La crisi economico-finanziaria che si sta lentamente, ma inesorabilmente, allargando a tutti i paesi del globo mette a dura prova le economie e le società di tutto il pianeta; prima colpisce i paesi più deboli, per poi passare a quelli che fino a qualche anno fa erano considerati delle superpotenze al riparo da pericoli del genere. Oltre a questo però assistiamo al ben più grave e pericoloso silenzio delle istituzioni politiche ed economiche mondiali sui veri motivi della crisi: è parere comune che i problemi siano iniziati con il fallimento delle banche americane del 2008 che hanno innescato una recessione globale, che ci ha portato ai risultati di questi giorni. Tutti sono d’accordo che per risollevare le economie occidentali e far ripartire così il mondo, sia sufficente agire sulle regole del mercato mettendo più controlli statali, (con buona pace del libero mercato) obbligare i paesi, soprattutto quelli più deboli, a regole severe sul controllo dei conti pubblici, per evitare sprechi statali che farebbero alzare la soglia di pericolo di fallimenti pericolosi per comunità legate fra loro da accordi economici, finanziari e politici, come per esempio l’Unione Europea, e per ultimo trovare quelle soluzioni che dovrebbero aiutare lo sviluppo e la crescita delle economie colpite dalla crisi.
E’ ferma convinzione del Veneto Serenissimo Governo che questi siano tutti pretesti utili solo a nascondere i veri motivi della crisi mondiale, che non potrà certamente nè essere risolta nè imponendo nuove regole ne tantomeno alzando le tasse ai Popoli già fortemente colpiti, facendo loro credere che solo facendo sacrifici si può evitare il baratro.
Il vero problema è la fine del capitalismo che ormai ha fatto la sua strada e ha ripagato ampiamente il mondo, con i suoi frutti più o meno avvelenati, e trovare un’altra forma di economia che ci possa permettere di continuare a lavorare e vivere degnamente le nostre vite. Non possiamo continuare con questo sistema super produttivo che sfrutta a più non posso le materie prime del pianeta per soddisfare solamente chi ha come unico scopo quello di vendere, vendere e ancora vendere anche beni di cui volendo potremmo farne a meno, per farci comprare arrivano al punto di drogarci con la pubblicità facendoci credere che se non compriamo un determinato prodotto potremmo essere emarginati dalla società come retrogradi e fuori moda.
Senza contare i danni collaterali che chiaramente si manifestano portando avanti un’economia basata sul denaro e sul potere, quindi guerre per il controllo delle materie prime che prima o dopo si esauriranno, ma anche guerre economiche e finanziarie per la supremazia nel mercato globale, condotte non più dagli stati sovrani ma dalle lobby internazionali che usano (tra le altre armi) la speculazione nei mercati globali per arricchirsi sempre di più a scapito dei Popoli, e chiaramente lo sfruttamento delle popolazioni del terzo mondo che vengono ingannate dai potenti che approfittano in maniera ignobile delle loro sofferenze e che promettono di aiutarli portando od offrendo lavoro per la loro emancipazione ed il loro progresso ma se osserviamo bene come si svolgono i fatti è solamente un diverso mercato degli schiavi, nel 1800 veniva offerta la possibilità di lavorare in un campo di cotone o di tabacco con la pia illusione di diventare uomini liberi, ora viene offerta una vita in conceria o in una qualsiasi altra catena di montaggio dove lavorare per gran parte delle loro vita ricevendo in cambio qualche dollaro e qualche comodità che il progresso tecnologico quotidianamente ci offre.
Il sistema capitalistico ci ha insegnato che per il nostro progresso ed emancipazione dobbiamo lavorare sempre di più per migliorare il nostro sistema di vita, secondo tutti gli esperti economici un paese che non aumenta il proprio prodotto interno ogni anno non è in crescita e quindi non c’è sviluppo, seguendo questa logica abbiamo continuato a creare nuove aziende e nuovi posti di lavoro, abbiamo costruito nuove infrastrutture che fossero all’altezza del mercato internazionale a cui ci siamo rivolti aumentando le nostre esportazioni, nel contempo la qualità della vita migliorava e quasi di pari passo anche quella lavorativa con una tutela, economicamente accettabile dalle istituzioni e dalle imprese, dei diritti e della salute dei lavoratori con un innalzamento continuo del costo del lavoro. Fino ad un certo punto questa poteva essere una strada forse "passabile", i problemi economici sono cominciati quando su questo nuovo mercato internazionale si sono affacciati paesi emergenti che potevano permettersi di lavorare molto al di sotto del nostro prezzo, perchè non obbligati a seguire le nostre regole e sfruttando i propri Popoli, che ci hanno portato via porzioni sempre più grandi di mercato, seguendo a pieno le regole basi del capitalismo: vendere a meno per vendere di più.
Tutta questa corsa allo sviluppo ad ogni costo e cercato con ogni mezzo, anche il più vile, ci ha portato alla crisi globale che stiamo vivendo in questi anni: per anni assecondando le regole del consumismo abbiamo lavorato e creato posti di lavoro per stare al passo della modernità del progresso tecnologico e dello sviluppo incontrollato, ora ci troviamo nell’impossibilità di continuare su questa strada con enormi problemi di disoccupazione e di povertà che avanzano nelle nostre società, inoltre abbiamo trascurato il miglioramento socio-culturale dei nostri Popoli, il fatto che l’analfabetismo sia quasi debellato non vuol dire che la nostra gente sia progredita intellettualmente, socialmente e culturalmente, vuol solo dire che sa leggere e scrivere.
A livello mondiale possiamo vedere un rallentamento di tutte le economie, anche quelle dei paesi emergenti che fino a qualche anno fa avevano un ritmo di crescita a due cifre ora stanno rallentando, alcune previsioni dicono che anche la Cina vedrà un brusco rallentamento della sua crescità nel 2012, i problemi legati alla finanza spingeranno i governi a stampare altra moneta senza nessun legame ad un controvalore reale, quindi con la consapevolezza di stampare carta straccia, questo faciliterà la crescita dell’inflazione, aumentando sempre più i problemi alla gente comune inoltre se i prezzi aumentano le famiglie spendono meno, e la tanto declamata crescità sarà invece una discesa vorticosa verso il baratro.
A tutti questi problemi di carattere mondiale dobbiamo naturalmente aggiungere la patologica crisi economico-finanziaria e politica in cui versa lo stato occupante italiano, ormai da parecchi anni aggravata dalla casta politico-imprenditoriale che in tutta la vita di questo stato fantoccio non ha mai dato prova di onestà, giustizia, senso del dovere, rispetto per i Popoli che si trova a governare e un minimo di lungimiranza per il futuro, tutti arroccati sulle proprie posizioni, fregandosene della situazione che via via peggiorava e pensando solo a prolungare il proprio potere e aumentare i propri privilegi.
Secondo il rapporto sulla competitività del biennio 2010–2011, redatto dal "World Economic Forum", l’italia è al 46° posto nell’indice di competitività globale (la Germania al 6°, la Francia al 16°, il Regno Unito al 18°e la Spagna al 38°). Per la qualità delle istituzioni, invece, l’italia viene valutata al 92° posto, mentre per quanto concerne la dotazione infrastrutturale occupa la 31° posizione al mondo.
Chiaramente i governi italiani negli ultimi decenni hanno sempre dato la colpa de
i disservizi cronici delle amministrazoni statali e dei problemi finanziari di questo paese agli evasori fiscali, i quali non pagando le tasse sottraggono denaro che dovrebbe andare nelle casse pubbliche, per essere successivamente ridistribuito alle amministrazioni locali, ora non voglio dire che non pagare le tasse sia giusto ma bisognerebbe che fossero più eque e perchè no solidali, parole che ci ricorda sempre il presidente di questo stato fantoccio quando gli fa comodo. Secondo l’Ufficio Studi della CGIA di Mestre nel 2009 la pressione tributaria in Italia era al 29,1% 4,5 punti percentuali in più della media dei Paesi dell’area euro (24,6%) e il 5,4% in più della Germania (23,7%), mentre la pressione fiscale nel 2012 dovebbe sfiorare il 44%, questo secondo studi di regime.
i disservizi cronici delle amministrazoni statali e dei problemi finanziari di questo paese agli evasori fiscali, i quali non pagando le tasse sottraggono denaro che dovrebbe andare nelle casse pubbliche, per essere successivamente ridistribuito alle amministrazioni locali, ora non voglio dire che non pagare le tasse sia giusto ma bisognerebbe che fossero più eque e perchè no solidali, parole che ci ricorda sempre il presidente di questo stato fantoccio quando gli fa comodo. Secondo l’Ufficio Studi della CGIA di Mestre nel 2009 la pressione tributaria in Italia era al 29,1% 4,5 punti percentuali in più della media dei Paesi dell’area euro (24,6%) e il 5,4% in più della Germania (23,7%), mentre la pressione fiscale nel 2012 dovebbe sfiorare il 44%, questo secondo studi di regime.
“La frode fiscale non potrà essere davvero considerata alla stregua degli altri reati finché le leggi tributarie rimarranno vessatorie e pesantissime e finché le sottili arti della frode rimarranno l’unica arma di difesa del contribuente contro le esorbitanze del fisco”, si potrebbe pensare che queste parole siano state dette da qualche rivoluzionario che vuole rovesciare questo paese o da qualche indipendentista che ce l’ha con il governo italiano; niente di tutto questo, quanto letto è stato pronunciato nel 1907 da un certo Luigi Einaudi, che non era Veneto nè tantomeno indipendentista e forse nemmeno federalista, era solo un economista e successivamente capo di questo, stato il quale sembra proprio che quando vuole si dimentica di quello che disse uno dei suoi padri fondatori.
Il problema evasione fiscale comunque non è il solo di questo regime e di questo sistema economico, e non saranno altre leggi contro chi non paga a risolvere questa crisi, la situazione è talmente grave che la soluzione non potrà essere una nuova legge finanziaria o la promessa di tagli agli sprechi dello stato, che tra l’altro tutti promettono ma nessuno mette in pratica.
Possiamo tutti renderci conto della situazione in cui il nostro Veneto, ma ovviamente non solo, attraversa in questi anni con enormi problemi in tutti i settori, basti pensare alla crisi del sistema edilizio, da tutti considerato come uno dei comparti che dovrebbe spingere l’economia: secondo una stima del feneal-uil, il sindacato dei lavoratori edili, tra il 2008 ed il 2010 c’è stata una perdità di occupati di oltre 5000 unità, il dato percentuale nel 2011 si attesta a -5,8% rispetto al 2008 con un picco nella provincia di Verona -18%, la compravendita ha subito una pesante battuta d’arresto rispetto al periodo pre-crisi (2007) con un -28,4% per quanto riguarda l’edilizia residenziale e -26,5% per quella non residenziale con un calo nella domanda di mutui per acquisto di immobili del 6,6%, a tutti questi dati dobbiamo aggiungere i notevoli ritardi che subiscono le imprese nell’incassare i pagamenti per i lavori fatti anche da parte delle pubbliche amministrazioni, nonchè le lunghissime attese per ricevere aiuti dalle istituzioni.
Altro settore in crisi nera è quello della costruzione di mobili: solo nella provincia di Treviso, secondo la filca cisl, dall’inizio del 2009 al luglio di quest’anno 122 aziende hanno chiuso, per un totale di circa 4000 posti di lavoro in meno, con una diminuzione di 100 mila ore di lavoro.
Tra le aziende che hanno chiuso anche nomi importanti del settore come la Corinto di Mareno di Piave, produttrice di divani, fallita dopo 60 anni di attività lasciando a casa 40 dipendenti, alla
Mobiltrevi di Gaiarine, azienda di mobili per interni con 40 dipendenti, la Europan di Motta di Livenza, con 80 dipendenti, la Rosada è fallita a febbraio 2010 e il 90% degli oltre 80 dipendenti non è ancora riuscito a ricollocarsi.
Restando sempre nel settore, ma spostandoci a Padova e più precisamente a Casale di Scodosia e Montagnana, dove negli ultimi tre anni un centinaio di aziende hanno chiuso con una perdità di trecento posti di lavoro e altri 500 rischiano di perderlo in questi mesi, e ancora nella bassa Veronese: secondo la filea-cgil di Verona tra il 2010 e il 2011, 1.000 lavoratori della Bassa Veronese sono rimasti senza lavoro, in mobilità. Le aziende in crisi sono state 2.075, i lavoratori coinvolti 22.670 e le ore di cassa integrazione ordinaria utilizzate 23.600, quelle di cassa integrazione straordinaria 45mila e quelle di cassa in deroga 31mila: si stima che oltre il 60% di questi dati riguardi lavoratori del settore del legno.
Anche gli altri settori dell’economia Veneta non si salvano, per ora continuano, chi più e chi meno, a lavorare le aziende che esportano all’estero e quindi possono sopportare meglio di chi non lo fà la caduta della domanda interna, ma anche lì i problemi cominciano a farsi sentire: da uno studio della Fondazione Nordest si calcola che circa il 14% delle aziende che negli ultimi anni avevano cominciato la produzione in stabilimenti esteri nell’arco degli ultimi dodici mesi hanno chiuso la sede italiana, certo non un numero impressionante ma se si calcola che fino all’anno scorso questo dato era zero forse dobbiamo cominciare a preoccuparsi, i motivi non sono solo per il minor costo del lavoro ma anche per una pressione fiscale e tributaria più onesta e conveniente.
E per finire arriviamo alle conseguenze più tragiche che ci ha portato questa crisi: negli ultimi 3 anni più di 40 imprenditori Veneti non è riuscita a sopportare i problemi legati alle loro attività e si sono suicidati, e oltretutto quasi tutti non erano in stato fallimentare o non trovavano clienti, il loro grosso problema era di riuscire a riscuotere i pagamenti per il lavoro effettuato, in molti casi avevano crediti anche con amministrazioni pubbliche che non pagavano: oltre il danno, la beffa: le banche che fino a qualche anno fa pur di essere creditrici nei confronti dei loro clienti concedevano mutui a chiunque li chiedeva ora hanno chiuso i rubinetti, costringendo i propri clienti a rientrare col debito, infischiandosene della loro grave situazione.
Questa è la dura e cruda realtà. oltre al dissesto economico, politico, culturale e sociale che il Veneto ha subito grazie ai 145 anni di occupazione straniera che niente di buono ha portato, ora si aggiungono i problemi coseguenti alla recessione mondiale portata avanti da chi non vuol capire che il capitalismo e il consumismo sfrenato sono finiti e dobbiamo voltar pagina, stravolgendo l’economia, basandola non sul capitale, ma sull’uomo e sull’ambiente; per entrambi i problemi il Veneto Serenissimo Governo ha la risposta giusta: indipendenza subito per essere protagonisti del nostro futuro, e non nelle mani di cialtroni e parassiti, e autogestione del territorio e delle sue risorse nel rispetto dell’ambiente e dei Popoli che abitano questo pianeta, altre soluzioni non ce ne sono, solo gli aspiranti maghi e chi crede a Babbo Natale possono pensare che tutto si risolverà con il federalismo fiscale o alzando le tasse come sta facendo il governo italiano; la strada è piena di difficoltà, ma il Veneto Serenissimo Governo è sicuro della vittoria e auspica ancora una volta l’aggregazione di tutte quelle persone che vogliono lottare per la libertà e per il proprio futuro.
Longarone, 21 gennaio 2012
Andrea Viviani
Ministro di Giustizia e Lotta all’Integralismo
Dipartimento Pubblica Istruzione e Cultura Patriottica, Responsabile dell’Archivio Storico

