Comunicati Spirito Veneto

Da Pontida a Teano

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articolo di Andrea Viviani

 
Era la fine degli anni 70′ quando per la prima volta nel nord italia si cominciò a parlare di autonomia e federalismo, tutto cominciò con riunioni semi sconosciute di poche persone che volevano sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sul "caso Veneto", rivendicando la storia e cultura della Repubblica Serenissima come nazione storica d’Europa.
Poi nel 1983 la svolta, la candidatura alle elezioni politiche portò alla ribalta nazionale quel piccolo partitino (Liga Veneta) che al suo esordio riuscì a portare a casa l’8 % dei consensi, un deputato e un senatore, ma cosa più importante, per la prima volta, mise in discussione la legittimità di questo stato fantoccio e occupante.
Nei palazzi Romani si cominciava ad aver timore, non tanto della singola Liga Veneta in quanto poteva venire facilmente comprata con qualche posto in regione e qualche senatore, ma piuttosto dai pericoli che la nuova e genuina politica autonomista, federalista e successivamente indipendentista, poteva portare agli interessi Romani.
Nel 1984, faceva capolino in italia il signor Umberto Bossi, che con il suo linguaggio di scontro aperto con i poteri romani (ricordiamo tutti i discorsi del "senatur" e le frasi celebri come “Roma ladrona”, ecc..) in pochi anni diventò il capo indiscusso della finta rivolta del nord (finta perché sappiamo tutti com’è andata a finire) con il risultato che la Liga Veneta in pochi anni venne assorbita dalla Lega nord, con buona pace dei bei sentimenti Veneti in favore di altri non ben identificati valori "Padani".
Ora, dopo vent’anni di iniqua politica che prometteva la divisione della fantomatica repubblica del nord prima, Padania che includeva le Marche e l’Umbria dopo e per finire oggi che francamente nessuno sa quali siano i confini di questo sedicente nuovo paese di Bossi, siamo arrivati a continui proclami del "Senatur", che ogni settimana lancia le solite minacce di dimissioni nel caso Berlusconi non lo assecondi. Primavera 2003: "Dopo l’estate o la devolution oppure tutti a casa!", novembre 2003: "Ho in tasca un foglietto in cui Berlusconi mi spiega come entro gennaio arriveremo alla Devolution!", Febbraio 2004: "O le riforme oppure mi dimetto dal governo!" Questi sono solo alcuni esempi, potrei fare l’elenco completo ma un solo giornale non sarebbe sufficiente. Per non parlare del partito di Bossi, la Lega Nord: in vent’anni non sono stati capaci di diffondere nel Popolo Veneto (ne tantomeno negli altri Popoli del nord) un minimo di consapevolezza della propria identità della propria cultura e del proprio passato. Poco tempo fa ho avuto l’occasione di partecipare ad una riunione pubblica dove erano presenti alcuni assessori e consiglieri leghisti: ho avuto l’impressione di essere tornato indietro di quindici anni, i discorsi, gli ordini del giorno, le persone che restavano a bocca aperta quando parlavamo di qualche eroe Veneto, di cui naturalmente non avevano mai sentito parlare, tutto è restato come nelle mie prime riunioni, appunto quindici anni fa. E poi l’immancabile attacco agli immigrati (quindici anni fa erano i meridionali) dimenticando naturalmente che la legge voluta da Bossi ne ha regolarizzati un milione circa in poco tempo.
A tal proposito vorrei aprire una parentesi: i signori imprenditori la devono piantare di richiedere nuovi immigrati solo ed esclusivamente perché possono pagarli con un pezzo di pane e trattarli come schiavi, se certe professioni, che a dire di tutti solo gli extra comunitari accettano di fare, fossero ben pagate, la situazione sarebbe sicuramente molto diversa. E se i ricchi imprenditori del nordest avessero da ridire che il costo del lavoro in italia è troppo alto e per questo bisogna ripiegare sugli immigrati, devono ricordarsi che se siamo arrivati a questo punto è anche grazie a loro che hanno sempre spalleggiato i governi precedenti solo ed esclusivamente per i loro sporchi interessi economici.
Ogni tanto qualcuno mi chiede: “Beh se non altro la Lega vi ha aiutato e ha raccolto dei fondi per le vostre famiglie successivamente all’impresa del campanile!" eccome se ci ha aiutati; ci ha spianato la strada per il carcere, perché per chi non se lo ricorda il signor Bossi è stato il primo a dire che eravamo dei provocatori e che potevano pure arrestarci, successivamente quando si rese conto che potevamo essergli utili ha cercato di farci passare dalla sua parte, quando ha visto che non c’era niente da fare non si è fatto più sentire.
In conclusione vorrei porre solo una domanda: fino a quando ci toccherà sopportare le continue solfe di Bossi e dei suoi che in vent’anni non hanno concluso niente, se non aumentarsi lo stipendio e la poltrona? Abbiamo di gran lunga fatto di più noi in otto ore, che tutta la lega nord in due decenni.
Se ci sbrighiamo facciamo ancora in tempo a salvare il Veneto da una morte lenta e dolorosa, dobbiamo solo scegliere tra chi ha snobbato i problemi del nostro Popolo pensando solo ai suoi, e tra chi invece ha pagato sulla propria pelle il fatto di aver rivendicato la libertà della nostra Patria, unica sicurezza per un futuro Marciano.

  Andrea Viviani
Cancelliere del Veneto Serenissimo Governo