparente, la piena libertà delle minoranze storiche e la fine di queste tragiche farse di Stato che sacrificano vite umane sull’altare del potere romano.

Venezia-Longarone 03 Agosto 2026

Ufficio di Presidenza
Veneto Serenissimo Governo




Lissa e Longarone: La Continuità Storica del Patriottismo Veneto e il Diritto all’Autodeterminazione

Il Veneto Serenissimo Governo, erede e continuatore della storia, cultura e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica, in questa ricorrenza che vede la nostra Nazione riaffermare la propria identità mai domata, intende richiamare alla memoria due momenti fondamentali della nostra storia patria indissolubilmente legati dalla data del 20 luglio, ovvero l’epica Battaglia di Lissa del 20 luglio 1866 e la storica proclamazione dei primi Liberi Territori Veneti avvenuta a Longarone il 20 luglio 2008. A distanza di centosessant’anni dai fatti di Lissa, è un dovere imprescindibile fare chiarezza sulle mistificazioni della storiografia risorgimentale italiana, poiché quella battaglia non rappresentò una vittoria dell’oppressione austriaca, bensì il trionfo della Marineria Veneta, i cui equipaggi, fedeli a San Marco e gridando il secolare motto “Viva San Marco!”, sconfissero clamorosamente la flotta del neonato e aggressivo Stato italiano. Per i marinai veneti che militavano nella flotta adriatica la bandiera tricolore non fu mai un simbolo di liberazione, ma un mero bottino di guerra strappato al nemico invasore, dimostrando al mondo la superiorità morale, tecnica e storica del nostro popolo che, pochi mesi dopo, fu costretto a subire la farsa di un plebiscito-truffa che sancì un’annessione illegittima. La fiamma di quel patriottismo veneto e del fermo rifiuto della dominazione italiana non si è mai spenta nei cuori dei veri patrioti e quel filo conduttore che unisce i marinai di Lissa ai veneti moderni ha trovato una straordinaria convergenza temporale e ideale proprio il 20 luglio 2008 a Longarone, quando, con l’atto ufficiale di proclamazione dei primi Liberi Territori Veneti, a 142 anni esatti dall’epopea di Lissa, si è ribadito che il cammino di resistenza e di autostima nazionale prosegue ininterrotto, dimostrando che la nostra dignità non è in vendita e che il diritto inalienabile all’autodeterminazione non può essere cancellato da oltre un secolo di centralismo e colonizzazione culturale; pertanto, il Veneto Serenissimo Governo continua a battersi affinché la verità storica venga ristabilita e i diritti del nostro popolo vengano pienamente riconosciuti a livello internazionale, riaffermando con orgoglio che non ci siamo mai arresi all’Italia, che consideriamo l’attuale assetto geopolitico il frutto di un sopruso storico e giuridico che ha violato la nostra sovranità e che onoriamo i caduti di Lissa e i patrioti di oggi nella consapevolezza che la Serenissima vive nella coscienza di chi non ha mai smesso di sentirsi libero e che, come recita il nostro fermo convincimento, il Veneto appartiene ai Veneti e la storia non si cancella con i decreti di Roma.

Venezia-Longarone 20 Luglio 2026




FUORI IL TURCO DA CIPRO: L’ISOLA DEVE TORNARE UNITA

Famagosta 1571 – Israele 2023: la medesima ferocia del terrorismo e la vergogna del silenzio internazionale

Il Veneto Serenissimo Governo, erede e continuatore della storia, cultura e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica, eleva la sua voce solenne nell’imminenza dell’anniversario del martirio della resistenza di Famagosta, guidata dall’eroe Marcantonio Bragadin. Sentiamo il dovere morale di rompere il muro di complicità, viltà e ipocrisia eretto dalle istituzioni internazionali per denunciare con forza i crimini e le aggressioni che, dal passato alla contemporaneità, continuano a insanguinare la storia.

Onoriamo anzitutto la memoria dei nostri eroici antenati che nel 1571 difesero l’estremo baluardo della civiltà sotto il comando supremo di Bragadin, il cui atroce supplizio incarna l’apice dell’infamia nemica. Quello che si consumò dopo la caduta della fortezza non fu un semplice atto di guerra, ma una manifestazione di puro terrorismo ottomano. Uomini, donne e bambini vennero torturati e trucidati senza pietà, mentre le donne vennero rapite e ridotte a schiave, in spregio a ogni patto giurato e alla dignità umana. Con profondo orrore, riconosciamo la medesima matrice ideologica, la stessa ferocia mostruosa e le identiche caratteristiche d’azione nel massacro del 7 ottobre 2023 perpetrato dai palestinesi contro il popolo d’Israele. Anche in quella tragica giornata, proprio come nel martirio di Famagosta, il mondo ha assistito a torture disumane, all’uccisione deliberata di civili innocenti, di anziani e di neonati, e al rapimento di madri e figlie trascinate in una barbara schiavitù.

Questo filone d’ombra e di terrore non è confinato ai libri di storia. L’operare ottomano prosegue oggi in chiave contemporanea attraverso l’azione dello Stato turco guidato da Erdogan. Da decenni assistiamo alla cinica e illegale occupazione militare di Cipro Nord, un’aggressione vera e propria ai danni di una terra europea, di fronte alla quale la NATO continua a mantenere un silenzio incomprensibile e complice, omettendo di intervenire contro un proprio Stato membro. Al contempo, assistiamo alla scandalosa condotta delle Nazioni Unite, pronte a dare man forte alla mistificazione della realtà accanendosi contro lo Stato d’Israele, che lotta legittimamente per la propria sopravvivenza, mentre l’ONU stessa continua a non dire una sola parola di condanna contro l’imperialismo e i crimini della Turchia.

Il Veneto Serenissimo Governo chiama a raccolta tutti i patrioti e gli uomini liberi affinché sostengano questa battaglia di verità. Non tollereremo che la memoria dei nostri martiri sia infangata dall’oblio e dal politicamente e moralmente scorretto, né che i terroristi di ieri e di oggi, forti della sottomissione del consesso internazionale, pretendano di dettare le regole e l’agenda geopolitica nel nostro Mediterraneo.

Venezia-Longarone 10 Luglio 2026