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Commemorazione dell’11 settembre – Il monito della storia, la resa dell’Occidente, il ruolo eterno della Serenissima e il dovere della Riscossa identitaria.

In occasione dell’anniversario dell’11 settembre, il Veneto Serenissimo Governo intende onorare la memoria delle vittime della tragedia delle Torri Gemelle e lanciare un fermo monito di fronte alla progressiva e drammatica capitolazione valoriale e identitaria del mondo occidentale.

Oggi assistiamo a una realtà innegabile: l’Occidente si è di fatto arreso. Quella che dopo l’attacco del 2001 sembrava una minaccia arginata, si è trasformata in una conquista silenziosa ma pervasiva. L’esempio più lampante è la New York odierna, una metropoli che ha visto l’ascesa al potere del suo attuale sindaco, simbolo evidente di un cambiamento geopolitico e demografico radicale che certifica la sottomissione culturale delle storiche capitali occidentali.

A conferma di questa totale sottomissione si pongono le recenti e vergognose sanzioni europee contro le comunità di Giudea e Samaria. Questi provvedimenti dimostrano la complicità morale e politica dei governi europei con il terrorismo. Per l’ennesima volta nella storia, l’Europa si mostra disposta a sacrificare gli ebrei nell’illusoria e vile speranza di procrastinare la propria fine; una morte culturale e civile che, in assenza di una reazione, avverrà comunque per mano islamica. Non dimentichiamo e non dobbiamo dimenticare la storia recente e i suoi inquietanti parallelismi: le immagini dei festeggiamenti nei territori palestinesi, dove l’attacco alle Torri Gemelle venne celebrato con la distribuzione di dolci e caramelle nelle strade, si sono tragicamente ripetute con le stesse identiche modalità il 7 ottobre 2023. Questa è la dimostrazione palese di un’ostilità ideologica mai mutata.

Per il Veneto Serenissimo Governo, tuttavia, la data dell’11 settembre evoca una memoria ancora più profonda, fondante e vittoriosa: l’inizio della Battaglia di Vienna del 1683. Questo cruciale evento rappresenta uno dei più importanti spartiacque della storia europea. L’esercito della Lega Santa, guidato dal re polacco Giovanni III Sobieski, riuscì a spezzare il drammatico assedio delle truppe dell’Impero Ottomano, comandate dal Gran Visir Kara Mustafa. Per mesi, la capitale asburgica era stata ridotta allo stremo, stringendosi in una difesa disperata. L’arrivo della coalizione cristiana cambiò repentinamente le sorti dello scontro profondo. Il 12 settembre, la leggendaria carica della cavalleria degli ussari alati polacchi e il contributo strategico e spirituale del beato stimmatino e cappuccino friulano Marco D’Aviano travolsero le linee ottomane. Questa fulminea vittoria non solo salvò Vienna dal saccheggio, ma segnò l’inizio del definitivo declino dell’espansionismo ottomano nell’Europa centrale.

In questo quadro epico, è doveroso rivendicare l’orgoglio veneto: se la coalizione guidata dal re Sobieski inferse il colpo decisivo sotto le mura della capitale asburgica, la Repubblica di Venezia giocò un ruolo geopolitico indiretto, ma assolutamente cruciale, nel logorare la macchina bellica della Sublime Porta. Impegnata per secoli in un’estenuante guerra di logoramento nel Mediterraneo — culminata nella titanica difesa di Candia e nelle successive campagne di Morea —, la Serenissima costrinse costantemente gli Ottomani a dividere le proprie forze. Per fronteggiare le agili e temibili armate navali veneziane, i turchi dovettero stornare ingenti risorse economiche, navi e truppe dal fronte terrestre balcanico. Le vittorie marittime e la guerriglia anfibia di Venezia recisero le linee di rifornimento ottomane, esaurendo le finanze del Sultano e impedendo ad Istanbul di concentrare l’intero potenziale bellico nel cuore dell’Europa. Senza questo costante secondo fronte veneziano, che logorò la macchina militare ottomana sia prima che dopo il 1683, la pressione esercitata su Vienna e sul Sacro Romano Impero sarebbe stata decisamente più devastante e, forse, irresistibile per le sorti dell’Occidente.

L’evento ebbe un’eco straordinaria in tutto il continente, venendo celebrato come il trionfo della cristianità. Da quel momento, i confini geopolitici della regione vennero ridisegnati a favore delle potenze cristiane europee. Ancora oggi, Vienna simboleggia il momento in cui l’Europa ritrovò la sua unità di fronte a una minaccia esistenziale. Questo cruciale capitolo di storia militare non è però soltanto memoria del passato, ma un simbolo perenne di resistenza culturale e spirituale che risuona con forza immutata nel convulso panorama geopolitico contemporaneo. Oggi, l’Europa e l’intero Occidente — compreso Israele, avamposto democratico e prima linea di questo confronto — si trovano ad affrontare una pressione multidimensionale che mette a dura prova la tenuta delle democrazie liberali e le radici stesse della civiltà giudaico-cristiana.

L’allarmante attualità frammenta le certezze del nostro tempo: non assistiamo più a uno scontro tra eserciti schierati alle porte di una città, bensì a una sfida globale e asimmetrica. Le spinte radicali alimentate dal fronte islamico si manifestano sia attraverso la minaccia aperta del terrorismo e dei conflitti regionali, sia mediante un’offensiva ideologica che rischia di erodere dall’interno i valori di libertà, laicità e diritti umani. In questo scenario, riscoprire la memoria di Vienna significa riconoscere l’urgenza di una ritrovata autoconsapevolezza identitaria.

Di fronte a una minaccia che mette apertamente in discussione la nostra sopravvivenza, la storia ci indica chiaramente la via del futuro: solo superando le frammentazioni interne e riscoprendo il valore sacro della nostra comune identità, i popoli liberi potranno resistere. È da quella straordinaria vittoria che dobbiamo oggi ripartire per riappropriarci della nostra storia, della nostra cultura, delle nostre tradizioni e della nostra stessa terra. Il nostro messaggio per il futuro è chiaro e intransigente: può vivere qui solo chi ama questa terra e non chi vuole conquistarla e renderci schiavi.

Oggi più che mai, è vitale che i popoli liberi si stringano in un’unica, indistruttibile alleanza, affinché la luce della libertà e dei nostri valori democratici continuino a brillare contro ogni forma di oscurantismo e sottomissione.

Venezia, 11 Settembre 2026

Gloria a San Marco
Gloria al beato Marco D’Aviano
Uniti per la libertà

Per il Veneto Serenissimo Governo

Il Presidente Luca Peroni




Condanna ferma della legge regionale sul suicidio assistito, smantellamento della sanità pubblica, tradimento dell’indipendenza veneta e denuncia del piano di sostituzione etnica.

l Veneto Serenissimo Governo, erede e continuatore della storia, cultura e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica, esprime la più ferma e totale condanna nei confronti della legge regionale sul suicidio assistito promossa e fermamente voluta dal Presidente della Regione Luca Zaia.

Questa misura non rappresenta un atto di civiltà o di libertà, bensì una vera e propria pena di morte surrettizia per i malati e le persone più vulnerabili della nostra terra. In un contesto sociale in cui si assiste alla progressiva e sistematica privatizzazione della sanità pubblica, l’introduzione dell’eutanasia e del suicidio assistito rischia di trasformarsi nell’unica “soluzione” economica e accessibile offerta a chi è affetto da gravi patologie, privando i cittadini del fondamentale diritto alla cura, all’assistenza e alla dignità della vita fino all’ultimo istante.

Denunciamo con forza il totale tradimento delle istanze autonomiste e indipendentiste del nostro popolo. Invece di lottare con fermezza per la vera libertà del Veneto, questa amministrazione ha preferito spendere il proprio capitale politico e istituzionale per garantire la “libertà di ammazzarci”. Se lo stesso impegno, lo stesso vigore e la stessa caparbietà fossero stati utilizzati per rivendicare l’indipendenza e la sovranità della nostra terra, oggi il Popolo Veneto sarebbe già libero e padrone del proprio destino.

Questo scellerato provvedimento sul suicidio assistito va inserito e interpretato nella più ampia ed allarmante prospettiva della sostituzione etnica a favore dell’Islam. Mentre si favorisce l’eliminazione dei nostri malati e dei nostri anziani vulnerabili, si spalancano le porte all’immigrazione incontrollata. I drammatici risultati di questa politica criminale sono sotto gli occhi di tutti: le seconde generazioni di immigrati, le sedicenti bande di “maranza”, stanno oggettivamente occupando militarmente i nostri territori, seminando il panico e aggredendo quotidianamente i nostri figli e le nostre città.

Le scelte dell’attuale amministrazione regionale non sono casuali, ma rispondono a un disegno ben preciso. Lo stesso ex Governatore Zaia ha più volte dichiarato, pubblicamente e con orgoglio, che il Veneto e i veneti costituiscono un vero e proprio laboratorio per il Nuovo Ordine Mondiale e per l’attuazione delle direttive globaliste dell’Agenda 2030.

Il Veneto Serenissimo Governo denuncia questa deriva che calpesta l’identità, i valori tradizionali e la sovranità del popolo veneto, ridotto a cavia da laboratorio per politiche tecnocratiche e antiumane. La vita non si tocca, la sanità deve tornare a essere pubblica e universalmente garantita, le nostre città devono essere ripulite e messe in sicurezza, e il Veneto deve riappropriarsi del proprio cammino verso la piena indipendenza, fuori dalle logiche dei poteri sovranazionali e del centralismo romano.

Venezia, 03 settembre 2026

Ufficio di Presidenza
Veneto Serenissimo Governo




Il doppiopesismo dello Stato occupante italiano: pieno sostegno politico alle rivendicazioni palestinesi mentre il Veneto viene ridotto a colonia sfruttata e depredata

Il Veneto Serenissimo Governo, erede e continuatore della storia, cultura e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica, custode della memoria storica e legittimo interprete della volontà d’indipendenza e della sovranità del Popolo Veneto, solleva un grido di fiera protesta e rivolge un severo atto d’accusa alle autorità dello Stato occupante italiano e a tutte le svariate forze politiche, complici coscienti del mantenimento del Veneto in uno stato di totale sottomissione coloniale.

Con sdegno assistiamo al doppiopesismo morale e politico di Roma. Le istituzioni dello Stato occupante italiano manifestano una morbosa e continua sollecitudine verso i cosiddetti “palestinesi” — un’entità storicamente creata a tavolino dalla Lega Araba con la complicità geopolitica del blocco sovietico, che ha fatto del terrorismo sistematico la propria arma di pressione politica. Lo Stato occupante italiano non esita a versare lacrime diplomatiche, risorse economiche e legittimazione politica a fazioni nate e cresciute nel culto della violenza.

Al contempo, lo stesso Stato occupante italiano nega, censura e calpesta con superba indifferenza la secolare, pacifica e gloriosa nazione Veneta, che rivendica il proprio sacrosanto e inalienabile diritto all’autodeterminazione senza aver mai versato una sola goccia di sangue innocente.

Il Veneto Serenissimo Governo riafferma dinanzi al mondo la verità storica e denuncia i crimini del regime occupante:

● L’annessione storica del 1866: L’annessione del Veneto costituisce un atto nullo e criminale, compiuto in palese violazione del Diritto Internazionale sancito dalla Pace di Vienna del 1866. Quello che la storia ufficiale chiama “plebiscito” fu una truffa orchestrata dalle baionette dello Stato occupante italiano, un vulnus mai sanato che privò un Popolo sovrano della propria libertà.

● Il plebiscito solenne del 2017: Nel silenzio complice dei media di regime, il 22 ottobre 2017 il Popolo Veneto ha risposto alla chiamata della storia. Con un’affluenza di oltre due milioni di cittadini, un oceanico e schiacciante 98,1% di voti favorevoli ha decretato il diritto all’autogoverno. Un verdetto plebiscitario e inequivocabile che ha sancito un principio oggettivo e immutabile: il grado di libertà, di sovranità e di autonomia del Popolo Veneto sarà deciso e scritto esclusivamente dal Popolo Veneto stesso, senza le interferenze dello Stato occupante italiano.

● Sfruttamento coloniale e complicità politica: Accusiamo formalmente tutte le forze politiche di essere complici attive dell’occupazione. Esse riducono il Veneto a una mera colonia di cui depredare le risorse per mantenere l’apparato centralista dello Stato occupante italiano. Il nostro territorio viene sistematicamente munto e impoverito attraverso una tassazione rapace, negando ai veneti il diritto di godere dei frutti del proprio lavoro.

● Sostituzione etnica e il caso dei gazawi: Denunciamo con forza l’attuazione di deliberate politiche di ingegneria demografica e sostituzione etnica ai danni della nostra popolazione. La continua, forzata e sconsiderata accoglienza a nostre spese di elementi provenienti da Gaza — mentre le famiglie venete soffrono la crisi economica — rappresenta l’ennesima provocazione. Lo Stato occupante italiano preferisce mantenere e finanziare popolazioni esterne alla nostra civiltà e contigue al terrorismo islamico, piuttosto che tutelare i legittimi abitanti di questa terra.

● L’oltraggio ai Veneti della diaspora: Mentre il regime dello Stato occupante italiano spalanca le porte a chiunque provenga da scenari di guerra e di terrorismo, compie l’abominevole ingiustizia di vietare ed ostacolare il riconoscimento della cittadinanza e il diritto al ritorno dei milioni di Veneti della diaspora. I discendenti dei nostri emigrati, fuggiti nei decenni passati proprio a causa della miseria indotta dall’amministrazione dello Stato occupante italiano, si vedono sbarrate le porte della patria dei loro padri da una burocrazia cieca e ostile, che preferisce premiare l’immigrazione incontrollata rispetto ai legami di amore, sangue e di identità.

Il Veneto Serenissimo Governo non arretrerà di un millimetro. Ammoniamo lo Stato occupante italiano e i suoi collaborazionisti: la pazienza della nostra gente non è infinita. Il diritto all’autodeterminazione dei Veneti è imprescrittibile, eterno e radicato nella nostra gloriosa storia. Nessun governo straniero potrà mai spegnere la fiamma della nostra identità e della nostra imminente libertà.

Venezia-Longarone, 23 Agosto 2026

Ufficio di Presidenza

Veneto Serenissimo Governo




NEL GIORNO DEL MARTIRIO DI BRAGADIN: IL VENETO SERENISSIMO GOVERNO CONDANNA LA SOTTOMISSIONE ALL’ISLAM DI VATICANO E STATO ITALIANO

Oggi, 17 agosto 2026, nel giorno in cui ricorre il tragico e glorioso anniversario del barbaro martirio del Governatore veneziano Marcantonio Bragadin, scorticato vivo a Famagosta per mano ottomana, il Veneto Serenissimo Governo, erede e continuatore della storia, cultura e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica, intende denunciare con fermezza l’attuale deriva diplomatica e ideologica che unisce i vertici del Vaticano e il Ministero degli Esteri italiano. Le costanti dichiarazioni a oltranza in difesa delle fazioni palestinesi rappresentano una grave alterazione della verità storica e geografica, che di fatto finisce per legittimare il terrorismo islamico di ieri e di oggi.

Viene da chiedersi che fine abbiano fatto le parole lucide e profetiche pronunciate a Ratisbona da Papa Benedetto XVI, quando citò testualmente l’imperatore bizantino Manuele II Paleologo: «Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava». Dov’è finita quella coraggiosa analisi sul legame indissolubile tra fede e ragione, e sulla ferma condanna della violenza motivata dalla religione? E soprattutto, a dispetto dell’ambiguo e cedevole atteggiamento con cui la Chiesa odierna tratta il popolo d’Israele, dove è finito il magistero di Joseph Ratzinger che definiva gli ebrei nostri “padri nella fede”? Oggi quel patrimonio teologico e quella verità storica sembrano deliberatamente sepolti sotto i colpi di un relativismo diplomatico che preferisce la sottomissione ideologica all’islam alla difesa della realtà.

Assistiamo infatti da tempo alla sistematica cancellazione dei nomi e delle identità millenarie. Definire “Cisgiordania” territori la cui denominazione storica, geografica e archeologica è Giudea e Samaria significa voler recidere la radice ebraica indissolubile di quelle terre. Mistificare la geografia per finalità politiche determina la negazione del diritto e della realtà, avallando la narrazione di un fantomatico “popolo palestinese”, entità artificialmente creata a tavolino nel 1964 dall’Unione Sovietica e dalla Lega Araba in funzione prettamente anti-israeliana.

Esprimiamo pertanto profonda esecrazione per l’atteggiamento del Pontefice e delle istituzioni italiane, i quali non manifestano la medesima sollecitudine e fermezza nel condannare i continui attacchi terroristici subiti dai cittadini israeliani e la costante minaccia esistenziale portata dall’Iran contro lo Stato ebraico. Questo strabismo morale e politico non è altro che la maschera di un antisemitismo recondito mai del tutto sradicato. Al contempo, mentre ci si china per difendere chi compie o appoggia il terrore in Medio Oriente, il medesimo asse politico-religioso ignora deliberatamente il sistematico massacro dei cristiani in Africa per mano dell’estremismo islamico. Ne è un esempio l’orrendo e continuo martirio dei fedeli in Nigeria, dove formazioni jihadiste come Boko Haram e i pastori Fulani assaltano villaggi, bruciano chiese e trucidano migliaia di innocenti nell’indifferenza delle cancellerie occidentali e dei vertici vaticani.

Questa propensione alla mistificazione non deve stupire. Nonostante i pronunciamenti ufficiali del Concilio Vaticano II e i formali decreti di soppressione, in alcune realtà territoriali e all’interno del sentimento ecclesiale persiste tollerato, se non alimentato, il culto del cosiddetto “beato” Lorenzino da Marostica. Così come per secoli si è dato credito alla falsa e antistorica accusa del sangue e dell’omicidio rituale, oggi con la stessa superficialità e malafede si sostiene la legittimità ideologica di sigle che fanno del terrore la propria bandiera.

Chi mistifica il passato è condannato a essere complice delle tragedie del presente. Nel nome di Marcantonio Bragadin, che scelse il supplizio pur di non piegarsi al ricatto e alla barbarie, il Veneto Serenissimo Governo ribadisce il proprio fermo sostegno alla verità storica, al diritto di Israele di difendere i propri confini storici e alla denuncia di ogni forma di totalitarismo ideologico e religioso.

Venezia-Longarone, 17 Agosto 2026

Ufficio di Presidenza

Veneto Serenissimo Governo




La strage di Bologna, il crollo della “Ragion di Stato” e la finzione dell’unità italiana.

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l Veneto Serenissimo Governo stigmatizza con forza il comportamento storico e sistematico dello Stato italiano che, di fronte al sangue della strage di Bologna del 2 agosto 1980, ha dimostrato la sua vera natura di apparato burocratico e centralista. Questa entità artificiale non ha mai tutelato la sicurezza dei popoli della penisola, preferendo sempre e comunque la salvaguardia del proprio status di potere e della propria sopravvivenza istituzionale rispetto alla vita dei cittadini. I tragici fatti di Bologna, letti attraverso il prisma delle verità taciute sulla pista palestinese, dimostrano come i popoli sottomessi a questo centralismo siano stati usati come carne da macello in giochi geopolitici sotterranei e illegittimi. Oggi appare più palese che mai la profonda verità storica per cui l’Italia non costituisce affatto una nazione unitaria, ma rappresenta e rimane soltanto un’espressione geografica, un contenitore artificiale che unisce forzatamente nazioni diverse sotto un’amministrazione che sacrifica la verità sull’altare della propria sopravvivenza. Nonostante la retorica ufficiale e le celebrazioni di facciata da sempre sbandierate dalle istituzioni romane, la realtà storica evidenzia che tutti i popoli della penisola non sono mai stati realmente liberati dal giogo di questo centralismo soffocante. Tra queste identità storiche tradite ed esposte ai pericoli dei giochi di potere dello Stato centralista vi è anche l’amico popolo ebraico, che ha storicamente condiviso percorsi di integrazione e rispetto reciproco con le nostre terre e che si ritrova anch’esso ostaggio delle ambiguità e dei compromessi internazionali.
A riprova di questa gestione opaca e criminale, l’intera catena di sangue che attraversa la storia peninsulare rivela un filo conduttore drammatico in cui la sicurezza dei cittadini è stata barattata per cinici equilibri diplomatici. L’Italia della Prima Repubblica ha stretto per anni un accordo segreto e informale con le organizzazioni della resistenza palestinese, in particolare il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina di George Habash e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina di Yasser Arafat, un patto di non belligeranza comunemente noto come Lodo Moro. Questo accordo garantiva l’immunità da attentati terroristici sul territorio italiano in cambio del libero transito di armi e militanti mediorientali, oltre a un forte sostegno politico da parte di Roma. Tale equilibrio sotterraneo si è drammaticamente incrinato nel novembre del 1979 con il sequestro di Ortona, quando tre militanti dell’Autonomia Operaia e il giordano Abu Anzeh Saleh, esponente di spicco del Fronte Popolare in Italia, sono stati arrestati mentre trasportavano due missili terra-aria Strela. L’arresto e la successiva condanna di Saleh hanno rappresentato una palese violazione del Lodo Moro da parte dello Stato italiano, esponendo il Paese e i suoi popoli a repentine e furiose ritorsioni internazionali che hanno trovato il loro culmine proprio nella stazione di Bologna. Questa dinamica geopolitica getta una luce sinistra e rivelatrice anche su altre spaventose pagine di sangue della storia recente, come il tragico attentato di Fiumicino del 1973 e la successiva strage di Fiumicino del 1985, o l’attentato alla Sinagoga di Roma del 1982, eventi drammatici in cui la vulnerabilità delle frontiere, le protezioni occulte e i compromessi con il terrorismo mediorientale hanno tragicamente dimostrato l’incapacità dello Stato di difendere i popoli e le comunità che ne popolano il territorio.
La stessa presenza documentata a Bologna nei registri dell’hotel Centrale, proprio nella notte tra l’1 e il 2 agosto 1980, del cittadino tedesco Thomas Kram, terrorista legato alle Cellule Rivoluzionarie e alla rete internazionale di Ilich Ramírez Sánchez, detto Carlos lo Sciacallo, all’epoca interconnesso con le fazioni palestinesi più radicali, solleva interrogativi devastanti che la magistratura romana ha sistematicamente evitato di approfondire. Il Veneto Serenissimo Governo pone alla coscienza della storia e dei popoli una serie di quesiti strutturali rimasti senza risposta per decenni, chiedendosi se un’indagine approfondita sul Lodo Moro sia stata evitata per non costringere lo Stato italiano ad ammettere l’esistenza di patti segreti e illegittimi con organizzazioni paramilitari straniere, violando così i trattati occidentali e la stessa Costituzione. Ci si deve chiedere per quale motivo la presenza di un terrorista internazionale dell’area di Carlos a Bologna nelle ore della strage sia stata liquidata per anni come una mera coincidenza, e perché l’apparato politico e mediatico si sia cristallizzato fin dalle prime ore esclusivamente sulla pista del terrorismo nero, nonostante le informative dei servizi segreti segnalassero gravi tensioni e minacce di ritorsioni dal fronte palestinese dopo il caso di Ortona. Resta inoltre da chiarire se i depistaggi accertati da parte di ufficiali del SISMI legati alla loggia P2 servissero a deviare l’attenzione da una verità geopolitica ancora più scomoda, ovvero il fallimento totale della politica estera sotterranea dell’Italia, e perché ampie porzioni di archivi e documentazioni relative ai rapporti tra i servizi italiani e il terrorismo mediorientale siano rimaste a lungo secretate o di difficilissimo accesso per gli investigatori indipendenti.
Il Veneto Serenissimo Governo riafferma con forza che solo il ritorno alla piena sovranità e all’autodeterminazione di tutti i popoli della penisola, a partire da quello Veneto, potrà garantire una vera sicurezza, una giustizia trasparente, la piena libertà delle minoranze storiche e la fine di queste tragiche farse di Stato che sacrificano vite umane sull’altare del potere romano.

Venezia-Longarone 03 Agosto 2026

Ufficio di Presidenza
Veneto Serenissimo Governo




Lissa e Longarone: La Continuità Storica del Patriottismo Veneto e il Diritto all’Autodeterminazione

Il Veneto Serenissimo Governo, erede e continuatore della storia, cultura e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica, in questa ricorrenza che vede la nostra Nazione riaffermare la propria identità mai domata, intende richiamare alla memoria due momenti fondamentali della nostra storia patria indissolubilmente legati dalla data del 20 luglio, ovvero l’epica Battaglia di Lissa del 20 luglio 1866 e la storica proclamazione dei primi Liberi Territori Veneti avvenuta a Longarone il 20 luglio 2008. A distanza di centosessant’anni dai fatti di Lissa, è un dovere imprescindibile fare chiarezza sulle mistificazioni della storiografia risorgimentale italiana, poiché quella battaglia non rappresentò una vittoria dell’oppressione austriaca, bensì il trionfo della Marineria Veneta, i cui equipaggi, fedeli a San Marco e gridando il secolare motto “Viva San Marco!”, sconfissero clamorosamente la flotta del neonato e aggressivo Stato italiano. Per i marinai veneti che militavano nella flotta adriatica la bandiera tricolore non fu mai un simbolo di liberazione, ma un mero bottino di guerra strappato al nemico invasore, dimostrando al mondo la superiorità morale, tecnica e storica del nostro popolo che, pochi mesi dopo, fu costretto a subire la farsa di un plebiscito-truffa che sancì un’annessione illegittima. La fiamma di quel patriottismo veneto e del fermo rifiuto della dominazione italiana non si è mai spenta nei cuori dei veri patrioti e quel filo conduttore che unisce i marinai di Lissa ai veneti moderni ha trovato una straordinaria convergenza temporale e ideale proprio il 20 luglio 2008 a Longarone, quando, con l’atto ufficiale di proclamazione dei primi Liberi Territori Veneti, a 142 anni esatti dall’epopea di Lissa, si è ribadito che il cammino di resistenza e di autostima nazionale prosegue ininterrotto, dimostrando che la nostra dignità non è in vendita e che il diritto inalienabile all’autodeterminazione non può essere cancellato da oltre un secolo di centralismo e colonizzazione culturale; pertanto, il Veneto Serenissimo Governo continua a battersi affinché la verità storica venga ristabilita e i diritti del nostro popolo vengano pienamente riconosciuti a livello internazionale, riaffermando con orgoglio che non ci siamo mai arresi all’Italia, che consideriamo l’attuale assetto geopolitico il frutto di un sopruso storico e giuridico che ha violato la nostra sovranità e che onoriamo i caduti di Lissa e i patrioti di oggi nella consapevolezza che la Serenissima vive nella coscienza di chi non ha mai smesso di sentirsi libero e che, come recita il nostro fermo convincimento, il Veneto appartiene ai Veneti e la storia non si cancella con i decreti di Roma.

Venezia-Longarone 20 Luglio 2026




FUORI IL TURCO DA CIPRO: L’ISOLA DEVE TORNARE UNITA

Famagosta 1571 – Israele 2023: la medesima ferocia del terrorismo e la vergogna del silenzio internazionale

Il Veneto Serenissimo Governo, erede e continuatore della storia, cultura e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica, eleva la sua voce solenne nell’imminenza dell’anniversario del martirio della resistenza di Famagosta, guidata dall’eroe Marcantonio Bragadin. Sentiamo il dovere morale di rompere il muro di complicità, viltà e ipocrisia eretto dalle istituzioni internazionali per denunciare con forza i crimini e le aggressioni che, dal passato alla contemporaneità, continuano a insanguinare la storia.

Onoriamo anzitutto la memoria dei nostri eroici antenati che nel 1571 difesero l’estremo baluardo della civiltà sotto il comando supremo di Bragadin, il cui atroce supplizio incarna l’apice dell’infamia nemica. Quello che si consumò dopo la caduta della fortezza non fu un semplice atto di guerra, ma una manifestazione di puro terrorismo ottomano. Uomini, donne e bambini vennero torturati e trucidati senza pietà, mentre le donne vennero rapite e ridotte a schiave, in spregio a ogni patto giurato e alla dignità umana. Con profondo orrore, riconosciamo la medesima matrice ideologica, la stessa ferocia mostruosa e le identiche caratteristiche d’azione nel massacro del 7 ottobre 2023 perpetrato dai palestinesi contro il popolo d’Israele. Anche in quella tragica giornata, proprio come nel martirio di Famagosta, il mondo ha assistito a torture disumane, all’uccisione deliberata di civili innocenti, di anziani e di neonati, e al rapimento di madri e figlie trascinate in una barbara schiavitù.

Questo filone d’ombra e di terrore non è confinato ai libri di storia. L’operare ottomano prosegue oggi in chiave contemporanea attraverso l’azione dello Stato turco guidato da Erdogan. Da decenni assistiamo alla cinica e illegale occupazione militare di Cipro Nord, un’aggressione vera e propria ai danni di una terra europea, di fronte alla quale la NATO continua a mantenere un silenzio incomprensibile e complice, omettendo di intervenire contro un proprio Stato membro. Al contempo, assistiamo alla scandalosa condotta delle Nazioni Unite, pronte a dare man forte alla mistificazione della realtà accanendosi contro lo Stato d’Israele, che lotta legittimamente per la propria sopravvivenza, mentre l’ONU stessa continua a non dire una sola parola di condanna contro l’imperialismo e i crimini della Turchia.

Il Veneto Serenissimo Governo chiama a raccolta tutti i patrioti e gli uomini liberi affinché sostengano questa battaglia di verità. Non tollereremo che la memoria dei nostri martiri sia infangata dall’oblio e dal politicamente e moralmente scorretto, né che i terroristi di ieri e di oggi, forti della sottomissione del consesso internazionale, pretendano di dettare le regole e l’agenda geopolitica nel nostro Mediterraneo.

Venezia-Longarone 10 Luglio 2026




24 GIUGNO 1866, L’AGGRESSIONE A CUSTOZA. L’INIZIO DELLA VIA ITALIANA ALLA SCONFITTA E AL TRADIMENTO DEI POPOLI

Patrioti Veneti, Figli della Serenissima!

Oggi, 24 giugno, non ci troviamo fisicamente nelle piazze o sui campi che videro il sangue dei nostri padri, ma la distanza non attenua la nostra memoria. Oggi ricordiamo. Ricordiamo con la forza di un popolo che non dimentica la propria storia e che rifiuta le menzogne dei vincitori.

La cosiddetta “Terza guerra d’indipendenza” del 1866 non fu un atto di liberazione, ma l’inizio della via italiana alla sconfitta e al disonore. Fu l’atto di nascita di un sistema politico fondato sul tradimento dei patti e sull’inganno internazionale. Un sistema che ha sempre considerato i popoli non come comunità da rispettare, ma come mera carne da cannone da sacrificare sull’altare delle ambizioni espansionistiche di una dinastia straniera e di una capitale lontana.

Ma il campo di battaglia svelò subito la debolezza dell’invasore. A Custoza, l’esercito italiano fu respinto e sconfitto dall’eroica resistenza delle armate che difendevano le nostre terre, tra le cui fila combattevano migliaia di figli del Veneto. Fu l’inizio della nostra redenzione identitaria, la scintilla di un orgoglio indomito che, poche settimane dopo, trovò la sua massima espressione nelle acque di Lissa!

Ricordiamolo con fierezza: a Lissa, la marineria veneta affrontò l’arrogante flotta italiana. E mentre l’ammiraglia nemica, il Re d’Italia, affondava nei flutti dell’Adriatico, i marinai veneti non parlavano la lingua di Firenze o di Torino. Gridavano una sola parola, una parola sacra che faceva tremare i re e i tiranni. Gridavano: “Viva San Marco!”

Quel grido era il ruggito del Leone che non si piegava. Era il rifiuto totale di un’annessione forzata che avrebbe portato solo miseria, tasse predatorie e il dramma dell’emigrazione di massa per milioni di Veneti.

Oggi, il secolo degli Stati nazionali ha dimostrato il suo totale fallimento. Questi costrutti artificiali hanno dimostrato di non rappresentare affatto i popoli, ma di volerli schiacciare sotto il peso del centralismo e della burocrazia.

Anche se oggi non siamo riuniti in assemblea, il nostro legame ideale è indissolubile. Custodiamo nelle nostre case e nei nostri cuori la bandiera del Leone. Onoriamo i caduti di Custoza e i marinai di Lissa che difesero la nostra dignità. La via per la rinascita della nostra nazione comincia dal rifiuto della loro retorica e dalla consapevolezza della nostra millenaria civiltà.

Onore ai nostri combattenti per la libertà Veneta! Viva il Popolo Veneto!

VIVA SAN MARCO!

Venezia-Longarone 24 giugno 2026

Ufficio di Presidenza

Veneto Serenissimo Governo




DICHIARAZIONE UFFICIALE IN OCCASIONE DI YOM YERUSHALAYIM

‎In questo giorno solenne di Yom Yerushalayim, il Veneto Serenissimo Governo intende esprimere con voce ferma e profonda convinzione il proprio riconoscimento di Gerusalemme quale capitale unica, eterna e indivisibile dello Stato di Israele. Questa posizione non rappresenta soltanto un atto di cortesia diplomatica, ma scaturisce dalla profonda consapevolezza storica che lega il destino dei popoli che lottano per la propria identità e sovranità. Gerusalemme, cuore pulsante della fede e della storia millenaria del popolo ebraico, sotto la piena sovranità israeliana continua a essere l’unico presidio di libertà e rispetto per tutte le tradizioni religiose, ponendosi come faro di civiltà in un Medio Oriente tormentato.

‎Nel solco di questa fratellanza spirituale e politica, il Veneto Serenissimo Governo coglie l’occasione per riproporre all’attenzione pubblica il “Patto di Moshé”, una visione programmatica che vede nella rinascita nazionale di Israele un modello di riferimento per l’autodeterminazione del Popolo Veneto. Il Patto incarna l’aspirazione a un’alleanza fondata sul mutuo riconoscimento dei diritti storici e sulla difesa dei valori comuni, ricordando che solo chi custodisce le proprie radici può costruire un futuro di vera libertà.

‎Affinché questa vicinanza non rimanga solo una dichiarazione di intenti, esortiamo tutto il Popolo Veneto a dare un segno tangibile di solidarietà attraverso il sostegno diretto alle opere di edificazione e cura della terra d’Israele. Invitiamo pertanto il Popolo Veneto a destinare il proprio 5 per mille al Keren Kayemeth LeIsrael (KKL codice fiscale: 97611940582) un gesto concreto che permette di partecipare attivamente alla riforestazione e alla salvaguardia ambientale di quella terra, unendo idealmente i territori veneti e la sua capitale ancestrale Venezia con le loro aspirazioni alla libertà Marciana, alle colline di Giudea in un impegno comune per la vita e la rigogliosità della natura. Oggi più che mai, ribadiamo che la difesa di Gerusalemme è la difesa della nostra stessa civiltà.

‎Lunga vita a San Marco, Am Yisrael Chai.

Venezia-Longarone 13 Maggio 2026

Ufficio di Presidenza
Veneto Serenissimo Governo




9 Maggio 1997 – 9 Maggio 2026: Memoria, Identità e Sovranità

Il 9 maggio 1997 il Veneto Serenissimo Governo, erede e continuatore della storia, cultura e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica, compiva l’atto storico di riappropriazione della nostra Capitale. Quell’atto non fu solo un gesto di audacia, ma il risveglio di una coscienza nazionale mai sopita: la riaffermazione del diritto storico del Popolo Veneto alla propria indipendenza.

Oggi, a distanza di anni, quel gesto risuona con rinnovata forza come monito di libertà. Il diritto storico all’autodeterminazione del Popolo Veneto, sancito dal sangue dei nostri padri e ribadito dal voto popolare del referendum per l’autonomia del 2017, non è solo una questione interna, ma una necessità di civiltà.

Un Veneto indipendente non è solo un obiettivo politico, ma una necessità per garantire la sopravvivenza dei valori occidentali. In un’epoca di confusione e minacce globali, la Repubblica Veneta si pone come:

Argine all’Invasione e al Terrorismo: Solo con il pieno controllo dei confini e delle leggi di cittadinanza potremo fermare l’invasione islamica, garantendo che il Veneto rimanga una terra di libertà e non una provincia del califfato globale. È necessario porsi come attore internazionale credibile e determinato nella lotta al radicalismo e al terrorismo, grazie a una gestione diretta della sicurezza e dell’intelligence territoriale.

Opposizione al Regime degli Ayatollah: Il Veneto libero si schiera senza ambiguità contro la tirannia teocratica iraniana. Mentre il regime degli Ayatollah opprime il proprio popolo e finanzia il terrore globale, un Veneto sovrano sarà in prima linea per contrastare l’influenza di queste dittature islamiche in Europa.

Contrasto alla Propaganda “Woke”: Denunciamo l’alleanza tra il radicalismo islamico e la propaganda woke occidentale. Quest’ultima, attraverso il relativismo e l’autoflagellazione culturale, indebolisce le difese della nostra società, fungendo da “cavallo di Troia” per chi vuole distruggere l’identità veneta ed europea.

Modello di Civiltà: Recuperare il ruolo storico di Venezia come ponte culturale, ma fermo custode dei valori occidentali e della libertà dei popoli.

“Non c’è spazio per la neutralità tra chi difende la libertà e chi propugna la sottomissione. La propaganda woke che silenzia le nostre radici è la stessa che chiude gli occhi davanti alle atrocità dei regimi teocratici.”

Il ricordo del 9 maggio 1997 ci chiama all’azione. La nostra indipendenza è lo strumento necessario per difendere il nostro popolo da ogni forma di totalitarismo, sia esso quello religioso degli Ayatollah o quello ideologico dei nuovi censori del pensiero.

Viva San Marco! Viva il Veneto Libero!

Venezia-Longarone 07 Maggio 2026

Ufficio di Presidenza

Veneto Serenissimo Governo