Giudea e Samaria sono israeliane

E’ in atto un processo di falsificazione storica da parte dell’Italia, dell’Europa e di tutti gli antisemiti del pianeta, riguardo al  diritto storico del Popolo Ebraico di vivere nella loro patria.

Il Veneto Serenissimo Governo riconosce la legittimità dello Stato d’Israele di considerare come facente parte integrante del proprio territorio, le regioni di Giudea e Samaria. Chi afferma il contrario o non conosce la storia o volutamente appoggia i gruppi terroristici antisemiti che da sempre cercano di eliminare il Popolo Ebraico.

Non ci stupisce che il governo italiano osteggi lo Stato d’Israele in questa azione di verità storica che va a concludere la ricostituzione dello Stato d’Israele. L’Italia oltre ad essere solo un’espressione geografica è la degna erede di ciò che fece l’Impero romano nei confronti del popolo ebraico nel 70 d.C., infatti è bene ricordare che fu l’Impero romano a distruggere il tempio di Gerusalemme e a rinominare quella terra in palestina in sfregio al Popolo Ebraico.

In seguito, sempre l’impero romano, costrinse alla diaspora il Popolo Ebraico. Quindi nulla ci si poteva aspettare di diverso da coloro i quali si considerano eredi di tale impero se non la negazione delle millenarie radici ebraiche di Giudea e Samaria, le quali sono peraltro ben evidenziate anche dalle sacre scritture.

In questa occasione non possiamo che riaffermare, oltre alla legittimità di Giudea e Samaria come regioni facente pienamente parte dello Stato d’Israele, la disponibilità di aprire un ufficio diplomatico con il rango di ambasciata nella capitale dello Stato d’Israele: Gerusalemme.

Venezia-Longarone, 31 maggio 2020




Le multe per violazioni alla reclusione Covid hanno pagato il riscatto ai terroristi islamici

Ci risiamo, l’italia ripercorre le vecchie mai sopite abitudini di sostenere il terrorismo, una parentesi tra le limitazioni Covid-19 del governo italiano finalizzate ad inondare la penisola di spazzatura dei loro amici cinesi.

Ieri, 09/05/2020, è stata liberata una delle varie cosiddette cooperanti, ovvero neocolonialiste spinte dalla sindrome di Stoccolma che odiano la propria cultura e anelano al mito del buon selvaggio. Più che di liberazione ci troviamo di fronte all’ennesimo pagamento di riscatto… un pagamento che sostanzialmente è un finanziamento palese al terrorismo, un incitamento ai criminali islamici a rapire ancora gli italiani perché questi sono un bancomat sicuro da cui prelevare. Ma questa è solo un’evoluzione del lodo moro che ha visto l’italia, ormai da decenni, barattare la propria complicità con il terrorismo per non subirne attentati in perfetta coerenza con l’etica nazionaltricolore

Viene il dubbio che le, spesso assurde, sanzioni per la violazione delle norme di “reclusione” Covid-19 siano servite per pagare il riscatto di questa cooperante. Altra cosa scandalosa è che al momento della liberazione, quando dovrebbe essere in mani sicure, questa signora si rifiuta di mettere gli abiti occidentali, perché convertita all’islam: quindi oltre al danno la beffa o per meglio dire la conferma del motivo per cui queste persone vanno nelle enclave islamiche.

Ma dal punto di vista più immediato, della vita quotidiana di tutti noi, il vero insulto sta nel fatto che si decide di pagare riscatti a dei terroristi per liberare delle avventuriere, ma si decide di ignorare le richieste di cassa integrazione per i lavoratori dipendenti, di finanziamenti per le partite IVA e per le imprese. Se queste signore avessero veramente voglia di aiutare il prossimo allora perché non decidono di lavorare per il disagio che purtroppo è molto diffuso sulla penisola italiana? La loro in realtà è un rifiuto della nostra società e dei valori su cui essa si basa, un’ammirazione per culture maschiliste che vogliono la donna sottomessa, un’elevazione del mito del buon selvaggio a cui sottomettersi. È più semplice fare le colonialiste del XXI secolo che tentare di lavorare in patria perché il mondo migliori. Queste si fanno rapire per finanziare le organizzazioni del terrore, e poi rientrano a casa per fare le quinte colonne della nuova fede che hanno abbracciato.

È giunto il tempo di scovare chi si nasconde dietro le organizzazioni che sponsorizzano le cooperanti, e se queste vogliono andarsene dalle terre che le ha viste nascere e crescere nessuno le trattiene, ma sia ben chiaro che nessuno riscatto deve essere pagato per finte liberazioni.

Venezia-Longarone, 10 maggio 2020

Il Ministro degli Esteri

del Veneto Serenissimo Governo

Demetrio Shlomo Yisrael Serraglia




9 Maggio: Anniversario della Vittoria

Al Presidente della Federazione Russa Wladimir Putin

Al governo Russo

In occasione del 9 Maggio, anniversario della memorabile vittoria sulla canaglia nazifascista a seguito della grande guerra patriottica, il Popolo Veneto e io personalmente Vi ringraziamo per l’immenso sacrificio della vostra gioventù e di tutto il vostro Popolo, e per le immani distruzioni subite, materiali e morali, (oltre 25 milioni di vittime).

Se il 22 Giugno 1941 è stato un giorno luttuoso, il 22 Giugno 1944, a seguito dell’offensiva “operazione Bagration”, è stato il giorno dell’inizio della fine della canaglia nazifascista, decisiva per la liberazione dell’Europa.

Senza il sacrificio del Popolo Russo, e le sue vittorie politico-militari, il mondo non si sarebbe liberato dai tiranni di Berlino, Roma, Tokyo.

Il Veneto Serenissimo Governo, erede e continuatore della storia, cultura e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica aveva programmato di essere presente a Mosca il 09 maggio 2020 e partecipare alla sfilata del Reggimento degli Immortali, con i ritratti dei nostri patrioti, che hanno combattuto contro i nazifascisti. Le circostanze lo hanno impedito (Covid-19), ma è come fossimo presenti; a Mosca ci sono gli antifascisti, gli amanti della pace, della giustizia, e della libertà; a Bruxelles, al Parlamento europeo ci sono i falsificatori della storia.

Un fraterno abbraccio a Lei e a tutto il Popolo Russo, da parte mia e dal Popolo Veneto.

Venezia-Longarone, 08 maggio 2020

Per il Veneto Serenissimo Governo

Il Presidente Luca Peroni




Piazza San Marco 9 maggio 1997: ha inizio la riscossa del Popolo Veneto

Oggi come nel 1997 un patriota sa che un ordine sbagliato non si esegue.

Il 9 maggio 1997 i patrioti del Veneto Serenissimo Governo hanno dato il via al riscatto dell’orgoglio marciano liberando piazza San Marco dall’occupazione italiana e ricostituendo per alcune ore la Veneta Serenissima Repubblica. Da quel radioso 1997 sono passati diversi anni e grazie all’esempio di quei patrioti, poi chiamati Serenissimi, il Popolo Veneto non ha avuto più paura di rivendicare il proprio diritto ad autodeterminarsi. I passi verso la libertà sono stati diversi: – nel 2008 è stato proclamato il primo Libero Territorio Veneto sui monti di Longarone;

– il 22 ottobre 2017 il Popolo Veneto come un sol corpo ha solennemente votato per decidere quale grado di autonomia vuole esercitare;

– in questo 2020 durante questa emergenza Covid-19 i Veneti hanno dimostrato di essere altro rispetto al resto della penisola, di essere mossi da una determinazione impareggiabile e di aver fatto proprio il principio che un ordine sbagliato non si esegue, infatti nonostante tutti a livello interno italiano ed internazionale (OMS) fossero contro, ha deciso di affrontare la cura ed il contrasto alla pandemia con buon senso e con determinazione.

La pandemia ha dimostrato l’inconsistenza dell’italia e dei suoi governanti, ma anche la brutalità con cui vengono trattati i popoli che il governo italiano pretende di rappresentare.

È chiaro che i cialtroni del governo italiano tendono ad utilizzare questa tragedia per tentare di imporre la loro volontà di controllo. Come Veneto Serenissimo Governo ci siamo sempre appellati alle forze dell’ordine presenti sul territorio Veneto perché si comportino guidati da uno spirito di protezione e tutela della Popolazione. Abbiamo sottoscritto che ogni esercito deve essere mosso dal principio che emerse dal processo di Norimberga dopo il secondo conflitto mondiale, il quale è alla base del diritto internazionale: ordine sbagliato non si esegue.

Il diritto ad autodeterminarsi è fondamentale per la pacifica convivenza tra i Popoli, ed ora per il Popolo Veneto è divenuto anche un elemento di tutela della propria salute, vista la palese incapacità del governo italiano.

Chiediamo a tutti gli amministratori locali a vario livello che seguano l’esempio dei patrioti veneti che l’8 e 9 maggio 1997 liberarono piazza San Marco spinti esclusivamente dall’amore del Popolo Veneto, oggi è necessario seguire quella scia e denunciare l’occupazione italiana per evitare che le sciagurate politiche sanitarie italiane uccidano il Popolo Veneto e lo costringano a inutili e sadiche sofferenze. Ricordiamoci che è Veneto chi ama il Veneto, e questo amore deve essere dimostrato quotidianamente nei luoghi di lavoro e nelle cariche amministrative a cui si è stati eletti.

Noi Veneti non moriremo né di nazionalismo nazionaltricolore né per Covid-19.

Venezia-Longarone, 07 maggio 2020

Per il Veneto Serenissimo Governo

Il Presidente Luca Peroni

il Vicepresidente

Andrea Viviani

Veneto Serenissimo Governo




Da un Veneto della diaspora

Ecco il testo

Sono un Veneto della diaspora che, per ragioni di lavoro, da oltre 30 anni vive in Piemonte. Nativo di Valdagno, nella splendida provincia di Vicenza, non trascorro giorno senza sentire la nostalgia della mia terra. Ho 61 anni e, purtroppo, i miei genitori e quasi tutti i miei parenti sono mancati da tempo. Mi rimane solo una cugina che vive e a Fonte, paese che lei conoscerà benissimo. Sono sposato con una piemontese che però adora la mia amata Patria (il Veneto intendo, non l’Italia). Da due anni combatto contro il cancro ed una conseguente depressione che devo tenere sotto controllo farmacologico. Ma le assicuro che quando potevo tornare a Valdagno, riuscivo a recuperare le forze. Ero tra la mia gente, parlavo la mia lingua, respiravo il profumo della mia terra. Un altro mondo rispetto al Piemonte dove, con tutto il rispetto, la triste mentalità sabauda è ancora molto viva tra la gente. Noi siamo i figli della Serenissima, un popolo fiero, libero, generoso e, soprattutto, coraggioso. La bandiera con il Leone di San Marco è qui, in bella vista nel mio salotto e nell’intimo del mio cuore. Sono stato un leghista della prima ora, delegato al congresso di Pieve Emanuele nel lontano 1991, quello, per intenderci, che sancì la nascita della Lega Nord, ma, prima di allora, già ero iscritto alla Liga. Poi, tutto andò a ramengo…..
«Venezia, unico albergo a dì nostri di libertà, di giustizia, di pace, unico rifugio de’ buoni, città ricca d’oro ma più di nominanza, potente di forze ma più di virtù, sopra solidi marmi fondata, ma sopra più solide basi di civile concordia ferma ed immobile, e meglio che dal mare ond’è cinta, dalla prudente sapienza de’ figli suoi munita e fatta sicura.» Questa frase fu scritta da Francesco Petrarca nelle sue Epistoles nel 1364. La Repubblica di Venezia durò dal 697 al 1797, anno in cui Napoleone pose fine alla millenaria vita della nostra Serenissima. In un millennio si è forgiato il nostro essere Veneti, un popolo fiero delle proprie tradizioni, della propria lingua, della propria ricca e stupenda cultura. Solidarietà di popolo, senso civico, generosità, orgoglio per il proprio passato e spirito di indipendenza è ciò che ci ha sempre contraddistinto e sempre ci contraddistinguerà. Che il vento del Leone soffi sempre più forte! Questo è il mio auspicio da Veneto della diaspora che presto, mi auguro, potrà rientrare nella propria amata terra. Un abbraccio a tutti voi.

Lettera firmata




Rinascimento del Popolo Veneto

E’ palese che il Covid-19 ha sconvolto l’intero sistema planetario.

Non è nell’immediato scoprire l’elemento scatenante della pandemia; questo verrà analizzato a suo tempo.

Al Veneto e ai veneti devono interessare due cose:

1) E’ in corso un tentativo di ridurre al disastro economico e alla fame tutto il sistema socioeconomico su cui si regge il Veneto, quindi hanno messo in atto un attacco globale al nostro popolo, alla nostra storia, cultura e tradizioni che si distingue dal resto della penisola. Tutto questo è avvenuto a seguito del risultato del referendum dell’ottobre 2017, dove abbiamo espresso, in maniera inequivocabile, il nostro diritto all’autodeterminazione, per poter decidere il nostro futuro. Era evidente che lo stato di straccioni di Roma avrebbe reagito alla prima occasione. Questa si è presentata con la pandemia.

2) A fronte di questi avvenimenti i patrioti veneti, e noi stessi del Veneto Serenissimo Governo, dobbiamo assumere un atteggiamento conseguente.

I centralcolonialisti italiani non fanno più distinzione, nè politiche, nè economiche: sparano nel mucchio, nell’intento di provocare più danni possibili e in tal modo mettere in ginocchio la nostra patria.

Il compito dei patrioti e di tutti gli strati sociali in qualsiasi posizione si trovino, è quello di sospendere tutte le contraddizioni al nostro interno (e sono parecchie), allearsi ed essere come un sol uomo, per difendere le nostre famiglie, le nostre attività, la nostra storia, cultura e tradizioni.

Le contraddizioni resteranno, verranno risolte a indipendenza proclamata, avendo come strada maestra  due punti.

1) La base di partenza deve essere uguale per tutti,

2) A ciascuno secondo i propri meriti.

Queste sono le condizioni base per salvare la nostra patria.

Nel contempo facciamo appello a chi ha in mano le sorti finanziarie del Veneto di esaminare con attenzione la situazione socio-politica-economica della nostra terra; essi sono di fronte all’alternativa: stare con la struttura statale, quella italiana, palesemente in dissoluzione, o prestare attenzione a nuove realtà, con solide radici storiche e sociali nel passato, che hanno dimostrato di saper affrontare con determinazione e prospettive di successo gli ostacoli che ci possono sbarrare la strada.

In questo contesto complicato, ma con possibilità concrete di ottenere la nostra libertà, invitiamo tutta la nostra gente, e tutto il nord Italia, a diffidare, non tanto di Giuseppi e delle sue innate capacità parolaie, (memore del dottor Pettola e dottor Duplica di manzoniana memoria), bensì dell’orchestratore di turno dell’attacco verso la nostra terra: il ministro Francesco Boccia, comandante delle Volkssturm del sud, (il novello Francesco Maria Barracu, comandante del 3° Battaglione arabo-somalo in Etiopia).

VENETI DIFENDIAMO LA NOSTRA TERRA

Venezia-Longarone 03 maggio 2020

Per il Veneto Serenissimo Governo

Il Ministro dell’economia

Valerio Serraglia




In Risposta a Luca Zaia

Pubblichiamo il pensiero del presidente del Veneto Serenissimo Governo, Luca Peroni, in combinazione allo scritto di Luca Zaia apparso oggi, 25 Aprile 2020, su Facebook.

25 APRILE, LA MIA LETTERA APERTA AI VENETI.

75 anni fa l’Italia viveva il momento del riscatto, della liberazione e iniziava il cammino della rinascita e della ricostruzione. Oggi, a tre quarti di secolo di distanza, c’è una nuova ricostruzione tutta da scrivere, un Paese da reinventare. La domanda che i giovani della Resistenza si facevano allora è “Come vorremmo vivere domani?”. E’ la stessa domanda di oggi, un Paese da ripensare.La lotta di Liberazione fu impegno e sacrificio di popolo, un fatto corale e doloroso. Oggi come ieri avvertiamo tutti il bisogno di un clima di ritrovata fiducia e collaborazione per riuscire ad affrontare insieme questa nuova emergenza, per superare il rischio di una crisi che si preannuncia la peggiore dal dopoguerra. Non vogliamo, e non dobbiamo permettere, che questa emergenza allarghi le distanze e le disuguaglianze tra tutelati e precari, tra chi sta meglio e gli ultimi della fila.Il primo pensiero corre oggi a chi la guerra e la Resistenza l’ha fatta due volte: la prima, allora, contro un nemico visibile, contro un esercito invasore; la seconda, oggi, contro un nemico invisibile e subdolo. Molti delle oltre 1200 vittime venete del virus appartenevano a quella generazione che è stata protagonista degli anni della Ricostruzione. Sono i nostri nonni, protagonisti di una storia di orgoglio, fatica, immigrazione, povertà, ma anche di riscatto, lavoro, intrapresa, lingua e cultura, che ha fatto grande questo Veneto, non solo nel benessere, ma soprattutto nell’aspirazione alla libertà e alla giustizia. Dobbiamo rendere onore anche a chi non è caduto allora, ma purtroppo cade oggi, con un pensiero di Seneca, preso a prestito dal De brevitate vitae : “Nessuno ti renderà gli anni, nessuno ti restituirà te stesso (…) tu sei affaccendato, la vita si affretta: e intanto sarà lì la morte, per la quale, tu voglia o no, devi avere tempo”.A loro va il nostro silenzioso ricordo e omaggio, insieme a quello che tributiamo ai tanti veneti che combatterono ieri fino a dare la vita per libertà e giustizia: medici come Flavio Busonera; sacerdoti come don Giovanni Apolloni; vescovi come mons. Girolamo Bortignon; giovanissime staffette come Tina Anselmi; giuristi come Silvio Trentin; intellettuali come il rettore Concetto Marchesi; insegnanti di scuola come il professor Mario Todesco e tanti altri che vivono nei nomi delle nostre strade e delle nostre scuole e istituti, oltre a tutti quelli che non hanno avuto gli onori dei libri di storia ma che sono stati determinanti per l’affermazione della libertà.“L’applauso più sentito è il solenne silenzio”, scriveva Egidio Meneghetti, il farmacologo della scuola di Medicina dell’Ateneo patavino, che divenne rettore dell’Università di Padova all’indomani della Liberazione, mentre ricordava il sacrificio di tanti studenti e docenti di quello che era l’ateneo della regione. Quella stessa università, medaglia d’oro della Resistenza per il valore militare, alla quale guardiamo oggi come punto di riferimento della ricerca scientifica e delle scienze mediche nella battaglia contro questa pandemia. Una battaglia che ci vede tutti protagonisti di un inedito percorso di resilienza e di ritrovato impegno a liberare le energie migliori per la nuova ricostruzione che ci attende.LUCA ZAIA

La risposta del Presidente Luca Peroni

Luca,le battaglie sono molte,quelle fatte e quelle da fare,quelle vinte e quelle perse, l’importante è avere chiaro l’obiettivo finale e cioè la libertà e la giustizia che il popolo veneto ha dimostrato di avere e di difendere soprattutto nei momenti difficili . Il Faro per noi veneti è senza ombra di dubbio la millenaria esperienza della veneta serenissima Repubblica, un gioiello invidiato in tutto il mondo per la sua equità e la sua giustizia sociale amato e difeso con orgoglio da molte generazioni libere ed orgogliose di esserlo. Si sa’ che le cose belle ,o te le rubano o te le distruggono,e così noi veneti siamo rimasti orfani della nostra madre, la sola per secoli, ma il mondo deve sapere che noi come amanti degli ideali più alti, lo sappiamo il torto che abbiamo subito e difenderemo per sempre la nostra storia e soprattutto nostra madre con l’obiettivo di farla rinascere come e meglio di prima; dopo la chiara volontà espressa dai veneti con il referendum del 2017 non ci sono più alibi per nessuno, il popolo veneto è pronto a riprendere il cammino verso la libertà e l’indipendenza, senza più catene. Il veneto serenissimo governo come nel 1997 e come nel 2017 sarà pronto a fare la sua parte. W San Marco

Il post su Facebook è visibile qui :

🔴🔴🔴 25 APRILE, LA MIA LETTERA APERTA AI VENETI. 🔴🔴🔴 ———- ✍🏻 75 anni fa l’Italia viveva il momento del…

Pubblicato da Luca Zaia su Venerdì 24 aprile 2020




Contro la truffa tricolore

La gestione dell’emergenza Covid-19 ci pone, ancora una volta, di fronte all’incapacità dello stato occupante italiano, alla miseria umana del suo culturame e dei suoi prezzolati ascari. I crimini italiani sono stati nascosti, se non addirittura giustificati, dietro la glorificazione del tricolore, innumerevoli volte. In queste settimane di forzata reclusione lo stato occupante italiano non ha agito per la salvaguardia della salute e del benessere delle popolazioni che inopportunamente ritiene di rappresentare, ma ha messo le basi per instaurare una serie di misure che con la scusa dell’emergenza tendono a diventare definitive e a limitare la libertà e a controllare a 360° la vita delle persone. Abbiamo imparato che in italia nulla è più definitivo di quello che viene sbandierato come provvisorio. Oggi si limita la libertà di movimento anche dopo la fase acuta dell’emergenza, domani cosa vorranno farci subire? Temiamo che, scenari visti nei più inquietanti film di fantascienza, divengano realtà.

Tornando al tricolore è chiaro che per chi governa l’italia, e per i suoi organi di propaganda, le crisi sono linfa vitale per mistificare la storia e fare del becero nazionalismo straccione. Nonostante quello che tende a propinarci la cosiddetta storia patria della penisola, la realtà e ben altra, i Veneti, durante le guerre risorgimentali non hanno mai voluto l’italia: sia nel 1848 con le Repubblica Veneta di Manin che nel 1866 con la truffa plebiscitaria savoiarda. Dobbiamo ricordare e sottolineare agli smemorati ascari del regime italiano che nel 1866, a Lissa per i Veneti, il tricolore fu bottino di guerra, infatti la marineria Veneta affondò l’ammiraglia italiana al grido di “Viva San Marco”.

Siamo in prossimità del 25 aprile, giorno importantissimo per i Veneti: una festa patria che ricorda l’amore per la propria terra e la volontà di essere nazione indipendente e non più soggiogata da qualsivoglia occupante. Una festa che non deve essere l’occasione per estemporanee manifestazioni anarco-individualiste che mettono a repentaglio la salute del Popolo Veneto. Queste considerazioni non hanno il significato di rigettare la vittoria sul nazifascismo, piuttosto ricollocarla nelle date corrette: Venezia fu liberata tra il 28 e 29 aprile 1945. Ma soprattutto vogliamo ricordare che la vittoria sul nazifascismo fu per noi Veneti, una vittoria parziale perché non ci liberò dall’occupazione italiana, purtroppo a distanza di 75 anni constatiamo che la sovranità veneta è ancora da venire.

Questa del Covid-19 è sì un’epidemia ma anche una guerra portata avanti contro i Veneti da parte dell’occupante italiano, e ciò indipendentemente dall’età, dal genere, dal ceto. L’italia si è resa complice della pandemia cinese, l’italia di Conte e Di Maio ha preso il posto dell’Albania come quinta colonna del potere cinese in europa. Questa che stiamo subendo sulla nostra pelle è una guerra combattuta con armi non convenzionali per far mantenere l’egemonia mondiale alla Cina. Non stiamo dando voce ad un ipotetico complotto, stiamo analizzando i fatti attraverso il materialismo storico e l’analisi scientifica della società.

Noi Veneti abbiamo una via d’uscita, ovvero proclamare l’indipendenza del Veneto e lasciare l’italia con i suoi alleati cinesi nella pattumiera della storia.

Venezia-Longarone, 23 aprile 2020

per il Veneto Serenissimo Governo

il Vicepresidente

Demetrio Shlomo Yisrael Serraglia




Il Veneto non morirà né a causa del Covid-19 né per mano italiana

Lo stato occupante italiano sta tentando, da sempre, di annientare il Veneto. In questa pandemia emerge per l’ennesima volta la perfidia criminale di un regime che considera il Veneto una colonia da sfruttare e il Popolo Veneto dei servi che possono essere lasciati morire sia fisicamente che economicamente.

Il Veneto con Luca Zaia ha gestito autonomamente senza l’aiuto né dell’Italia, né dell’UE, né dell’OMS l’emergenza sanitaria Covid-19. Noi Veneti abbiamo agito da Veneti: ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo riconvertito le industrie ed indirizzato le Università per sostenere lo sforzo del sistema sanitario Veneto, ci siamo mossi come un sol corpo, tutti indirizzati a superare l’emergenza mentre nessuno ci dava una mano, anzi ci sabotava. Mentre in italia si faceva della pessima filosofia sanitaria in Veneto si salvavano vite agendo con buon senso e determinazione. Ora che in Veneto siamo in grado di ripartire il governo dello stato occupante italiano, supportato dalle regioni parassite della penisola, sta ostacolando le proposte Venete con il solo scopo di annientare l’economia Veneta, di annichilire il turismo, e di indurre il popolo Veneto alla morte.

È bene rammentare che i Veneti dal 1866 hanno subito l’illegale occupazione italiana, e a causa dell’italia hanno dovuto subire sul proprio territorio due guerre mondiali, la pellagra, una guerra civile, un’emigrazione di proporzioni bibliche, il furto operato dall’operazione “banche venete”, ed ora il crimine di una gestione scellerata dell’epidemia Covid-19.

L’italia per il Veneto è solo una malattia che va estirpata il prima possibile, nulla è mai venuto di buono da quando siamo sotto occupazione italiana, ci appelliamo a tutto il Popolo Veneto che prenda coscienza della sciagura chiamata italia e che pretenda che la propria volontà di autodeterminazione espressa pacificamente il 22 ottobre 2017 diventi operativa: chiediamo a tutti i Veneti che scrivano a Luca Zaia dir.presidente@regione.veneto.it perché utilizzi il proprio ruolo per proclamare l’indipendenza totale del Veneto. I Veneti non vogliono morire né fisicamente né economicamente, noi siamo altro rispetto all’italia, né meglio né peggio solamente altro e non vogliamo più subire la saccenza e l’ignoranza di chi pretende di insegnarci qualcosa nonostante una palese e reiterata incapacità di gestire anche le cose più semplici.

Venezia-Longarone, 20 aprile 2020

per il Veneto Serenissimo Governo

il Vicepresidente

Demetrio Shlomo Yisrael Serraglia




Una Veneta impiegata di banca

Riceviamo, pubblichiamo e condividiamo

Stando a
quanto riportato da alcuni quotidiani nazionali tra ieri ed oggi, domani dovrei
andare al lavoro indossando, oltre la mascherina e i guanti, anche il giubbotto
antiproiettile. Possiamo pensare si tratti di notizie vere? Pare lo siano,
considerato che gli articoli in questione riportano quanto affermato da
organizzazioni datoriali e sindacati in merito ad un reale timore che si
possano domani registrare comportamenti violenti da parte delle persone nei
confronti degli impiegati della banche.

Ora io, e
chi come me domani deve andare a lavorare proprio nella filiale di una
qualsiasi banca, cosa dovrebbe fare? Come minimo “dormire preoccupato”, come
massimo trovare un modo per non andare a lavorare. Ho l’abitudine di leggere
criticamente le notizie e di guardare a ciò che accade cercando un punto di
vista il più possibile altro rispetto a quello “indicato”, per questo motivo
sono portata a chiedermi che senso abbia dare una notizia del genere in questo
momento, cercando quindi una risposta oltre l’apparenza.

Esiste un
pericolo reale per noi impiegati? In parte sì, esiste perché la situazione di
clausura nella quale ci troviamo ha prodotto in ognuno di noi reazioni di odio
e risentimento, ad andare bene, nei confronti di chiunque, sia esso il vicino
che esce presumibilmente senza motivo, il runner che corre, chi fa la spesa
senza mascherina e ti viene vicino nella corsia del supermercato oppure quello
che va a lavorare e beato lui che può uscire… insomma ognuno di noi, almeno una
volta ha avuto una reazione avversa di questo tipo o contro chi manifesta di
avere una reazione avversa. Siamo tutti in una condizione di vita ancora più
innaturale di quella alla quale già abitualmente ci condanniamo, siamo tutti
molto tesi e spaventati quindi potenzialmente in grado di avere reazioni violente
e/o sconsiderate. Quindi sì, domani potrei correre qualche rischio rispetto
alla situazione descritta dai quotidiani.

Mi chiedo
però per quale motivo vengono fatti considerevoli sforzi pubblicitari per
raccontarci un paese che non esiste, l’italia, in cui tutti sono solidali,
cantano, rispettano, amano, sono felici di sacrificare la propria libertà
individuale per proteggere gli altri dal contagio e poi vengono pubblicate
notizie di questo genere con il benestare delle parti sociali in gioco governo,
organizzazioni datoriali e sindacati?

Se
davvero si volessero proteggere le potenziali vittime, le impiegate e gli
impiegati da una eventuale aggressività diffusa, non sarebbe stato meglio
avvisare le autorità di presidiare i nostri luoghi di lavoro e lasciare che la
notizia restasse interna? Badate bene non parlo di censura, spesso si confonde
la necessità di gestire il pericolo con la necessità di avere le informazioni,
in questo caso la necessità di proteggere la nostra incolumità, doveva essere
l’interesse principale non accendere la miccia di quanti magari non avevano
neanche per le scatole di prendersela con dei poveri impiegati per il disagio
creato da un governo, uno stato ormai del tutto contro il popolo.

Quindi a
chi giova tutto ciò? Spiace dirlo ma io credo sia utile e volutamente
agito proprio dal governo che ha deciso di dare la notizia perché questo gli
permetterà, di esercitare maggiore controllo nei confronti delle persone.
Qualora infatti dovesse davvero scatenarsi una reazione violenta sarà semplice
adottare misure di ancora maggior contenimento delle libertà individuali, sarà
facile allungare il tempo di pagamento dei sussidi promessi, sarà facile
scatenare reazioni violente ed inutili nei confronti di persone che nulla
possono fare così che esploda un conflitto tra pari utile a chi decide e
sceglie. Al crescere della paura e della violenza diventerà ancora più facile
per le forze al governo, che sono nate con una forte vocazione totalitaria,
esercitare maggiori controlli ed abusi, impoverire definitivamente soprattutto
le parti della penisola più colpite, impedendo la riapertura generale ancorché
progressiva, cercando in questo modo di affossare definitamente proprio le
economie più floride, incrementando, attraverso una distribuzione iniqua delle
risorse il conflitto esistente tra nord e sud.

Quindi,
domani mi conviene non andare a lavorare? No, domani andrò a lavorare, prima di
tutto perché non mi sono mai astenuta quando il timore era verso il nemico
invisibile ed apparentemente ingestibile, il virus, figuriamoci se mi asterrò
oggi che l’eventuale nemico avrebbe il viso di una persona come me ma
disperata, che potrò guardare negli occhi.

Non si
tratta di eroismo, come non è stato eroismo quello compiuto da tutti quelli che
hanno lavorato nonostante il pericolo del virus, si tratta di esercitare la più
alta ed importante caratteristica umana: la capacità di scegliere e di
autodeterminarsi, il libero arbitrio. Perché una facoltà, un diritto, una
caratteristica possa essere occorre esercitarla, quindi se voglio restare
libera e combattere contro i veri nemici devo esercitare la mia facoltà di
scelta e chiedere a tutti di fare altrettanto.

L’italia
non esiste, non è mai esistita se non come oppressore di popoli ed artefice di
dittature. Questo tempo, questa emergenza, ha dimostrato che i popoli che
abitano la penisola e che hanno saputo mantenere integra la propria identità
sono riusciti a gestire e reagire positivamente, perché di fronte ad un virus
non ci sono armi, c’è soltanto la solidarietà vera e profonda, il senso di
appartenenza e rispetto, la coercizione non serve se non si ha la certezza che
sia possibile lavorare tutti assieme per aiutarsi e per riprendere a vivere. Il
popolo veneto ha dimostrato, ancora una volta, ed a pochissima distanza di
tempo da un altra immane catastrofe, quella del Vaia, che è stata di poco
successiva al furto compiuto sempre dall’italia, attraverso il fallimento delle
banche, di sapere reagire, rispettare, restare solidale, non perdere la
creatività e la volontà di reinventarsi pur di continuare a vivere in pienezza.

Per
questo domani andrò a lavorare, perché confido nel popolo veneto, perché se
dobbiamo ribellarci dobbiamo, possiamo farlo, verso l’italia prendendoci
l’indipendenza.

Credo
davvero sia giunto il tempo riprendiamoci la nostra libertà e investiamo la
grande energia che mai abbiamo perso per ricostruire la Patria Veneta!

Confido
che i popoli della penisola sapranno riprendersi le proprie terre e sapranno
affrontare con rinnovato spirito e profonda responsabilità la ricostruzione,
saremo popoli liberi di autodeterminarci, ognuno nella terra che sente di voler
abitare e nutrire, sono certa sapremo esserci gli uni per gli altri perché
l’appartenenza, la libertà e l’amore rendono solidali.

Una
Veneta impiegata di banca

Veneto
Serenissimo Governo