Il Dipartimento Scolastico provvederà a stilare un documento per impostare i programmi ministeriali della futura Scuola Veneta.
Indicherà pertanto i percorsi, le metodologie, le finalità e gli obiettivi da raggiungere per la riqualificazione del percorso formativo dello studente in tutte le fasi che si applicano alla sua evoluzione personale, ossia negli ambiti fisici, psichici e culturali in senso lato che concorrono allo sviluppo dell’individuo, che è una realtà irripetibile da valorizzare, e non un soggetto da ricondurre a schematismi di sorta.
Il Dipartimento curerà inoltre la realizzazione di attività divulgative o anche propositive, riguardanti la celebrazione di ricorrenze fondamentali o da riscoprire, la trattazione di tematiche di rilievo culturale, il potenziamento di partecipazioni esterne in via collaborativa o semplicemente adesiva, oltre alla promozione di quanto sarà ritenuto utile per garantire la pubblicità delle iniziative del Ministero stesso.
Indicherà pertanto i percorsi, le metodologie, le finalità e gli obiettivi da raggiungere per la riqualificazione del percorso formativo dello studente in tutte le fasi che si applicano alla sua evoluzione personale, ossia negli ambiti fisici, psichici e culturali in senso lato che concorrono allo sviluppo dell’individuo, che è una realtà irripetibile da valorizzare, e non un soggetto da ricondurre a schematismi di sorta.
Il Dipartimento curerà inoltre la realizzazione di attività divulgative o anche propositive, riguardanti la celebrazione di ricorrenze fondamentali o da riscoprire, la trattazione di tematiche di rilievo culturale, il potenziamento di partecipazioni esterne in via collaborativa o semplicemente adesiva, oltre alla promozione di quanto sarà ritenuto utile per garantire la pubblicità delle iniziative del Ministero stesso.
Il Dipartimento per la Cultura Patriottica e l’Identità Nazionale si concentrerà sulla questione della Lingua Veneta, con un approccio di sintesi ponderata delle varie grafie e teorie linguistiche elaborate sul Veneto, coniugando le necessità didattiche ad un’onesta ed il più possibile scientifica ricerca sul rapporto che intercorre tra la codificanda Lingua Veneta e le altre lingue, in via orizzontale e verticale, depurando il dibattito linguistico da inopportunità politiche ed ideologiche. Per raggiungere il più alto grado di genuinità nella codifica della nostra lingua nazionale, determinante sarà l’analisi della lingua (e delle grammatiche) dei Veneti della Diaspora e dei Veneti della VSR, soprattutto ove più si è potuta conservare o dove sia stata cristallizzata in forme non contaminate da imposizioni linguistiche programmatiche, ossia nell’America Latina e in piccola parte nei territori dalmati ed istriani in particolare.
L’altro grande ambito di lavoro principale sarà il recupero della Storia Veneta, con la rivalutazione del ruolo della VSR nello sviluppo dell’Europa, in senso economico, culturale, politico, sociale ed identitario. Inoltre, sarà cura del Dipartimento, e del Governo tutto, recuperare gli eventi salienti della millenaria Storia Veneta, dandone una lettura finalmente espressiva del contributo del Popolo Veneto al progresso dell’Europa, e con essa del Mondo intero. Sarà particolare l’impegno per smascherare l’attività della storiografia – soprattutto italiana – tendente a sminuire, quando non a ridicolizzare o a travisare volontariamente la Storia dei Veneti, fin dalle loro origini.
L’altro grande ambito di lavoro principale sarà il recupero della Storia Veneta, con la rivalutazione del ruolo della VSR nello sviluppo dell’Europa, in senso economico, culturale, politico, sociale ed identitario. Inoltre, sarà cura del Dipartimento, e del Governo tutto, recuperare gli eventi salienti della millenaria Storia Veneta, dandone una lettura finalmente espressiva del contributo del Popolo Veneto al progresso dell’Europa, e con essa del Mondo intero. Sarà particolare l’impegno per smascherare l’attività della storiografia – soprattutto italiana – tendente a sminuire, quando non a ridicolizzare o a travisare volontariamente la Storia dei Veneti, fin dalle loro origini.
Per quanto concerne l’attività del Dipartimento per il rifacimento del Referendum del 1866, essa si caratterizzerà di una nuova fase di rielaborazione del vasto e crescente materiale prodotto e reperibile sulla questione, così da conferire finalmente a questo fondamentale snodo storico, giuridico e politico della Storia Veneta una organicità tale da divenire fonte di riferimento (che non ha tuttavia la pretesa di essere primigenia) per chiunque approcci l’argomento, con intento didattico, politico, giuridico, storico o meramente conoscitivo che sia.
Cosa rappresenta il 1866 per i Veneti
A voler riassumere il significato del 1866, si incorre nell’accumulo di molteplici aspetti, che analizzati singolarmente, fanno perdere la necessaria prospettiva storica. Pertanto, la prima fase fondamentale per rappresentare la questione in termini reali riguarda l’intersecazione, sulle basi del materialismo storico e dialettico, dei molteplici piani di analisi che finora si sono avute singolarmente, tra le quali: l’aspetto militare e le sue conseguenze, gli aspetti economici e sociali, la congiuntura della politica internazionale, ed il referendum in sé, con le premesse e le conseguenze giuridiche ad esso legate.
Risulta per ora più opportuna una elencazione degli elementi fondamentali di ciò che è avvenuto nel 1866 per i Veneti:
– fu la terza violazione sabauda della territorialità veneta (dopo 1848 e 1859), con conseguente occupazione stabile che perdura fino ad oggi;
– ci fu violazione dei trattati internazionali che garantivano la libertà (sia nel territorio che nella sovranità) che i Veneti avevano conquistato sul campo combattendo al fianco delle truppe di terra asburgiche, che sconfissero l’esercito italiano a Custoza, e determinando di fatto la vittoria della marina austro-veneta sulla ben più fornita e numerosa flotta italiana a Lissa;
– il referendum fu illegittimamente indetto con atto unilaterale italiano (regio decreto), che nemmeno fu concertato o inteso con alcuna autorità, come invece gli Stati convenuti avevano espressamente garantito con la sottoscrizione dei trattati internazionali inerenti (di ben più alto valore giuridico rispetto ad un atto statale unilaterale, e per di più di parte interessata);
– per i Veneti che andarono alle urne, la scelta sostanziale nel plebiscito era tra l’annessione al Regno d’Italia o l’indipendenza della Nazione Veneta, che era già stata sciolta dalla Corona asburgica e rimessa a sé stessa. In questo caso la violazione fu triplice, poiché fu mascherata la concreta eventualità (anche se riconosciuta come possibile dagli stessi incaricati italiani alla questione) del ritorno della Repubblica di San Marco, furono enormi ed esplicite le pressioni e le minacce dei delegati italiani sulla popolazione Veneta ed inoltre, la retrocessione fu totalmente illegittima, poiché fatta a tre notabili che in nessun modo rappresentavano le municipalità venete (né singolarmente né collegialmente), tanto più che furono indicati dal commissario italiano e opportunamente da esso addestrati.
Risulta per ora più opportuna una elencazione degli elementi fondamentali di ciò che è avvenuto nel 1866 per i Veneti:
– fu la terza violazione sabauda della territorialità veneta (dopo 1848 e 1859), con conseguente occupazione stabile che perdura fino ad oggi;
– ci fu violazione dei trattati internazionali che garantivano la libertà (sia nel territorio che nella sovranità) che i Veneti avevano conquistato sul campo combattendo al fianco delle truppe di terra asburgiche, che sconfissero l’esercito italiano a Custoza, e determinando di fatto la vittoria della marina austro-veneta sulla ben più fornita e numerosa flotta italiana a Lissa;
– il referendum fu illegittimamente indetto con atto unilaterale italiano (regio decreto), che nemmeno fu concertato o inteso con alcuna autorità, come invece gli Stati convenuti avevano espressamente garantito con la sottoscrizione dei trattati internazionali inerenti (di ben più alto valore giuridico rispetto ad un atto statale unilaterale, e per di più di parte interessata);
– per i Veneti che andarono alle urne, la scelta sostanziale nel plebiscito era tra l’annessione al Regno d’Italia o l’indipendenza della Nazione Veneta, che era già stata sciolta dalla Corona asburgica e rimessa a sé stessa. In questo caso la violazione fu triplice, poiché fu mascherata la concreta eventualità (anche se riconosciuta come possibile dagli stessi incaricati italiani alla questione) del ritorno della Repubblica di San Marco, furono enormi ed esplicite le pressioni e le minacce dei delegati italiani sulla popolazione Veneta ed inoltre, la retrocessione fu totalmente illegittima, poiché fatta a tre notabili che in nessun modo rappresentavano le municipalità venete (né singolarmente né collegialmente), tanto più che furono indicati dal commissario italiano e opportunamente da esso addestrati.
Al termine di questa prima fase, si dovrà procedere a proiettare nel presente l’intera vicenda, per evidenziare ciò che quel 1866 significa per i Veneti di oggi, ed ha significato per intere generazioni di Veneti, costretti all’emigrazione o alla fame.
Il 1866 rappresenta infatti un nodo da sciogliere oggi sotto molteplici aspetti:
– sul piano storico costituisce l’inizio della aggressione italiana, cui conseguirono l’occupazione del Veneto con la privazione ancora impunita della sovranità del Popolo Veneto, lo sfruttamento folle del territorio e del Popolo Veneto stesso, costretto quest’ultimo alla triste scelta tra la fame o l’emigrazione, che fu di dimensioni bibliche;
– sul piano etico, la serie di eventi concatenati del 1866 e dei successivi 141 anni, integra il diritto del Popolo Veneto di dissociarsi dalle colpe degli italiani e dell’Italia, monarchica o repubblicana che sia, anzi dà ad esso il diritto di perseguire il proprio obiettivo di autodeterminazione anche attraverso la revisione della falsata storia italiana, da effettuarsi in collabo-razione tra le diverse realtà dei Veri Popoli della Penisola che continuano a lottare per la
propria indipendenza, contro la colonizzazione italiana;
– sul piano giuridico, nell’evidenza dell’invalidità della consultazione e stanti la legittimità e l’obbligatorietà di svolgere il referendum – previsto e garantito nei trattati plurilaterali di pace, garanzia e convenzione tra Italia, Francia, Austria e Prussia –, si può a pieno diritto affermare che il 1866 costituisce una falla giuridica che deve essere sanata, sia perché è stato violato l’inalienabile ed imprescrittibile diritto di un popolo alla propria autodeterminazione, sia perché l’Italia non ha minimamente adempiuto ai propri obblighi, presi nei confronti del Popolo Veneto e del consesso internazionale degli Stati coinvolti nel frangente storico. Inoltre, non è da sottovalutare che i Veneti dal 1866 sono diventati apolidi, in quanto non rappresentati da alcun governo che legittimamente ne prendesse la tutela e ne garantisse la sopravvivenza, e ciò fino al 1987 con la costituzione del Veneto Serenissimo Governo.
– sul piano storico costituisce l’inizio della aggressione italiana, cui conseguirono l’occupazione del Veneto con la privazione ancora impunita della sovranità del Popolo Veneto, lo sfruttamento folle del territorio e del Popolo Veneto stesso, costretto quest’ultimo alla triste scelta tra la fame o l’emigrazione, che fu di dimensioni bibliche;
– sul piano etico, la serie di eventi concatenati del 1866 e dei successivi 141 anni, integra il diritto del Popolo Veneto di dissociarsi dalle colpe degli italiani e dell’Italia, monarchica o repubblicana che sia, anzi dà ad esso il diritto di perseguire il proprio obiettivo di autodeterminazione anche attraverso la revisione della falsata storia italiana, da effettuarsi in collabo-razione tra le diverse realtà dei Veri Popoli della Penisola che continuano a lottare per la
propria indipendenza, contro la colonizzazione italiana;
– sul piano giuridico, nell’evidenza dell’invalidità della consultazione e stanti la legittimità e l’obbligatorietà di svolgere il referendum – previsto e garantito nei trattati plurilaterali di pace, garanzia e convenzione tra Italia, Francia, Austria e Prussia –, si può a pieno diritto affermare che il 1866 costituisce una falla giuridica che deve essere sanata, sia perché è stato violato l’inalienabile ed imprescrittibile diritto di un popolo alla propria autodeterminazione, sia perché l’Italia non ha minimamente adempiuto ai propri obblighi, presi nei confronti del Popolo Veneto e del consesso internazionale degli Stati coinvolti nel frangente storico. Inoltre, non è da sottovalutare che i Veneti dal 1866 sono diventati apolidi, in quanto non rappresentati da alcun governo che legittimamente ne prendesse la tutela e ne garantisse la sopravvivenza, e ciò fino al 1987 con la costituzione del Veneto Serenissimo Governo.
Il 1866 è quindi, evidentemente, il nòcciolo fondamentale per le rivendicazioni indipendentiste; infatti, l’obiettivo di molti detrattori è quello di svilirne l’importanza e, attacco ancor peggiore, è forte la tentazione da parte di alcuni soggetti politici di strumentalizzare tale questione. Tuttavia, l’impegno in buona fede di qualunque soggetto (anche istituzionale italiano) per far ulteriore luce o per rendere maggior-mente noto lo snodo del 1866 sarà importante, ed il Veneto Serenissimo Governo vigilerà costantemente, affinché i prevedibili tentativi di delegittimazione del mezzo giuridico per l’autodeterminazione dei Veneti risultino totalmente vani.
Longarone, 20 gennaio 2008
Alessandro Mocellin

