Luca Peroni e Andrea Viviani

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Montorio – Verona Maggio 1999

La storia dei Veneti si perde tra verità documentate e leggende popolari. Quello che è certo è che con l’inizio del 2000 i Veneti possono festeggiare e rivendicare l’appartenenza alla storia dell’umanità con grande dignità come uno dei popoli più originali dell’intero occidente.

Una delle sue caratteristiche più evidenti è stata la capacità di edificare un percorso basato sulla collaborazione pacifica con i popoli adiacenti e talvolta lontani. Non è mistero che la pace e il buon rapporto interculturale tra popoli porti a prosperità economico sociali di notevole prestigio.

Gli interscambi tra civiltà Greche, Etrusche ed Europee – continentali erano prerogativa Veneta nel mondo antico. Il prestigio acquisito dai Veneti in tal periodo avvicinò in maniera eloquente il nostro mondo a quello Romano. Non è una novità l’alleanza del Veneto con Roma che portò prosperità economiche culturali reciproche sin alla fine dell’impero.

Costretti dalle invasioni barbariche, gran parte dei Veneti si rifugiarono nelle isole della laguna in cerca di riparo. Qui con lo sforzo di un’intera civiltà mai doma, i Veneti si adeguarono alla vita sull’acqua e grazie alla cooperazione con l’impero Bizantino riuscirono ad acquistare da questi il rispetto e l’indipendenza. Assieme a tutto ciò i Veneti plasmarono una delle più belle e uniche città del mondo che prese il nome da loro stessi: Venezia.

Promotori e custodi del diritto Romano, mentre vicini imperi sorgevano e cadevano, i Veneti elaborarono una forma di governo repubblicano che suscitava l’invidia degli altri stati.

Il periodo che va dal 697 al 1797, segna il culmine della civiltà Veneta. Un’infinità di grandi uomini contribuirono all’edificarsi ed alla continuità delle istituzioni politiche e sociali dello stato oltre a difendere tantissime volte con la stessa vita l’indipendenza della repubblica.

I 1100 anni di repubblica indipendente furono caratterizzati da un crescente sviluppo economico sociale di tutta la popolazione.

Grazie alla potente flotta che tenne per secoli pulito il Mediterraneo orientale dai pirati, Venezia diventò il porto più sicuro e redditizio per gli scambi tra occidente e oriente tanto da ricavarne un enorme magazzino a disposizione dell’intera Europa.

Si svilupparono un’enormità di magistrature atte al bene pubblico anticipando in qualche caso di molti decenni grandi stati come Francia, Germania e altri.

L’architettura e la pittura esportata in tutto il mondo sono visibili ancora oggi ai nostri occhi.

La tolleranza dei Veneti nei confronti di altre culture fu un elemento preponderante tanto da ricordare Venezia come la città più multietnica del Mediterraneo se non nel mondo intero.

Con l’adesione spontanea nel 1400, circa, dei territori della terraferma, si può dire che il Veneto tutto riuscì finalmente a ritornare unito in unica repubblica.

Il Veneto si trovò a difendere la propria indipendenza di fronte a quasi tutta l’Europa unita insieme nella "Lega di Cambray", sviluppatasi questa per l’invidia nei confronti di uno stato ricco e florido in tutti i settori. Nel peggior momento della campagna militare di difesa la perseveranza di grandissimi uomini animati da spirito marchesco diedero un contributo non indifferente alla riconquista di tutti i territori, riconfermando così la voglia e il diritto inviolabile d’indipendenza.

La potenza tecnologico militare Veneta, fornita dal famoso arsenale, punta di diamante della società lavorativa tanto da essere citato da Dante nella Divina Commedia ed essere riconosciuto come l’antenato delle industrie odierne, diede una svolta epocale contribuendo decisamente alla salvezza cristiana di tutto l’occidente nella Battaglia di Lepanto.

Mentre l’Europa era lacerata da guerre fratricide interminabili la Veneta Serenissima Repubblica grazie alla capacità dei suoi governanti sviluppò una diplomazia pacifista che permise a tutta la popolazione ben 3 secoli di pace e prosperità.

Molte e molte altre vicende si potrebbero elencare per capire la lunghissima storia dei Veneti, molti nomi si potrebbero fare per onorare i nostri grandissimi eroi che sacrificarono tutti i loro beni, tra cui il più grande la loro stessa vita, in difesa dell’indipendenza della loro patria contribuendo in maniera determinante al bene di tutti i Veneti, ma per non privilegiare nessuno abbiamo preferito non citarli ricordandoli tutti insieme come appartenenti ad uno stesso popolo e ad una stessa storia.

Vorremmo soffermarci un po’ sulla perdita dell’indipendenza dei Veneti avvenuta il "tremendo zorno" del 12 maggio 1797.

La causa di tutto ciò è un labirinto di verità e di falsità messe assieme da uomini cinici con il solo scopo di annientare il nostro sacrosanto diritto di appartenere al futuro come popolo sovrano e indipendente.

Nessuno di noi, mai, ha messo in discussione il misero e irresponsabile atto del governo Veneto in quell’occasione, mai nessuno di noi ha sostenuto la tesi dell’infallibilità aristocratico – oligarchica nell’esclusiva di governo. Diciamo solo: quale paese non ha subito sbagli da parte dei propri governanti, riportando talvolta la perdita in massa di vite umane lungi ad essere paragonate a quelle Venete del 1797, senza per questo vedere la fine del proprio stato e della propria indipendenza?

Ci sarà stato un motivo per cui la popolazione francese di quei tempi si è ribellata ai suoi tiranni in maniera atroce mentre nel Veneto no?

Ci sarà stato un motivo che spieghi come mai in tutte le città Venete il popolo ha combattuto ed è morto per San Marco?

Gli intellettuali neo giacobini dei nostri giorni potranno pur dire che la terra ferma è stata sempre tiranneggiata da Venezia e che l’hanno sempre odiata ma non possono cancellare la devozione di Verona, (la città Veneta più lontana dalla capitale) per San Marco, dimostrata nelle famose Pasque Veronesi. La più grossa rivolta di tutta Europa contro Napoleone cui tutte le classi sociali, assieme, presero parte.

In realtà la Veneta Repubblica è rimasta vittima di un’aggressione da parte di uno stato straniero che ha sottomesso l’intera Europa con le armi, ed assieme ad una piccolissima minoranza di perfide persone hanno attuato quel malefico piano di distruzione e di confisca morale di un intero popolo e della sua ricchezza.

Come l’ha avuta per 1100 anni, il Veneto e le sue istituzioni avevano la forza e i mezzi per rigenerarsi e per sopravvivere agli eventi di quei tempi: la dimostrazione è che già da tempo in Senato a Venezia si discuteva su proposte di riforma per allargare la vita politica, promosse guarda caso da una personalità appartenente alla nobiltà, di una città che non era la capitale. Acerrimo nemico della rilassatezza aristocratica di quei tempi, non esitò a mettere in pericolo la sua vita per l’indipendenza della patria Veneta nelle già citate Pasque Veronesi. Comunque sia, noi Veneti tutti, possiamo accettare revisioni critiche sulle nostre istituzioni storiche e su qualsiasi momento della nostra passata vita repubblicana, ma ciò che non dobbiamo mai e poi mai accettare è la perdita da parte nostra di quell’elemento vitale e sacrosanto di cui tutti i popoli del mondo hanno diritto: l’indipendenza. I
l Veneto con la perdita della libertà è rimasto orfano di tutto il suo bagaglio istituzionale millenario invidiato da tutto il mondo, è stato derubato di tutte le sue ricchezze: opere d’arte di inestimabile valore, per non parlare del disboscamento totale dei suoi territori. Da allora è cominciato quel barbaro baratto del Veneto e della sua gente, per scopi economici e talvolta militari, tra potenti stati.

Nel 1848 Daniele Manin riproclamò la Repubblica Veneta che durò pochi mesi per poi cedere ancora una volta alle prepotenze straniere.

Nel 1866 il Veneto fu ceduto al Regno d’Italia in maniera a dir poco illegale e da allora rilegato ad una semplice regione.

La decantata Italia per il Veneto fu sin dall’inizio sinonimo di carestia che obbligò i Veneti ad un’emigrazione di portata biblica. Per non parlare di tutte le guerre che i veneti dovettero subire per l’arroganza e gli interessi dei governati italiani. Una di queste, forse la più atroce che l’intera umanità ricordi combattuta, in parte, sul nostro territorio con conseguenze disastrose per la popolazione. E tutto questo aspettando le sospirate riforme, mai arrivate, di cui lo stesso risorgimento italiano si fece portavoce.

Questa in sintesi è stata la nostra storia e come tale noi siamo costretti ogni giorno a confrontarci con lei: sappiamo che a qualcuno quest’atteggiamento può sembrare quello di un gruppo di nostalgici, ma come possiamo pretendere di affrontare il futuro che ci aspetta buttando nel cestino un bagaglio di esperienze e insegnamenti di inestimabile valore lasciataci in eredità dai nostri antenati? In ultima analisi, come pretendiamo di sapere chi siamo e dove stiamo andando, se non sappiamo da dove proveniamo?

Con l’azione del 9 maggio 1997 abbiamo voluto dare uno scossone ai Veneti perché prendessero coscienza di se stessi per poter affrontare con decisione, coraggio e responsabilità quello che in futuro aspetta loro poiché le battaglie politiche economiche e culturali che via via si stanno delineando non possono essere rimandate oltre. Sotto i nostri occhi si stanno aggravando sempre più crisi in ogni angolo della nostra società: dalla debolezza della chiesa cattolica schiacciata dal continuo dilagare di pseudo sette e falsi maghi che contribuiscono enormemente allo sfascio morale e culturale della nostra civiltà, ad un’immigrazione incontrollata, una criminalità organizzata sempre più potente e strutture pubbliche vicine allo sfascio per non parlare di una distruzione ambientale senza precedenti.

E poi c’è l’economia: partendo dalle rovine causate dalla II guerra mondiale, senza aiuti finanziari preponderanti da parte dello stato italiano, abbiamo ugualmente assistito ad una notevole crescita economica culminata con quello che viene chiamato "il miracolo del nord – est" che grazie al lavoro, alla creatività e al coraggio dei nostri imprenditori ha portato il Veneto ad essere uno tra i maggiori produttori ed esportatori in Europa, ma questo quanto durerà?

Ogni giorno siamo testimoni di maxi fusioni bancarie ed industriali in mano a pochi potenti, che decidono così di affrontare il mercato mondiale con lo scopo di creare un monopolio globale.

Con un simile orizzonte, e con una pressione fiscale delle più alte d’Europa, cominciata per altro dal 1° giorno dell’unificazione all’Italia, come possono competere i nostri imprenditori?

Come può il Veneto sperare di continuare ad essere competitivo nei confronti del monopolio delle multinazionali?

E’ attualità di questi giorni la grave recessione industriale che colpisce soprattutto il settore delle esportazioni, comparto privilegiato del nostro Veneto. Solo con un criterio di cooperazione, oltre che con la responsabilità, e il buon funzionamento delle strutture pubbliche si può pensare di combattere alla pari e restare protagonisti nei mercati europei e mondiali.

E tutti questi problemi come vengono presi in considerazione dai nostri politici? Nei mesi successivi alla Liberazione di Piazza San Marco, tutti i politici Veneti, e non solo, gridavano all’unisono che si doveva attuare una riforma federale dello stato, che il Veneto aveva bisogno di autonomia, altri ancora parlavano di autodeterminazione. Confortati da queste dichiarazioni nell’estate del 1998 abbiamo deciso di contattare tutte le forze politiche, associazioni imprenditoriali e di categoria per confrontare le nostre e le loro idee e trovare, se possibile, un accordo per lavorare assieme su un unico obbiettivo. Ebbene il risultato ci ha dimostrato per l’ennesima volta quanto questa classe politica sia falsa ed ambigua. Nei loro comizi e congressi parlano di cambiamenti, gridano slogan contro il regime, minacciano di abbandonare le istituzioni in cui loro stessi hanno scelto di entrare, ma quando li inviti a dimostrare la loro volontà e gli chiedi un’azione concreta, pur rimanendo sempre nella legalità, in favore dei Veneti, tutti si eclissano e trovano scuse a volte anche ridicole.

Ci accusano di essere portatori di una lotta terroristica oppure al contrario di aver fatto una carnevalata, ma allo stesso tempo sfruttano il nostro sacrificio e le nostre parole per le loro campagne elettorali.

La verità è però un’altra, è che a questi personaggi, che pure adoperano la nostra bandiera per la loro propaganda, non interessano minimamente le rivendicazioni di un popolo plurimillenario.

In realtà con il loro agire non sono altro che i continuatori di quella municipalità provvisoria, instaurata da Napoleone, subdoli lacchè con il solo fine di arraffare le poche briciole avanzate dalle continue ruberie di istituzioni estranee alla nostra storia, per giustificare la loro legittimità nel nostro territorio a danno, ben inteso, sempre e solo del nostro popolo.

Ed è anche per questo motivo che noi del Veneto Serenissimo Governo, quando ci siamo trovati di fronte alla scelta di fondare un nuovo partito oppure di allearci con un altro già esistente, abbiamo deciso di seguire un’altra strada più consona alla nostra storia.

Siamo consapevoli che forse la nostra via è la più dura e tortuosa ma siamo convinti che sia anche la più liberale e proficua.

Come abbiamo visto, il nostro futuro è solcato da un’infinità di problemi da risolvere che non possono essere tralasciati neanche nei loro minimi particolari.

Rendendoci conto che il tempo a nostra disposizione va esaurendosi sempre più abbiamo ridato vita al Veneto Serenissimo Governo, erede unico dello spirito mai domo dei suoi antenati, ha cominciato anni or sono un cammino di recupero storico per ridare dignità a quell’ingiusta cancellazione della storia Europea perpetrata nei nostri confronti che ormai si trascina da oltre 2 secoli. Consapevoli delle gravi conseguenze a cui andavamo incontro abbiamo sempre cercato di non scostarci mai dai nostri insegnamenti storici, gli stessi insegnamenti che hanno portato il Veneto ad essere in taluni momenti il punto di riferimento della civiltà Europea.

Puntualmente ci troviamo costretti a subire quelle conseguenze previste, una di queste, forse la più pesante per noi è quella che ci vuole rilegati a sinonimo di commiserazione.

Malgrado ciò, tutti i nostri sforzi e le nostre esperienze hanno dato vita in questi ultimi tempi alla Veneta Serenissima Alleanza. Lo scopo principale perseguito è il raggruppare tutte le forze sociali esistenti nel nostro territorio affinché si creino le basi ideali per rivendicare con forza il nostro diritto all&
rsquo;indipendenza.

Con la consapevolezza, crediamo, di essere la guida morale dei Veneti e con la responsabilità che ci ha sempre caratterizzato, convinti che solo con la cooperazione e l’apporto di nuova linfa si potrà raggiungere l’obbiettivo, invitiamo tutti i cittadini che non si riconoscono in questo sistema a partecipare attivamente a tutti i progetti sviluppati e non, affinché il nostro futuro non sia più affidato a forze che non ci appartengono.

Nel riconfermare i nostri impegni presi con il Veneto Serenissimo Governo rimettiamo tutte le nostre speranze nella volontà di colui che sempre ci ha accompagnati e sorretti nelle nostre vicende: patrono eterno del nostro popolo, e invitiamo tutti i presenti insieme con il nostro spirito che sicuramente sta’ in mezzo a voi a gridare fortemente:

VIVA SAN MARCO
GLORIA AGLI ETERNI EROI VENETI
VIVA LA VENETA SERENISSIMA REPUBBLICA
GLORIA A SAN MARCO

Luca Peroni e Andrea Viviani