AUTODETERMINAZIONE e REFERENDUM del 1866
Art.1 Dello statuto del Veneto Serenissimo Governo
E’ costituito il Veneto Serenissimo Governo, movimento che si propone di ottenere il riconoscimento del Veneto quale Nazione Storica d’Europa unita allo Stato Italiano da un patto di Confederazione. Il raggiungimento di tale obiettivo prevede la divulgazione della Storia e della Cultura Veneta attraverso varie forme, nella prospettiva di creare una condizione etica, politica e sociale idonea a far si che vengano riconsiderate le modalità e gli scopi che hanno caratterizzato il referendum del 1866 per "l’annessione" del Veneto all’Italia e a permettere una democratica e trasparente riedizione.
Per questo noi del Veneto Serenissimo Governo abbiamo indetto una raccolta di firme per rifare il Referendum che aggregò il Veneto all’Italia, avente questo testo: "Noi, Popolo Veneto, chiediamo che il referendum del 21 ottobre 1866, avente come oggetto l’unione o meno del Veneto all’Italia, venga rifatto, in quanto il medesimo non si è svolto secondo gli accordi internazionali bensì in violazione anche delle più elementari regole democratiche.
Inoltre, chiediamo che, sotto la supervisione dell’ONU, i Rappresentanti di Francia, Austria, Italia e del Veneto Serenissimo Governo istituiscano un tavolo di trattative per stabilire le modalità e le regole d’indizione del nuovo referendum."
Il rifacimento del Referendum del 1866 è l’ultima possibilità che il Veneto da all’Italia per rispettare gli accordi internazionali sanciti dall’armistizio di Cormons e dalla Pace di Vienna di cui inoltre si fecero garanti Austria e Francia. Infatti il 12 agosto 1866 a Cormons viene firmato l’accordo austro – francese (seguito all’armistizio italo-austriaco) in base al quale Venezia e le fortezze del Quadrilatero sarebbero state consegnate a un commissario francese che le avrebbe rimesse alle autorità venete, , chiamate ad esprimere la loro volontà.
"In Italia, si sarebbe voluto che la cessione del Veneto avvenisse all’infuori della mediazione francese; (infatti) in Francia, si accennava a mettere in dubbio che la volontà della maggioranza dei Veneti fosse per l’unione con l’Italia".
Il commissario francese gen. Leboeuf aveva dichiarato ai plenipotenziari gen. Thaon de Revel e al conte Vimercati (per l’Italia) e al gen. Mohring (per l’Impero) che il plebiscito – deciso per il 21/22 ottobre di quell’anno – avrebbe dovuto essere indetto dai comuni senza alcuna ingerenza dei governi, e la cessione avrebbe dovuto essere proclamata da lui stesso; che la bandiera francese avrebbe dovuto salire sulle antenne di San Marco e che gli stemmi sabaudi già innalzati sugli edifici pubblici rappresentavano un abuso.
Lo stesso Napoleone III dichiaro l’undici agosto 1866: "Padrona dei suoi destini la Venezia potrà ben tosto, per mezzo del suffragio universale, esprimere la sua volontà".
"Infatti, dopoché il 24 agosto l’Austria aveva firmato una convenzione, con la quale consegnava la Venezia alla Francia, l’Imperatore Napoleone III aveva incaricato il generale Leboeuf di ricevere le province venete e Mantova dagli austriaci e trasmetterle ai rappresentanti della Venezia stessa".
"Il 4 ottobre fu pubblicato un regio decreto, con la data del 3 (solo per togliere alla Francia la funzione di garante), che invitava la popolazione ad un plebiscito per fare atto di autorità sulla Venezia, indipendentemente da ogni autorizzazione francese".
Questa pace prevedeva un libero Referendum delle Genti Venete per decidere del proprio destino di Nazione che sarebbe stata o unita all’Italia o indipendente, questa possibilità i Veneti se la sono guadagnata con il loro sangue nella battaglia di Lissa affondando le navi della Marina Italiana. Lo stato italiano tradì questi accordi rifilando al Veneto un referendum che non fu altro che una pagliacciata, con un esito scontato (Popolazione: 2.603.009 Risultato: 646.789 SI – 69 NO – 567 NULLI) dovuto alla presenza alle votazioni delle truppe d’occupazione italiane e magistratura italiana.
Per legittimare il cosiddetto plebiscito Vittorio Emanuele II fece andare a Torino una legazione di lacchè composta dal conte Giustinian, rappresentante di Venezia, che parlò presentando il risultato del plebiscito, del Giacomelli e del Caccianiga di Treviso, del Rossi di Udine, del Pittoni di Belluno, del De Lazzara di Padova, del Costantini e De Botta di Verona, e del Peretti di Mantova.
L’ulteriore dimostrazione che quella del 1866 non fu altro che un’occupazione continuata tutt’oggi è il fatto che Vittorio Emanuele II re di Sardegna non modifico il suo titolo in Vittorio Emanuele I re d’Italia, perché riteneva che l’occupazione del Veneto come del resto della penisola fosse soltanto una espansione del Regno di Sardegna.
Questa che noi facciamo non è una richiesta ma una concessione che se non verrà sfruttata dall’Italia autorizzerà il Veneto a ricominciare a camminare con le proprie gambe.
C’è chi ci accusa di violare l’art. 5 della costituzione italiana ma noi rimandiamo al mittente questa accusa rispondendo che noi rifacendoci ad un fatto antecedente all’emanazione della principale legge italiana siamo all’interno del diritto e della legalità internazionale.
Noi di fronte a coloro che sono disposti a fare guerre per l’autonomia di un popolo non chiediamo nessuna guerra ma rivendichiamo il diritto della Veneta Nazione ad un referendum per la libertà.
Si potrà dire che una rivendicazione di autonomia dopo 130 anni è una cosa superata, noi rispondiamo di no perché la libertà di una nazione non cade in prescrizione e non può essere cancellata con una truffa o con qualsiasi altro atto di imperio.
Altra domanda che nasce è: di quante firme necessita il vostro appello ? La risposta è semplice: non è la quantità di firme che dimostra la bontà dell’azione e dell’idea, ma è l’idea stessa che difende autonomamente il proprio valore di verità. Naturalmente più firme si hanno più pressione si ha nei confronti degli organismi internazionali.
Molte volte ci viene rivolta questa domanda: perchè mentre si va verso un’Europa unita voi volete separarvi. La risposta è che noi vogliamo un’Europa dove le singole identità nazionali vengano rispettate e considerate per l’inestimabile bagaglio storico e culturale che è patrimonio della nostra Europa, non vogliamo che i grandi stati nazionali fagocitino e appiattiscano le culture delle Nazioni Europee in un grande calderone che renderà l’Europa priva di una propria dignità culturale e storica.
L’avvenire è nelle nostre mani: sta a noi scegliere fra la libertà e la schiavitù impegnandoci e lottando per il rifacimento del referendum del 1866.
Noi rivogliamo il nostro libero arbitrio per trattare alla pari con l’Italia e con le altre nazioni del mondo e inoltre rivendichiamo il posto della Veneta Nazione all’interno dei vari organismi internazionali a cominciare dell’ONU.
Amici e fratelli qui presenti: se siete ciò che dovete essere (Veneti); se la corruzione italiana non alloggia in voi; se nelle vene non vi scorre acqua ma sangue; se siete uomini e donne , infine, fuori ….. e con noi per il referendum per la libertà del Veneto.
VIVA IL POPOLO LIBERO DI SAN MARCO
VIVA SAN MARCO
Demetrio Serraglia

