Autogestione come forma di azione e responsabilità diretta
La situazione in cui sta la nostra terra è sotto gli occhi di tutti, il raggiungimento del referendum per l’indipendenza del Veneto è l’auspicabile traguardo per cui stiamo lavorando da ormai decine di anni. È altresì doveroso iniziare una pratica di autodeterminazione ed autogestione già dal quotidiano, già dall’oggi, perchè ogni scelta ed ogni azione che facciamo ricade su noi stessi, sui nostri cari e sulla terra che diciamo di amare.
La teoria deve andare di pari passo con la pratica, solo così potremmo offrire testimonianza della nostra etica e della nostra morale agli uomini e alle donne che ci circondano.
Essere eredi e continuatori della storia, cultura e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica significa avere una visione critica sull’esperienza governativa della Repubblica Veneta, capirne gli errori per superarli e sviluppare i successi per continuarli e perchè diventino ricchezza per tutti.
Quando parliamo di autogestione, parliamo di autosufficienza economica, parliamo di uscire dalle logiche della finanza, parliamo di cura della terra e cura delle persone, parliamo di uscire dalla logica del profitto a discapito di tutto e tutti, parliamo di una via d’uscita alla crisi che colpisce quotidianamente le nostre famiglie.
È fuori discussione che incentrarsi solo sul referendum per l’indipendenza tralasciando le prospettive economico sociali di un Veneto indipendente è una visione insufficiente e senza futuro per il Popolo Veneto.
L’idea del Veneto Serenissimo Governo del futuro Veneto indipendente, per la quale chiediamo a tutti coloro che amano il Veneto di mobilitarsi già da ora, è di una terra che sia costellata da varie comunità autogestite in collaborazione tra loro, dove la gestione della cosa pubblica non sia più demandata ad altri e dove ognuno responsabilmente intervenga nella propria comunità per attuarsi per il bene comune. Perchè ciò possa avvenire è indispensabile, come ho già accennato, iniziare da una pratica quotidiana di scelte consapevoli: dove fare la spesa e cosa comprare, puntare al km zero e al rapporto diretto con i coltivatori, decidere come vestirsi e da chi comprare i propri abiti, utilizzare i mezzi pubblici, cercare di utilizzare energie rinnovabili e comunque non sprecare inutilmente l’energia nelle nostre case, non inquinare, non sprecare l’acqua, essere solidali e collaborativi in uno spirito di reciprocità con chi ci abita vicino. Queste elencati sono solo degli esempi di una pratica quotidiana non distruttiva nei confronti della nostra terra e nei confronti di noi stessi, è una pratica che non sta nelle logiche capitalistiche della crescita continua ad ogni costo perchè l’essere umano e la terra che ci ospita non possono reggere i ritmi attuali ma dobbiamo ripensarci ed invertire la rotta di questa crescita senza regole e senza morale che sta causando lutti (come i suicidi a causa del lavoro che non c’è), devastazioni (come gli sciagurati progetti del ministro Passera per incrementare le trivellazioni petrolifere nella penisola), omogenizzazione della produzione agricola (continui tentativi per introdurre gli OGM), aumenti delle malattie professionali e dovute all’inquinamento (con la devastazione dei conti della sanità pubblica ad opera delle multinazionali farmaceutiche), annichilimento della cultura (omologando la gran parte della cultura a beneficio delle operazioni politiche delle multinazionali).
L’inversione di rotta rispetto alla direzione dell’attuale politica socio economica viene chiamata decrescita, ma questa è una decrescita solo per chi detiene il potere e per i dissociati che li rappresentano nelle varie istituzioni ma per la gente che si confronta quotidianamente con la spesa al supermercato, con l’aumento delle tariffe di gas, luce, acqua, immondizia, ecc, con il lavoro precario e la disoccupazione, con la difficoltà di arrivare con il proprio stipendio alla terza settimana del mese questa non è decrescita ma vita felice, vita degna di essere vissuta, vita degna di essere generata come genitori.
Noi se vogliamo un Veneto indipendente che non sia solo un’italia in piccolo dobbiamo riflettere ed attuarci per una decrescita felice avvenga, ponendo le basi già da oggi per quello che sarà il nostro domani. Tanti potranno dire che queste parole sono solo utopia, ma l’utopia è tale fin tanto che non si realizza e per realizzarla dobbiamo unire i nostro sogni per farli diventare un’azione condivisa che divenga realtà. Ora è possibile ottenerlo questo, pochi vent’anni fa parlavano di referendum per l’autodeterminazione del Veneto, oggi questo è un argomento all’ordine del giorno; quindi abbiamo l’obbligo di puntare in alto e parlare di un Veneto autogestito dal Popolo per il Popolo, nel rispetto di una terra che ci vede ospiti e non padroni.
La situazione in cui sta la nostra terra è sotto gli occhi di tutti, il raggiungimento del referendum per l’indipendenza del Veneto è l’auspicabile traguardo per cui stiamo lavorando da ormai decine di anni. È altresì doveroso iniziare una pratica di autodeterminazione ed autogestione già dal quotidiano, già dall’oggi, perchè ogni scelta ed ogni azione che facciamo ricade su noi stessi, sui nostri cari e sulla terra che diciamo di amare.
La teoria deve andare di pari passo con la pratica, solo così potremmo offrire testimonianza della nostra etica e della nostra morale agli uomini e alle donne che ci circondano.
Essere eredi e continuatori della storia, cultura e tradizioni della Veneta Serenissima Repubblica significa avere una visione critica sull’esperienza governativa della Repubblica Veneta, capirne gli errori per superarli e sviluppare i successi per continuarli e perchè diventino ricchezza per tutti.
Quando parliamo di autogestione, parliamo di autosufficienza economica, parliamo di uscire dalle logiche della finanza, parliamo di cura della terra e cura delle persone, parliamo di uscire dalla logica del profitto a discapito di tutto e tutti, parliamo di una via d’uscita alla crisi che colpisce quotidianamente le nostre famiglie.
È fuori discussione che incentrarsi solo sul referendum per l’indipendenza tralasciando le prospettive economico sociali di un Veneto indipendente è una visione insufficiente e senza futuro per il Popolo Veneto.
L’idea del Veneto Serenissimo Governo del futuro Veneto indipendente, per la quale chiediamo a tutti coloro che amano il Veneto di mobilitarsi già da ora, è di una terra che sia costellata da varie comunità autogestite in collaborazione tra loro, dove la gestione della cosa pubblica non sia più demandata ad altri e dove ognuno responsabilmente intervenga nella propria comunità per attuarsi per il bene comune. Perchè ciò possa avvenire è indispensabile, come ho già accennato, iniziare da una pratica quotidiana di scelte consapevoli: dove fare la spesa e cosa comprare, puntare al km zero e al rapporto diretto con i coltivatori, decidere come vestirsi e da chi comprare i propri abiti, utilizzare i mezzi pubblici, cercare di utilizzare energie rinnovabili e comunque non sprecare inutilmente l’energia nelle nostre case, non inquinare, non sprecare l’acqua, essere solidali e collaborativi in uno spirito di reciprocità con chi ci abita vicino. Queste elencati sono solo degli esempi di una pratica quotidiana non distruttiva nei confronti della nostra terra e nei confronti di noi stessi, è una pratica che non sta nelle logiche capitalistiche della crescita continua ad ogni costo perchè l’essere umano e la terra che ci ospita non possono reggere i ritmi attuali ma dobbiamo ripensarci ed invertire la rotta di questa crescita senza regole e senza morale che sta causando lutti (come i suicidi a causa del lavoro che non c’è), devastazioni (come gli sciagurati progetti del ministro Passera per incrementare le trivellazioni petrolifere nella penisola), omogenizzazione della produzione agricola (continui tentativi per introdurre gli OGM), aumenti delle malattie professionali e dovute all’inquinamento (con la devastazione dei conti della sanità pubblica ad opera delle multinazionali farmaceutiche), annichilimento della cultura (omologando la gran parte della cultura a beneficio delle operazioni politiche delle multinazionali).
L’inversione di rotta rispetto alla direzione dell’attuale politica socio economica viene chiamata decrescita, ma questa è una decrescita solo per chi detiene il potere e per i dissociati che li rappresentano nelle varie istituzioni ma per la gente che si confronta quotidianamente con la spesa al supermercato, con l’aumento delle tariffe di gas, luce, acqua, immondizia, ecc, con il lavoro precario e la disoccupazione, con la difficoltà di arrivare con il proprio stipendio alla terza settimana del mese questa non è decrescita ma vita felice, vita degna di essere vissuta, vita degna di essere generata come genitori.
Noi se vogliamo un Veneto indipendente che non sia solo un’italia in piccolo dobbiamo riflettere ed attuarci per una decrescita felice avvenga, ponendo le basi già da oggi per quello che sarà il nostro domani. Tanti potranno dire che queste parole sono solo utopia, ma l’utopia è tale fin tanto che non si realizza e per realizzarla dobbiamo unire i nostro sogni per farli diventare un’azione condivisa che divenga realtà. Ora è possibile ottenerlo questo, pochi vent’anni fa parlavano di referendum per l’autodeterminazione del Veneto, oggi questo è un argomento all’ordine del giorno; quindi abbiamo l’obbligo di puntare in alto e parlare di un Veneto autogestito dal Popolo per il Popolo, nel rispetto di una terra che ci vede ospiti e non padroni.
Bassano del Grappa, 26 gennaio 2013
Demetrio Serraglia
Ministro agli Affari Esteri
e al rifacimento del Referendum del 1866
Dipartimento per i rapporti con i Veneti della Diaspora
Coordinamento dell’attività di governo per l’autogestione
Ministro agli Affari Esteri
e al rifacimento del Referendum del 1866
Dipartimento per i rapporti con i Veneti della Diaspora
Coordinamento dell’attività di governo per l’autogestione

